Videogiochi e Gaming

Betrayer (La cripta dello Zio Nex)

Titolo: Betrayer
Anno: 2014
Sviluppatore: Blackpowder Games
Distributore: Steam
Piattaforme: PC

Che ci crediate oppure no, c’è stato un tempo lontano in cui gli attuali Stati Uniti d’America erano una terra indecifrabile e violenta ove guerra, ingiustizie, soprusi e bigottismo erano all’ordine del giorno.
E’ questo l’originale scenario in cui ci fa naufragare Betrayer, il Nuovo Mondo di Inizio ‘600, gli albori dell’età coloniale in un continente ancora selvaggio e incontaminato, non fosse per i gli ultimi arrivati e tutto il bagaglio di corruzione, menzogne e meschinità varie che non hanno esitato a portare con sé dal cosiddetto mondo civilizzato.

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Nient bazooka, solo frecce

Dove c’era una giovane e speranzosa comunità, ad attenderci sono rimaste unicamente rovine senza vita, come risucchiate dal tempo. C’è qualcosa di profondamente sbagliato, lo sentiamo nella stessa aria che respiriamo, ma non c’è niente o nessuno che possa aiutarci a capire. Man mano che senso di tragedia si fa sempre più palpabile e insostenibile, scorgiamo qualcuno in lontananza, ci avviciniamo bramosi di risposte o solo di contatto umano, ma le speranze dureranno solo il poco tempo per scoprire come attorno a noi nulla è come dovrebbe essere, l’unica logica possibile è dettata dalla disperazione e la sola compagnia alla quale possiamo ambire è composta da vuoti simulacri animati dal più puro odio.

Siamo senza via d’uscita da questo incubo, la nostra stessa vita (e forse, anche la nostra anima) è in pericolo. Strisciamo in cerca di un rifugio e un istante di tregua, quand’ecco, una campana. Un oggetto insignificante abbandonato nella polvere, che invece si rivelerà una porta tra il regno dei vivi e il limbo in cui sono intrappolate le anime inquiete di chi visse in prima persona la discesa all’inferno di questo luogo maledetto. Ed è qui che inizieremo a percorrere a ritroso questa tortuosa spirale di sangue dolore in cerca di una verità incancrenita tra le pieghe più oscure della natura dell’uomo. Wow, roba allegra.

Una software house con ottimi precedenti

Probabilmente il nome Blackpowder Games risulterà sconosciuto ai più; ma ciò non tragga d’inganno, al pari del relativo silenzio delle fanfare dell’hype nel corso di sviluppo e uscita di Betrayer: dietro al debutto di questo marchio indipendente si celano autentici veterani dell’industria e nel genere horror, precisamente ex membri di Monolith Productions con all’attivo titoli quali F.E.A.R., Blood, Aliens Vs Predator 2 e No One Lives Forever. I valori produttivi da cui (ri)parte il team americano non saranno da blockbuster, ma di contro, è evidente come già dalle sue fondamenta, dietro a quest’opera vi siano esperienza, mestiere e una visione precisa quanto focalizzata.

Impossibile iniziare qualunque discorso tecnico o critico su Betrayer senza spendere qualche parola sul suo peculiare stile visivo e sulle atmosfere che vuole propiziare. Le nostre peregrinazioni nella Virginia seicentesca sono infatti vincolate a un suggestivo bianco e nero ad alto contrasto, squarciato con ben poca delicatezza da pennellate di uno squillante rosso vermiglio (o rosso sangue, se preferite) in corrispondenza di oggetti raccoglibili, punti d’interesse e nemici; mentre i segmenti nel dominio dei morti il tema monocromatico assume apertamente i contorni dell’incubo a occhi aperti, con una predominanza di soffocante tenebra, o alternativamente, con una coltre di livida, “silenthilliana” nebbia.

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Chi di spada in bianco e nero ferisce…

Invero è presente anche la possibilità di ripristinare una più convenzionale visuale a colori… Ma, dico, a che pro uccidere sul colpo quello che non solo è un valore aggiunto estetico, ma anche una componente fondamentale del carisma e del’identità stessa del gioco? Già, perché in questo caso il comparto tecnico non si limita ad essere un orpello fine a sé stesso, ma si erge ad assoluto protagonista in quello che i Blackpowder vogliono farci vivere. Se il look unico è la prima cosa ad attirare l’attenzione, è il sonoro a suggellare il mood che ci accompagnerà per le prossime 7-8 ore. Scordatevi elaborati score orchestrali, inquietanti campionamenti industrial e compagnia bella, qui l’unica musica che sentirete è quella offerta dalla natura, con una netta predominanza del suono del vento, una presenza costante e instancabile.

Il terrore del silenzio

Betrayer, come pochi altri giochi sulla scena, riesce a valorizzare e nobilitare il quasi totale silenzio, rendendolo senza forzatura alcuna e con grande efficacia un elemento di primo piano. Non stupisca come una delle più importanti abilità in cui potremo imbatterci sia pensata unicamente per le nostre orecchie, dando la possibilità di ascoltare voci che dall’aldilà sapranno indicare la posizione di indizi, località e “persone” utili ai nostri fini. Il risultato audiovisivo d’insieme è infatti qualcosa di unico e magnifico, capace di farci letteralmente inghiottire dalla solennità  e la “purezza” degli ambienti, e allo stesso tempo alimentare senza un attimo di respiro lo scomodo sospetto -anzi, la certezza- che questa sorta di paradiso terrestre sia in realtà innaturale, corrotto, e meno che felice della nostra presenza.

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Presenze nella nebbia della foresta

Coerentemente, il ritmo generale tende verso una cadenza lenta che spinge ad esplorare le vaste aree giocabili con passo misurato e prudente, penalizzando qualunque velleità di adottare un piglio da spacconi con un ingiustificato surplus di autostima. Dopotutto, il diciassettesimo secolo non è tempo di M16, lanciarazzi e BFG; e le stesse armi da fuoco disponibili, in un contesto di sopravvivenza in solitaria, offrono più controindicazioni che vantaggi, col risultato che vi verrà spesso spontaneo barattare la potenza del vostro moschetto a colpo singolo con la maggiore velocità e discrezione di un arco, una balestra o una cara vecchia coltellata a sorpresa. Pensare da cacciatori e non da marine intergalattici è la strada più funzionale nonché gratificante per affrontare o eludere i vari conquistador demoniaci, guerrieri pellerossa spettrali, spettri e le altre amene creature ostili minimizzando i rischi di essere reclutati tra le anime perdute di cui la zona offre una selezione già fin troppo nutrita.

Niente spara-spara per voi, sorry.

Un punto a favore degli amanti degli stealth games, che sicuramente si divertiranno con questa variante rigorosamente outdoor, ma vale la pena precisare che non è nel combattimento il piatto principale di Betrayer. Come in verità non lo è alcuno degli aspetti del gameplay vero e proprio: a volerci soffermare, la varietà e complessità delle meccaniche non è nulla di strabiliante, e l’effetto novità alla distanza finisce per risentirne. Piuttosto, il titolo di Blackpowder Games campa di atmosfera e narrazione, mandando a segno in questo senso i colpi migliori. Prendendo spunto dalla misteriosa storia della colonia di Roanoke (di fatto la prima ghost story d’America), il team ha saputo imbastire un plot avvincente, ad alto impatto emotivo e non privo di sorprese.

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Cappuccetto Rosso? No, non siamo nelal favola giusta.

Tipo, vi ho già detto che la nostra investigazione si basa unicamente sulle testimonianze di fantasmi? Sorprendentemente, per una volta non stiamo parlando di anime dannate e consumate dal rancore, ma bensì di patetici spiriti condannati a una perpetua letargia, con una memoria decisamente ballerina riguardo alle proprie vite e morti (per i miracoli devono ancora attrezzarsi, mi sa), il nostro compito è di risvegliare la memoria di questi poveracci  tassello dopo tassello, portando loro testimonianze dei -furono- amici, commilitoni, mogli e amanti, oppure mostrargli oggetti legati al loro fato.
Ad ogni indizio svelato avremo resoconti più dettagliati, e puntualmente sempre più drammatici. Perché, non dimentichiamolo, non possono esserci lieto fine in una storia intrisa di sofferenza, sentimenti infranti e tradimenti. Come può suggerire il titolo, è quest’ultimo concetto a rappresentare il fil rouge che lega tutto l’intreccio di vite spezzate, illustrandoci pugnalate alle spalle (sia metaforiche che letterali) in un’inquietante varietà di modalità, motivazioni e implicazioni, dove non è  sempre così semplice riuscire a tracciare un giudizio morale privo di ombre e ambiguità.

Betrayer è qualcosa di unico nel suo genere

Quel che invece è costante, è il tono assolutamente depressivo, sempre più pesante ad ogni progresso compiuto.
Passate le 8-9 ore per giungere meritatamente all’epilogo, la sensazione è quella di aver giocato qualcosa di unico nel suo genere. Betrayer non è perfetto, forse un budget maggiore avrebbe giovato nel limare qualche spigolosità e conferire una maggiore profondità al gameplay, ma concettualmente il lavoro di Blackpowder Games risulta perfettamente compiuto ed efficace. Se cercate un survival horror fuori dagli schemi e sapete apprezzare una storia avvincente, non serve guardare oltre, la vostra fiducia e il vostro portafogli non si sentiranno traditi.

Voto: 8/10

Fonte immagini: Google Immagini

Andrea Bruni

Vive praticamente di notte, ha un senso dell’umorismo estremamente malato, un cattivo gusto da annali, coltiva attivamente un senso critico/estetico che pure Ed Wood commenterebbe con un “Ma no, dai”, rifiuta con sdegno qualunque attività intellettuale che non sia coadiuvata da una bottiglia di birra dozzinale e ama scrivere di sé in terza persona senza una vera ragione. La cosa peggiore? Ne è perfettamente consapevole. Semplicemente, invece che affrontare e porre rimedio alle proprie cattive abitudini, questo individuo ha scelto di renderle socialmente accettabili, spacciandosi per sedicente esperto di horror.Pantomima riuscita al punto di convincere lo staff del Bosone di reclutarlo e affidargli una colonna ad hoc. Fino all’inevitabile momento in cui si accorgeranno dell’atroce errore commesso, il buon Nex sarà il vostro riferimento sulla roba spaventosa e/o truculenta in ogni sua forma.
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