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Assassin’s Creed Valhalla: scoppia la polemica per la possibilità di storie romance omosessuali

Il nuovo capitolo della saga, Assassin’s Creed Valhalla, è stato già annunciato e come sempre, il web si è subito lasciato andare alle prime impressioni su quel mondo vichingo nel quale la storia sarà ambientata, come si evince dal cinematic trailer che, in soli due giorni, ha racimolato ben più visualizzazioni di quanto non fece il suo predecessore Odyssey.

Il progatonista di Valhalla sarà Eivor, il leader di un clan vichingo norvegese del IX secolo e, proprio come è stato per il precedente capitolo della saga, al giocatore sarà permesso di scegliere il genere del proprio personaggio che, a prescindere se maschio o donna, manterrà il nome di “Eivor”. A tal proposito, si è espresso il director Darby McDevitt:

la cosa più importante, per noi, era avere un personaggio coerente dal punto di vista della personalità: definirlo con dei suoi tratti specifici ma, sì, potrete giocare sia con un uomo che con una donna e ci saranno anche dei motivi narrativi dietro tale possibilità. Tuttavia è necessario ribadire un dettaglio: questi due personaggi non coesisteranno contemporaneamente nel gioco.

Assassin's Creed Valhalla

Assassin’s Creed Valhalla: la polemica

La storia inizierà nella Norvegia del IX secolo ma, poi, sarà quasi completamente incentrata in Inghilterra, dove il protagonista guiderà la sua famiglia alla ricerca di una terra meno sterile, fredda e desolata in cui vivere. E tra le guerre, i saccheggi e qualche navigazione (dico “qualche” perché, a quanto pare, non ci saranno battaglie navali), c’è un altro dettaglio sul quale McDevitt si è soffermato e che ha scatenato non poche polemiche.

Così come potrete scegliere il sesso di Eivor, potrete anche decidere quale sia il suo orientamento sessuale: il gioco vi permetterà di incontrare, infatti, possibili partner nel corso del vostro cammino, intrecciando o meno, quelle “a voi più congeniali”, citando il director.

Assassin's Creed Valhalla

Come detto prima, la notizia ha scatenato non poche polemiche, fino a generare un confronto tra chi ritiene che, storicamente parlando, non è inesatto dire che nella cultura vichinga fossero presenti relazioni omosessuali le quali, prima dell’avvento della cristianità, non erano considerate punibili e chi, invece, sostiene che sia stata una scelta presa in onore del fantomatico politically correct.

Quale che sia la vera ragione dietro questa scelta in Assassin’s Creed Valhalla, ciò che fa specie è la rabbia immotivata di alcuni utenti che si sono scagliati contro un gioco nella sua totalità, con critiche più o meno pertinenti ma che nascono, comunque, dalla presenza di questa possibilità (ripeto, possibilità) di instaurare relazioni omosessuali.

Non erano, forse, proprio i videogiochi quel mondo virtuale in cui scappare, anche solo per qualche ora, dalla crudeltà della realtà quotidiana? Un mondo dove lasciarsi andare ed essere se stessi, senza alcuna vergogna, divertendosi e andando oltre le convenzioni, se di questo si tratta, imposte della società? Se così non fosse, allora l’incredibile successo di giochi come Grand Theft Auto sarebbe un controsenso e non avrebbe motivo di esistere.

Ci si diverta, dunque, e, se proprio risulta inconcepibile far intraprendere al rude Eivor una relazione omosessuale, basta rifiutarsi e andare avanti nel gioco. In fondo, la bellezza del mondo virtuale, è che nessun cuore ne uscirà distrutto!

Paola

Leggi anche: Giochi di ruolo e discriminazione: all’interno della polemica

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