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L’Ascesa di Skywalker, recensione con il cuore ma senza spoiler

Ci siamo: la Saga degli Skywalker si è chiusa con l’uscita al cinema del nono episodio di Star Wars, L’Ascesa di Skywalker, a 42 anni dall’esordio di quello che poi verrà rinominato Una Nuova Speranza. Sulle spalle di JJ Abrams (e del suo co-sceneggiatore Chris Terrio) il fardello di portare a compimento una storia che ha segnato la vita di intere generazioni.

E, a parere di chi scrive, fare di meglio era quasi impossibile.

L’Ascesa di Skywalker è un film con un cuore immenso, pieno di amore e speranza, portate sullo schermo con una maestria degna dei grandi maestri della Hollywood anni ‘80. Non vi svelerò NULLA della trama, perché fin dai classici titoli di testa che scorrono nello spazio per l’ultima volta si viene subito proiettati in un intreccio semplice, ma dal ritmo forsennato. La prima mezz’ora afferra in modo quasi brutale i fili lasciati a penzolare dai due episodi precedenti e li intesse in una trama rapidissima, che non lascia respiro. Le rivelazioni e le spiegazioni si succedono così in fretta da rischiare di lasciare disorientato uno spettatore non particolarmente attento, o che sia completamente digiuno di fumetti, romanzi e videogiochi del nuovo canone. 

l'Ascesa di Skywalker
Rey in un fotogramma de L’ascesa di Skywalker

Tuttavia, quando finalmente la pellicola si prende un attimo di respiro, le emozioni arrivano prepotenti ad accaparrarsi la scena. Da qui in poi, è una marcia trionfale verso un finale in cui è impossibile non farsi scappare qualche lacrima. Le mie guance erano torrenti in piena, per inciso. La cosa che davvero stupisce in positivo è l’attenzione dedicata allo sviluppo e all’approfondimento psicologico dei protagonisti, che in un film come questo, con così tanto da raccontare e condensare in poco più di due ore, non era affatto scontato. La colonna sonora di John Williams, come sempre pilastro portante della saga, lascia spazio a lunghi silenzi, a momenti di introspezione che da JJ Abrams non mi sarei aspettato, ma che sono stati una gradita sorpresa. 

Complice una performance eccezionale del cast, soprattutto di Daisy Ridley e Adam Driver (lui davvero da Oscar), Star Wars finisce così com’era cominciato: con i sogni e le speranze dei suoi eroi, gente comune con alle spalle l’eredità pesantissima di intere generazioni. Ne L’Ascesa di Skywalker, la famiglia è di nuovo al centro di tutto, che sia per discendenza di sangue o per scelta, i legami sono il trampolino da cui si compie il balzo finale verso uno scontro risolutivo che è tanto epico nelle immagini quanto profondo nelle emozioni.

Badate bene, il film non è esente da difetti. Ma quale episodio di Star Wars lo è? Ciò che conta è che davvero, una volta usciti dal cinema, per quanto mi riguarda ho provato un forte senso di completezza, con il cuore gonfio di gioia ma anche di malinconia. Perché queste due ore sono state anche l’occasione di dare “un’ultima occhiata ai miei amici.” 

Ed è per questo che tornerò a rivederlo il più possibile. Anche se la saga continuerà con altre storie, e gli spunti anche qui non mancano, di certo sarà qualcosa di diverso. Il consiglio che mi sento di dare a chi ancora non è riuscito ad andare al cinema è di entrare in sala con la mente ben aperta e di lasciarsi trasportare. Questo non è un film da vedere con la testa, ma col cuore.

Che la Forza sia con voi.

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