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Andrea Boscherini, una chiacchierata sull’essere naturalista oggi (INTERVISTA)

Non è un segreto che il nostro Pianeta stia affrontando un grave problema legato all’inquinamento, cosa che parallelamente, si manifesta con una serie di conseguenze anche catastrofiche e spesso, generandone altre a catena.

La salvaguardia degli organismi animali e vegetali è oggetto di discussione da parte dei governi e autorità di tutto il mondo. Tuttavia, sono i singoli individui che attraverso i piccoli gesti, fanno la differenza.

Oggi più che mai, il settore delle Scienze Naturali assume una grande importanza. A testimoniarlo è Andrea Boscherini, appassionato e naturalista che ha dedicato – e dedica tutt’oggi – il suo entusiasmo e la sua energia alla divulgazione delle meraviglie della Natura sul web.

Cosa ci racconterà Andrea oggi? Scopriamolo insieme!

Chi è Andrea Boscherini?

Sono un naturalista, laureato a Bologna in Scienze e Gestione della Natura, collaboratore a contratto da cinque stagioni del programma GEO di R.A.I.3 e curatore del nuovo Museo di Ecologia di Cesena. Diciamo che ho fatto del mio nome il lavoro visto che, come dico sempre scherzando, Andrea Boscherini significa letteralmente “uomo dei boschi”.

Andrea Boscherini e il suo compagno a 4 zampe

“La condivisione è la chiave della sensibilizzazione naturalistica”. Questo il tuo motto o forse, meglio dire filosofia di vita. Quanto è importante la condivisione del Sapere per te, in un mondo dove oggi internet e la tecnologia sono prevaricanti?

Ho iniziato a lavorare nel mondo delle Scienze Naturali grazie al Dott. Andrea Gennai, attualmente responsabile del servizio di gestione e pianificazione delle risorse del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Dopo il tirocinio universitario, mi prese sottobraccio iniziando a mostrarmi concretamente cosa significasse fare conservazione e gestione della natura, portandomi con lui praticamente in ogni sopralluogo e insegnandomi i trucchi del mestiere. Se non fosse stato per lui non avrei mai potuto fare l’esperienza necessaria per poter poi iniziare la mia carriera da divulgatore e, per questo motivo, non posso fare altro che credere che il modo migliore per lavorare sia proprio condividere informazioni, ma non solo come fonte di arricchimento personale ma proprio per la salvaguardia ambientale. L’egoismo e il lavorare da soli non possono portare risultati dal mio punto di vista, al contrario aiutarsi a vicenda per uno scopo comune può solo far del bene, a noi stessi e ovviamente a ciò che cerchiamo di valorizzare, tutelare e difendere.

Hai vissuto tante esperienze tra Musei e Parchi nazionali; raccontaci le tue esperienze!

Ho iniziato a lavorare come collaboratore presso il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi a 21 anni, poco dopo la laurea triennale; mentre studiavo per prendermi anche la magistrale, ho partecipato a diversi progetti. Sicuramente il più importante è stato il progetto europeo Life Wolfnet, che prevedeva la cattura e radio-collaraggio di esemplari di lupo al fine di monitorare la specie ma soprattutto prevenire il danno al bestiame. Oltre a questo, seguì il progetto di catture di esemplari di cervo che aveva come fine la reintroduzione di questa specie in altre aree protette dove era localmente estinto. Mi dedicai con cuore e anima anche al monitoraggio di anfibi e rettili dell’area protetta, promuovendo appositi turni di volontariato duranti i quali, assieme ai Carabinieri Forestali, venivano formati i partecipanti e realizzati o ristrutturati habitat artificiali (abbeveratoi e stagni didattici) per favorire l’espansione delle specie più a rischio e la sensibilizzazione sul tema. Dopo cinque anni passati alle Foreste Casentinesi, mi sono spostato per due anni al Parco Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli dove mi sono specializzato fauna alloctona e sui danni degli ungulati alla vegetazione spontanea locale. Anche all’interno di questa area protetta ho svolto attività di monitoraggio e conservazione di anfibi e rettili, ma sicuramente l’esperienza più curiosa è stata essere ospite per una settimana a Dubai dello sceicco Al Maktoum, il quale ci aveva incaricato di realizzare uno studio di fattibilità che avesse come scopo quello di piantare una pineta nella sua città. Infine, negli ultimi due anni e mezzo, assieme al collega Lorenzo Rossi abbiamo vinto il bando per la gestione del nuovo Museo di Ecologia di Cesena (una volta Museo di Scienze Naturali). Nel primo anno abbiamo costruito tre nuove sale riguardanti gli habitat presenti in Appennino, i fondali marini con annesse le problematiche dell’inquinamento e la nuova sala conferenze dedicata a Darwin. Momentaneamente, con tutte le difficoltà purtroppo legate al periodo, stiamo realizzando due nuove sale riguardanti i cambiamenti climatici e i rapaci della Romagna.

Andrea Boscherini

Quali sono i tuoi più grandi successi conseguiti durante la carriera di divulgatore naturalista?

Sicuramente il contratto da divulgatore con GEO. Da 5 anni ho il piacere e l’onore di lavorare per il programma e, prima del Covid, una o due volte al mese andavo a Roma in studio per parlare in diretta principalmente di fauna italiana. GEO è come una seconda famiglia: Emanuele Biggi, Sveva Sagramola, gli autori e i redattori mi hanno fatto fin da subito sentire “a casa” e mi manca un sacco il rapporto diretto. Ora, le puntate le svolgo in collegamento dagli studi R.A.I. di Bologna ma mi mancano un sacco le chiacchere pre e post diretta. Oltre a questo, ultimamente, grazie anche al prezioso aiuto dei colleghi, mi sto togliendo delle soddisfazioni anche da YouTube, aperto meno di un anno fa, poiché mi ha permesso di raggiungere un pubblico diverso e avere un contatto più diretto con le persone…ci sto puntando molto!

Il settore delle Scienze Naturali, in Italia, trova sempre ostacoli quasi insormontabili. Qual è la tua opinione in merito e qual è un consiglio che ti senti di dare a chi decide di intraprendere questa strada?

Prima di tutto di non scoraggiarsi di fronte alle prime difficoltà. Non era facile trovare lavoro nel settore prima della crisi economica, non lo è tutt’ora; l’importante è cercare di fare più esperienza possibile, che siano inizialmente anche volontariati all’interno dei Parchi nazionali, così da arricchire il curriculum in vista di tempi migliori. Personalmente, ritengo che trovare un buon tirocinio possa essere la chiave giusta che può aprire diverse strade, nel nostro settore i contatti sono fondamentali e bisogna cercare di collaborare con più enti o associazioni possibili. Inoltre, le laurea scientifiche permettono quasi tutte di poter insegnare nelle scuole che, in questo periodo, possono essere un ottimo compromesso per avere uno stipendio e sensibilizzare nuove leve. In alternativa, anche fare la guida ambientale potrebbe essere una bella scelta, permette di lavorare all’aperto e conoscere persone. L’Italia, vista la ricchezza di biodiversità che possiede, potrebbe vivere tranquillamente di turismo ambientale e bisogna in tutti i modi cercare di far capire che possiede lo stesso valore di quello culturale e storico.

fototrappola di Andrea Boscherini
La fototrappola

Hai collaborato con persone importanti nel settore, come Lorenzo Rossi che ritroviamo come tuo compagno di avventure; ma anche con tanti professori ed esperti. Quanto è importante per te il loro affiancamento?

Fondamentale. A costo di ripetermi, la condivisone è tutto nel nostro settore, da soli non si va da nessuna parte, assieme invece si possono ottenere gran risultati. Se dovessi elencare tutte le persone con le quali costantemente mi confronto e aggiorno riempirei un’intera facciata. Personalmente poi, preferisco apprendere parlando fra colleghi che leggendo su un libro: ogni parola, nozione o informazione scambiata sul campo diventa indelebile!

L’inquinamento ambientale e l’aumento dell’effetto serra stanno compromettendo in modo non indifferente la biodiversità di tutti gli ecosistemi del mondo, da quello marino a quello terrestre. Qual è la tua opinione su queste calamità?

È un tema vastissimo al quale difficilmente posso rispondere in poche righe. Mi limito a dire che occorre far capire alle persone che l’ambiente va tutelato non solo per salvare gli animali o le piante, ma soprattutto per tutelare la nostra salute. Bisogna a mio avviso focalizzarsi su quali sono gli effetti negativi che il cambiamento climatico provocherà da qui a breve termine all’uomo. Forse, per diverso tempo, l’attenzione è stata concentrata solo nel descrivere i danni fatti alla biodiversità senza mettere l’uomo come co-protagonista; le due cose dovrebbero andare pari passo affinché le persone inizino a riflettere ed agire, cercando di tutelare sé stesse e, di conseguenza, anche la biodiversità.

Ti ci vedi al fianco di Alberto Angela?

Urca. Sarebbe sicuramente un sogno (sicuramente è quello di mia madre!). Alberto Angela è una persona che stimo tantissimo e che, assieme al padre, rappresentano due totem della divulgazione italiana; anzi, probabilmente senza di loro oggi il ruolo del divulgatore non sarebbe mai stato un vero e proprio lavoro! Non so cosa farò in futuro, quel che è certo è che continuerò come ho sempre fatto, fin da bambino, a cercare di valorizzare e tutelare la natura, cercando di trasmettere entusiasmo, passione ma soprattutto rispetto verso ciò che ci circonda.

Cos’altro aggiungere? Ringraziamo di vero cuore Andrea che ci ha dedicato del tempo prezioso per rispondere alle nostre domande, dandoci preziosi consigli e insegnamenti, parole su cui riflettere.

E ci auguriamo che questa intervista e la tua grande esperienza siano un monito non solo per chi già si è cimentato nel campo, ma anche per tutti coloro che decidono di intraprendere questa strada ancora da sterrare.

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