Cultura e Società

Andare in pensione, quello che c’è da sapere

La pensione, in Italia, è come un’oasi nel deserto. Appare in momenti difficili come un miraggio e assomiglia quasi a una salvezza irraggiungibile.
Ma come si raggiunge concretamente la pensione? La risposta è più complessa di ciò che la domanda potrebbe far intuire e noi, siamo qui per sciogliere qualche dubbio.

Cosa c’è da sapere sulla pensione?

Iniziamo dicendo che in Italia esistono tante tipologie di pensioni, esse cambiano a seconda della gestione previdenziale di appartenenza e/o a seconda delle specifiche categorie in cui rientra l’interessato richiedente.

Il calcolo del trattamento di pensione cambia a seconda della gestione con cui sono accreditati i contributi lavorativi, ma anche dalla stessa tipologia di pensione scelta e della categoria di appartenenza del lavoratore, fattore più importate di tutto.

E se la contribuzione è accreditata presso casse previdenziali diverse da quelle statali, il discorso è ulteriormente diverso.

I discorsi a riguardo si snoderebbero tra intricati cavilli legali e non che possono variare da lavoratore a lavoratore e per non perderci nell’intricato labirinto che è la burocrazia italiana cercheremo di sintetizzare a grandi linee il funzionamento della richiesta.

Cosa fare per avere la pensione?

Il sistema di calcolo per la pensione non è unico e dipende dall’anzianità contributiva maturata negli anni di servizio, dalla gestione degli stessi e dalla categoria di appartenenza.

Il sistema di calcolo utilizzato dall’Inps attuale è:

  • Retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • Retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (in questo caso si parla di calcolo misto);
  • Integralmente contributivo per chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995, o per chi, pur possedendoli, dedice per un calcolo contributivo, ma si devono possedere particolari requisiti per questa opzione contributivo o effettua la totalizzazione dei contributi posseduti in casse diverse.

Attualmente, per ottenere la pensione è necessario raggiungere la tanto temuta Quota 100, in base al sistema adottato dallo stato, in cui il lavoratore deve raggiungere 100 anni tra gli anni posseduti e gli anni di contributi regolarmente svolti sotto contratto. Per farvi capire con un esempio, un uomo di 60 potrebbe andare in pensione con 40 anni di lavoro svolto, quindi iniziando a lavorare da 20.

Per ovviare a questi intricati sistemi si utilizzano sempre di più i fondi di pensione aperti, che sono dei fondi pensionistici a cui chiunque può aderire. Ed ecco un approfondimento sui fondi aperti e sulle loro differenze rispetto a fondi chiusu e PIP (piani individuali pensionistici).

Per la pensione arrivano PIP, Fondi Aperti e Fondi Chiusi

Nei fondi di pensione aperti il capitale versato dall’aderente, cioè da chi desidera raggiungere la pensione, viene separato dall’attività dell’istituto bancario o dell’ente stessa che li gestisce. Quest’ultimo può essere una banca, un’impresa assicurativa, da una Società di risparmio o una Società di Intermediazione Mobiliare.

I PIP pur essendo delle pensioni integrative sono dei veri e propri di contratti assicurativi sulla vita e sono istituiti esclusivamente da imprese assicurative.

Sia per i PIP che per i fondi aperti si ha un’importante tutela per chi aderisce, in quanto il risparmio versato rimane estraneo a qualsiasi vicenda debitoria o di fallimento del gestore, venendo conservata solo per la pensione.

Per i fondi pensionistici chiusi sono definiti così perché l’adesione è riservata ad un ambito delimitato di lavoratori. Istituiti da Fondazioni o Associazioni da contratti o accordi collettivi (anche aziendali) del lavoro, che prevedono l’adesione al Fondo pensione chiuso dei soli lavoratori che decidono di aderirci e, di conseguenza, non tutti possono accedervi.

Ma di base, anche per i fondi pensionistici chiusi si ha la possibilità di contribuire a ciò che ci aspetterà alla fine del nostro percorso lavorativo come con i PIP o i piani aperti.

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