Scienza

Amazzoni, tra mito e realtà: cosa sappiamo sulla loro esistenza

Le Amazzoni, mitico popolo di donne guerriere della mitologia greca, hanno da sempre affascinato e ispirato storici e artisti di ogni epoca. Da Omero, che già ne raccontava le gesta nell’,ottavo secolo Avanti Cristo, alla DC, che le aveva indicate come la leggendaria tribù dell’eroina Wonder Woman.

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Ma quanta verità si nasconde dietro queste leggende? Fino agli anni ’90 le Amazzoni erano solo un popolo fantastico, ma le cose cominciarono a cambiare quando furono rinvenuti circa 300 scheletri di donne nella regione caucasica della Scizia. La particolarità di questo ritrovamento era che le donne erano state sepolte come guerriere, con il loro corredo di armi, corazze e addirittura con i loro cavalli. Gli scheletri, inoltre, presentavano ferite riconducibili a quelle da combattimento, come dimostrato da frammenti di punte di frecce rimasti incastonati nelle loro ossa. Inoltre, le armi sembravano corrispondere alle stesse con cui venivano raffigurate nelle opere d’arte dell’antica Grecia che le riguardavano.

Amazzoni, tra mito e realtà: cosa sappiamo sulla loro esistenza
Amazzone morente, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

La ricercatrice della Stanford University Adrienne Mayor parla estensivamente delle Amazzoni nel suo libro The Amazons: Lives and Legends of Warrior Women Across The Ancient World (Le Amazzoni: vite e leggende di donne guerriere nel mondo antico). In un’intervista a Livescience del 2014, afferma: “Grazie all’archeologia, ora sappiamo che il mito delle Amazzoni, una volta considerato solo fantasia, contiene accurati dettagli a proposito delle tribù nomadiche delle steppe, che sono la controparte storica delle Amazzoni”.

Le tribù nomadiche che a cui fa riferimento la studiosa sono quelle degli Sciiti, un popolo di esperti cavalieri e arcieri che si spostava in un territorio esteso tra il Mar Nero e la Cina, la steppa eurasiatica. Gli Sciiti erano un popolo ben diverso dagli antichi Greci, ed oltre ad essere grandi guerrieri pare che fossero anche grandi consumatori di vino e di canapa. Osservando i ritrovamenti esposti al British Museum ovvero i resti di corpi umani congelati nel permafrost, possiamo anche dedurre che gli Sciiti usassero tatuarsi addosso figure di animali e di caccia. Le tribù non erano composte solamente da donne, ma erano prive di quella componente maschilista della società greca che impediva alle ragazze di avere un ruolo di rilievo nel mondo e negli ambienti politici.

Secondo la Mayor, era naturale che le donne Sciite venissero educate all’arte della guerra: nelle tribù nomadiche, ciascuno doveva rendersi utile ed essere d’aiuto, e molte ragazze sceglievano di diventare guerriere. Lo studio degli scheletri rinvenuti in quella regione ci racconta addirittura di bambine Amazzoni di circa 10 anni, oltre che di mature combattenti di 45.

“Donne che partivano per la guerra sono esistite in molte culture del mondo, da quella vietnamita alle leggende dei Vichinghi, ma anche nella storia africana e americana“, spiega ancora là Mayor. Erano proprio donne guerriere quelle che attaccarono Francisco de Orellana durante la sua spedizione in Sudamerica nel 1541, tanto da spingerlo a chiamare il grande fiume dove era stato attaccato Rio delle Amazzoni.

Insomma, un mito che prende spunto da una realtà fatta di tribù di guerriere, arciere e audaci combattenti, e che vivrà per sempre grazie ad opere immortali e alla sua crescente presenza nella cultura pop dei nostri giorni.

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Necronomidoll

Divoratrice compulsiva di libri, scrittrice in erba, maladaptive daydreamer. Il Culto Vive.
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