L'Editoriale

Lucca Comics: lo spartiacque mediatico sui costumi nazisti e quello che potrebbe accadere

Lucca Comics and Games, come ogni anno, offre la possibilità ai visitatori di sbizzarrirsi con cosplay sempre nuovi ed innovativi; che siano essi indirizzati ad attirare l’attenzione degli appassionati o anche solo di strapparvi un sorriso.
Per me, quest’anno, ha vinto il cosplay del “Signor Giancarlo“, che per chi non sapesse di chi stia parlando, si tratta di un ex-partecipante allo show televisivo “Gira la ruota” (si, quello di Mike Buongiorno) che diede – forse intenzionalmente – la risposta sbagliata alla clamorosa frase sulle Amazzoni: VINSERO BATTAGLIE GRAZIE ALLA LORO F_GA. Lascio alla vostra immaginazione, il riempimento dello spazio vuoto.
Tra scherno e risate, altri due cosplayer hanno fatto molto parlare di se – non proprio bene, bene – a causa dei loro costumi; si sono vestiti da nazisti. Un visitatore, dopo averli notati, inizia a contestare il loro diritto di rievocare quei simboli, accendendo così la miccia di un vero e proprio caso mediatico.

Lucca Comics: il fatto

Nel video di Welcome to Favelas – diventato virale mentre leggete – si notano alcuni giovani vestiti di tutto punto – con tanto di fascia da SS sul braccio – vicino ad un carro armato. C’è anche la bandiera nazista.

Commentate voi…. Lucca Comix

Pubblicato da Leonardo Tomei su Venerdì 1 novembre 2019

Tra gli insulti dei passanti – circolano video in rete di chi offende i giovani – i due sono stati segnalati alla Digos che ha reagito prontamente; le forze dell’ordine hanno impiegato del tempo a rintracciare i ragazzi, trovati poi in compagnia di altri, in un’installazione in cui si trova anche una tenda da campo. I sopracitati hanno raccontato alla polizia che la loro intenzione era quella di realizzare una simulazione storica di epoca bellica.

Mentre la questura sta indagando per accertare se nel loro comportamento fosse ravvisabile un’ipotesi di reato oppure se si trattasse davvero di un’attività senza scopo di apologia nazista, il Comune della città e Lucca Crea – gli organizzatori della Manifestazione – hanno già condannato l’accaduto sia attraverso comunicati stampa, sia su Facebook attraverso la loro pagina ufficiale. Ecco il contenuto del post:

Il Comune di Lucca e Lucca Crea – ente organizzatore del festival – prendono le distanze e condannano il comportamento dei due ragazzi apparsi nel video caricato ieri in rete, offensivo non solo per Lucca Comics & Games e tutto il suo pubblico, ma soprattutto per la memoria storica del nostro territorio. L’accaduto, spettro di intolleranza e barbarie che non ci appartengono in alcun modo, non ha nulla a che vedere con il festival né con le community cosplay, né con alcuna rievocazione storica. Nessun evento della manifestazione, nessun partner, nessuna attività collaterale è coinvolta in questo gesto dei due ragazzi. Sono ormai anni che Lucca Comics & Games basa il proprio programma su cinque fondamentali pilastri etici: Community (perché siamo una manifestazione corale), Discovery (perché invitiamo ad apprendere cose nuove), Inclusion (perché tutti sono parte di questo grande evento e nessuno deve sentirsi escluso), Gratitude (verso gli artisti e gli autori che ci fanno sognare e verso la città che ospita l’evento), Respect (per il patrimonio artistico e monumentale della città).

Tratto dal comunicato scritto su Facebook

Alla deriva tra i commenti

Uno spartiacque si è creato nelle ultime ore sui social network: l’opinione pubblica è letteralmente divisa in due tra chi non reputa grave l’attività del duo in veste da soldati del Reich e chi invece, condivide la reazione indignata dell’uomo che nel video biasima la presenza di tali simboli.

A tal proposito, c’è da dire che dal punto di vista legislativo, l’introduzione di rappresentazioni, immagini e personificazioni di organizzazioni totalitarie, è vietato. Ma non affrettiamoci a conclusioni, vogliate seguire i passaggi con attenzione.

Nel 1952 viene approvata una legge per attuare la 12esima disposizione finale della nostra Costituzione; in questa legge, si proibisce la ricostruzione del partito fascista (storico alleato del Terzo Reich). E’ composta da dieci articoli, il primo dei quali spiega i termini per cui si considera “ricostruzione del fascismo”:

[…] una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

Il 12 settembre 2017, la legge ha introdotto nel codice penale un nuovo articolo, il 292-bis, che punisce – letteralmente citando – “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco”.

Le pene per chi commette questi reati sono tra i sei mesi e i due anni, e di un terzo maggiori, se il reato viene commesso su internet.

Ora, se da un lato è chiaro che secondo quanto afferma la legge italiana, questi ragazzi hanno commesso un reato, dall’altro sono in molti coloro che invitano alla contestualizzazione dell’accaduto.

Se si da per credibile l’ipotesi che l’intenzione dei ragazzi fosse davvero effettuare una rievocazione storica, il loro gesto assumerebbe tutt’altro significato pur senza escludere l’aver ignorato non intenzionalmente la legge.

La riflessione

Come netiquette, non guardiamo film, fumetti e altri prodotti di narrazione, con una croce in mano all’insegna del vade-retro per scacciare demoni e simboli che come il nazismo, hanno rappresentato momenti bui della nostra storia collettiva.

Entrando nelle mura di Lucca, nella 5 giorni dedicata alla manifestazione, accettiamo un patto informale; entriamo in una sorta di consapevolezza che ci muove verso un mondo parallelo fatto anche di personaggi. Individui che talvolta possono essere cattivi e vengono rappresentati senza un fine ideologico.

Sarà il caso di chi si è vestito da Orco? O da Stormtrooper? Da Sith? Dissennatori? Forse si, dato che sono tutti simboli del male, talvolta con riferimenti ai regimi di metà 900. Con questo non vogliamo schierarci dalla parte di nessuno ma questo rende l’idea del contesto apolitico del Lucca Comics e di come l’evento sia stato ingiustamente coinvolto in una controversia di cui si sa ancora poco.

Non sappiamo con certezza quale fosse il vero fine dell’attività mostrata da questi ragazzi (riuscire a sentire anche la loro opinione, sarebbe illuminante); l’invito a riflettere però, si riversa sulla consapevolezza che nelle fiere, non è la prima volta che compaiono individui vestiti con simboli di oppressione e totalitarismo, motivo per cui – forse – il polverone mediatico poteva evitarsi.

Adesso, a prescindere se abbiano sbagliato o meno, ridimensionare l’accaduto è un obbligo per prima cosa, di tutela nei confronti dei due minorenni; se il caso di Tiziana Cantone ci ha insegnato qualcosa è quello che le pressioni mediatiche non sono meglio delle lapidazioni pubbliche.

In secondo luogo, ma non meno importante, ripristinare l’atmosfera genuina e serena del festival, è un dovere che tutti coloro che hanno provato il piacere di parteciparvi, dovrebbero mettere in atto per non compromettere ulteriormente il senso di questi eventi.

Tuttavia, l’argomento è molto spinoso e merita decisamente ulteriori approfondimenti per capire cosa sia successo davvero.

Ma come troppo spesso accade, la verità sta nel mezzo; come la sottile linea che separa la vicenda tra la gravità del fatto, e una generale e precedente superficialità italiana in merito alla presenza di “organi che perseguono finalità antidemocratiche” in altri e diversi contesti – e che meriterebbero maggiori attenzioni.

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