Scienza

Spazio: è realistico pensare di poter colonizzare Marte in tempi brevi?

Dagli entusiasmanti progressi tecnologici ai pareri più moderati degli scienziati

Sin da quando, sulla Terra, è apparsa la prima civiltà, gli esseri umani hanno sempre guardato alle stelle e allo spazio (e dunque Marte e gli altri pianeti) con timore stupore e curiosità, e spesso ciò ha portato alla generazione di credenze relative ad esseri straordinari, quasi sempre identificati come divinità, che venendo da esse, avevano il potere di gestire ogni cosa, dai fenomeni naturali, anche quelli più violenti, alla vita dell’uomo stesso, magari concedendo, di tanto in tanto, a chi fosse ritenuto meritevole, di raggiungerli nelle loro dimore poste per l’appunto nel cielo.

In tempi più recenti tale attenzione ha dato origine alla volontà di conoscere meglio il cielo sopra di noi mediante l’uso di un più valido strumento, la scienza, così da poter comprendere più a fondo le leggi e i meccanismi che regolano il cosmo; ma nonostante la rigorosità della scienza nel descrivere i fenomeni che avvengono intorno a noi, ancora persiste e anzi, s’è forse ulteriormente rafforzato, il desiderio innato dell’uomo di voler raggiungere le stelle.

Mentre prima era però fantascienza raggiungere la Luna con una capsula sparata da un enorme cannone, attualmente, che sulla Luna ci stiamo tornando con una certa frequenza, inizia ad apparire più verosimile l’idea di spingerci al di fuori del nostro pianeta con lo scopo di “colonizzarne” altri; questa cosa di certo non è nuova per i lettori dei racconti sci-fi, basti pensare come esempio al ciclo asimoviano della Fondazione, interamente basato sul concetto di esplorazione e colonizzazione dello spazio, ma è realmente possibile dare inizio all’era dell’esplorazione spaziale così come è raccontata da Asimov o come ci viene mostrata in Star Trek?

Per dare una risposta seria a questo quesito ci avvaleremo del pensiero di alcuni personaggi la cui opinione conta, e poi tireremo le somme.

Iniziamo con Elon Musk; lui ha recentemente palesato la sua intenzione di andare su Marte per rimanervi.
Certo tutti sappiamo che è il tipo che non si tira indietro davanti alle sfide e che anche grazie a lui e alle ricerche da lui stesso spinte avanti che anche alcune note agenzie spaziali del mondo hanno potuto progettare missioni di esplorazione prima molto meno fattibili; va detto che forse l’idea della NASA di una stazione lunare o cis-lunare basa i suoi fondamenti pure sulle ricerche iniziate da Space X – di proprietà di Musk, per l’appunto – che hanno come obiettivo il pianeta rosso, ultimo dei quali la recentemente annunciata nave Starship.

La Starship sarà costruita in una speciale lega di acciaio inossidabile, progettata dai laboratori di SpaceX e sottoposta a un trattamento criogenico per renderla più performante alle estreme temperature siderali.

Alta 50 metri per 9 di diametro e mossa da sei motori Raptor, a serbatoi pieni l’astronave peserà circa 1400 tonnellate e potrà portare oltre l’atmosfera carichi fino a 150mila chilogrammi.

Per staccarsi dal suolo, si avvarrà del Super Heavy Rocket, il propulsore di 68 metri di altezza capace di sviluppare una spinta doppia rispetto a quella del Saturn V, il più potente razzo mai costruito, quello che dal ’69 portò l’uomo sulla Luna.

Ma quanto è fattibile ciò? Per il portavoce dell’ESA, Didier Schmitt, coordinatore del Programma di esplorazione umana e robotica dell’Agenzia, si tratta di una iniziativa interessante, di un buon tentativo, ma non bisogna sottovalutare la complessità di un viaggio verso il Pianeta Rosso.

Non posso sbilanciarmi ma, secondo il mio umile e personalissimo parere, per andare su Marte avremo bisogno di molto tempo[…] Dubito ciò avverrà prima di vent’anni.

Ha detto in un’intervista a Wired.it , ed ha ribadito :«i viaggi interplanetari non potranno avvenire in qualsiasi momento: la Terra e Marte si allineano in modo favorevole solo ogni due anni circa e per alcune settimane, cosa che costituisce un ostacolo significativo. Ma non è tutto: una volta arrivati, non si potrà tornare indietro a piacimento. Si dovrà scegliere: rimanere 30 o 40 giorni prima di ripartire, oppure aspettarne 500 prima che l’orbita del nostro Pianeta e quella di Marte siano nuovamente allineate in maniera ottimale. In alternativa, si potrà raggiungere Marte, girarci attorno e poi tornare, ma anche per questo sarebbero comunque necessari tre anni.[…] Per farla breve, i fattori da considerare in un eventuale atterraggio su Marte sono numerosi. Ecco perché credo occorreranno almeno altri vent’anni prima che il viaggio possa concretizzarsi».

Quindi Marte potrebbe divenire una meta realistica, ma tra qualche tempo ancora; viene dunque da chiedersi se, date le difficoltà presenti per giungere su Marte, che in fin dei conti non è che sia poi così lontano, ci si può aspettare di poter un giorno compiere viaggi pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, o esopianeti, per poterli “terraformare e colonizzare?

Ad esprimere la sua opinione in merito è stato recentemente il Professor Michel Gustave Édouard Mayor, astronomo svizzero, docente presso Dipartimento di Astronomia dell’Università di Ginevra, nonché recentissimo premio Nobel per la Fisica per la scoperta di un esopianeta che orbita attorno ad una stella di tipo solare ,51 Pegasi b. Secondo lo scienziato:

Se stiamo parlando di esopianeti, le cose dovrebbero essere chiare: non migreremo lì.

Questo, principalmente a motivo delle enormi distanza frapposte pur anche con quello più prossimo a noi. Di fatti ci fa notare che anche nel più ottimista di un pianeta vivibile non troppo lontano, diciamo poche decine di anni luce, il tempo per arrivarvi è davvero considerevole, stiamo parlando di milioni di anni se utilizziamo i mezzi che abbiamo a disposizione oggi. Ragion per cui diventa poco realistica l’idea di un’ipotetica fuga dal pianeta in caso di cataclisma cosmico.

E’ un’idea completamente folle. Dobbiamo prenderci cura del nostro pianeta!

Fa notare lo studioso. Tirando quindi le somme, possiamo dire che in un futuro relativamente prossimo potremo iniziare a vedere concretizzati i primi sforzi dell’uomo atti a poter abbandonare il pianeta Terra alla volta di altri mondi, attraverso il programma per l’esplorazione umana di Marte, ma va sottolineato che non sarà qualcosa di semplice da realizzare e non avverrà come nei film o nelle serie sci-fi, in cui chiunque può prendere la propria navicella o il “bus” interplanetario come in Guida Galattica per Autostoppisti per spostarsi tra un pianeta e l’altro, e soprattutto, tenute in considerazione le varie difficoltà presenti attualmente già solo per poter tornare sulla Luna e, forse, per poter partire alla volta del pianeta rosso, sarà ancor meno verosimile ritenere che, in tempi di poche generazioni, si potrà fare rotta verso uno dei più vicini esopianeti con equipaggi umani, dato che tecnologie e tempi di attuabilità non lo consentono.

Certo questo non ci vieta di immaginare che forse un giorno, altre generazioni, con altre e più evolute tecnologie, possano riuscire a compiere questo passo, ma noi attualmente possiamo solo fare in modo che si arrivi ad avere quel che serve un po’ per volta.

Giovanni

Sono alto nella media; sono robusto nella media; sono bello nella media; sono intelligente spropositatamente. Detto questo devo rendere noto solo che adoro la fantascienza in tutte le sue forme; gioco frequentemente on line al vecchio (immortale) Jedi Knight: Jedi Academy e mi diletto leggendo manga che considero 'di un certo livello'. Ho studiato fisica, perché mi hanno sempre incuriosito i meccanismi che regolano la realtà intorno a noi, ma l'oggetto vero della mia passione sta milioni di chilometri sopra di noi, e si mostra appena solo di notte, il cosmo, coi suoi oggetti affascinanti e fenomeni terribilmente meravigliosi. Il resto è vita comune, poco accattivante.

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