Tecnologia

Trashware: una fine decorosa alla nostra tecnologia

Ho sempre sostenuto che fosse utile e necessario, oltre che salutare per il nostro pianeta, dare più valore alla tecnologia in quanto risolutrice di problemi e non in quanto oggetto di moda o di design, o status symbol. Sembra che altri concordino con me e che siano tanti!
Oggi vi voglio introdurre ad un semplicissimo concetto che mi auguro abbia molto successo: il Trashware. E’ ormai noto che i rifiuti di tipo tecnologico siano difficili e complessi da smaltire a causa della presenza di numerose sostanze, di cui alcune pericolose per la salute se non trattate in modo specifico.

E’ altrettanto noto che la produzione di rifiuti elettronici stia aumentando. E’ ormai stimata pari a 50 milioni di tonnellate l’anno, con vari ed accertati episodi di intere nazioni pronte a pagare profumatamente altre (di solito del terzo mondo) per delegar loro (…) la gestione dello smaltimento di rifiuti altamente tecnologici.

Parallelamente ed altrettanto scandalosamente a causa di vari fattori accade sempre con maggiore frequenza che apparecchi elettronici ancora usabili o addirittura perfettamente funzionanti vengano gettati nelle discariche molto prima della fine del loro ciclo di vita; a volte anche prima di ricevere un’assistenza computer adeguata.

Le cause sono le più disparate: regali più moderni, cambio del dispositivo per ragioni di moda, incompatibilità di certi software o certe caratteristiche con un’architettura datata (anche sulla concezione del termine “datato” e sulla sua evoluzione, ci sarebbe ampiamente da discutere…), prezzo della riparazione eccessivo rispetto all’acquisto di un nuovo articolo.

E così, mentre si parla di computer e palmari per il terzo mondo, quelli del primo mondo vanno anzitempo al macero. In Cina, ovviamente. O in qualche discarica africana.

Paradossalmente poi ci sono associazioni ed addirittura istituzioni che però non hanno la tecnologia sufficiente per adempiere alle proprie funzioni, o ce l’hanno così obsoleta che se funzionasse a carbonella sarebbe più spedita nella processazione delle informazioni.

Salvare il salvabile è possibile ed è già una realtà: i sostenitori del movimento del trashware accolgono a braccia aperte i vostri pezzi da antiquariato digitale e li riassemblano per poi installare sulla macchina software libero e completamente gratuito.

Infine regalano queste macchine tirate a lucido a chiunque ne abbia bisogno (una lunga serie fra scuole, organizzazioni no profit ed altre realtà). Non solo, ma si offrono persino per l’assistenza nell’installazione fisica della macchina sul luogo di utilizzo.

Cosa costa a voi normali utenti comuni? Nulla, se non la fatica di portare il vostro “rifiuto” presso una di queste associazioni dedicate al trashware invece che alla piazzola ecologica od al centro di smaltimento. Perché sapete che i rifiuti tecnologici non si buttano nel sacco nero… Vero?

Informatevi ed aiutate questi volontari ad aiutare voi e gli altri! La tecnologia è stata inventata per risolvere i problemi, proviamo a non fargliene creare altri, quando è ancora possibile!

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Joliet Jake

Nato in una assolata e ridente (?) valle ai confini con la Svizzera, Joliet Jake sfruttò, dalla nascita, questo profluvio di orologi e cioccolato per la sua crescita. Un’errata proporzione nel mix ottenne lo straordinario risultato di farlo arrivare sempre in ritardo e di dipendere dal cioccolato per la propria sopravvivenza. Informatico per passione, ha molti interessi e mirabilmente riesce a fallire in tutto in modo omogeneo. Autore di testi di vario genere per formazione e velleità, si prodiga nella redazione di castronerie astrali. Vi conviene leggere i suoi scritti prima che scompaia ed il suo genio venga riconosciuto postumamente da archeologi in cerca di reliquie letterarie(digitali) di alto lirismo. Che però saranno convinti che la lingua dei testi sia il turcomanno antico.

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