Scienza

Morte Nera che fisica! Blogger spiega i principi fisici dietro al moto della stazione

Quanto può essere verosimile la parte “scientifica” di un fantasy? Beh, sicuramente penseremo: «Poco, anzi per niente!», dato che immediatamente assoceremo il fantasy a magia, draghi, elfi, fate et similia… Ma se si trattasse di un fantasy di base sci-fi (che starebbe per “science fiction”, ma noi lo leggiamo “fantascienza”) ? Per chi ama il genere, rispondere anche in questo caso «Poco» non è affatto scorretto, in quanto spesso lo sci-fi poggia la sua costruzione su quegli aspetti della scienza che sono al limite delle conoscenze acquisite, su quei fenomeni dubbi o ancora in parte ignoti che non sappiamo spiegare pienamente o non siamo in grado di descrivere completamente, o ancora che potrebbero accadere o verificarsi, dal punto di vista di qualche base teorica, ma che di fatto per determinate ragioni, non sono stati osservati o non si sono mai verificati. Ma questo, invalida forse tutta la parte costruita coerentemente con la realtà? Giusto per far comprendere il punto, fate mente locale ad Interstellar del 2014, Tutta quella “speculazione sul tesseract come parte interna alla singolarità, ha forse fatto scadere il lavoro compiuto a descrivere il viaggio degli astronauti o altri effetti ambientali elaborati in conformità con le leggi fisiche che regolano di fatto il nostro universo? La risposta è ovvia ed è «no!» morte nera

Ma qualcuno può obiettare: «Certo, Interstellar non è un fantasi sci-fi, è un film di fantascienza vero e proprio, uno sci-fi “puro”»; per contro dunque andiamo a testare un film di genere “misto”, ossia fantasy sci-fi e vediamo fino a quanto si può essere accurati in certi “dettagli”.

La fisica della Morte Nera

Come accennato prima, Interstellar è un assemblato di fisica proiettato su schermo, anche se secondo alcuni esperti ci sarebbero alcuni errori; il film fantasy a base sci-fi che prenderemo in considerazione è niente poco meno che il film del 1983 “Il Ritorno Dello Jedi”, poi rititolato, per volontà di Lucas, in “Episodio VI – Il ritorno dello Jedi”.

Che si tratti di un film di genere fantasy non v’è alcun dubbio, dato che ne ha tutti gli elementi, adattati (si perché non vi troviamo magia, elfi, fate e draghi, anche se i cavalieri sono rimasti, bensì la Forza, svariate specie aliene, mostri terrificanti, tipo i Rancor…) però ad un ambiente più congeniale al genere sci-fi: lo spazio interplanetario e i relativi pianeti di “una galassia lontana lontana…”.

Il test vero è proprio lo ha fatto un blogger americano, Rhett Allain, professore associato di fisica presso la Southeastern Louisiana University e autore del blog scientifico Dot Physics della rivista Wired.

In un suo recente post lui mostra come sia possibile applicare alcuni noti principi e leggi della meccanica classica o Newtoniana, quali la conservazione della quantità di moto o la costanza della velocità angolare di un moto circolare uniforme, partendo dall’analisi della scena relativa alla preparazione del piano d’attacco alla “Seconda Morte Nera” da parte dei ribelli.

Nel blog mostra come, partendo da semplici considerazioni su ciò che conosciamo e possiamo applicare, sia possibile determinare con precisione parametri trascurabili rispetto allo scopo della scena, quali la massa della luna boscosa di Endor (che si chiama Endor, mah! … ) oppure la velocità orbitale a cui deve viaggiare la stazione spaziale in costruzione per poter rimanere ferma sul luogo del generatore di scudi, ossia in orbita “geostazionaria” (anche se lui si prende la libertà di definirla, e forse giustamente, “Endorstazionaria”).

Lo scopo di tutta la dimostrazione è mostrare che quello che apprendiamo e studiamo, non è inutile nella vita reale e che anzi è applicabile a qualsiasi cosa facciamo, anche guardare un film.

Ma queste sono cose che un nerd sa molto bene…

Se siete abbastanza curiosi e coraggiosi vi rimando allo studio originale, in inglese, che è molto più dettagliato.

Giovanni

Sono alto nella media; sono robusto nella media; sono bello nella media; sono intelligente spropositatamente. Detto questo devo rendere noto solo che adoro la fantascienza in tutte le sue forme; gioco frequentemente on line al vecchio (immortale) Jedi Knight: Jedi Academy e mi diletto leggendo manga che considero 'di un certo livello'. Ho studiato fisica, perché mi hanno sempre incuriosito i meccanismi che regolano la realtà intorno a noi, ma l'oggetto vero della mia passione sta milioni di chilometri sopra di noi, e si mostra appena solo di notte, il cosmo, coi suoi oggetti affascinanti e fenomeni terribilmente meravigliosi. Il resto è vita comune, poco accattivante.

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