Natura e Ambiente

Una Medusa Mutaforma sbalordisce la scienza

Deepstaria: Incontri del terzo tipo sul fondale del Pacifico

Sembra che più passa il tempo e più ci sembra di saper quasi tutto di questo mondo ma non è così, e a dimostrarlo è una creatura degli abissi che prende il nome di Deepstaria. Si tratta di una medusa mutaforma.

Deepstaria, una medusa in grado di cambiare forma

Gli oceani e i mari sono popolati da creature meravigliose che mantengono in vita – seppur con fatica  – l’intero ecosistema marino; la maggior parte di questi animali sono studiati e monitorati da anni e in particolar modo, anche le meduse sono seguite con particolare coinvolgimento scientifico.

Le specie di Cnidaria sono tantissime, alcune delle quali molto pericolose e mortali per via del loro veleno. Eppure, ancora non le abbiamo tutte classificate. Questo perché alcune specie vivono nei fondali più profondi e reconditi degli oceani, molto difficili da raggiungere se non con delle attrezzature specifiche.

La specie Deepstaria enigmatica fu scoperta per la prima volta negli anni 60 da parte dell’esploratore subacqueo Jacques Cousteau e descritta successivamente da Russel grazie a un esemplare catturato con la Deep Star 4000 (un sottomarino in dote alla ricerca scientifica); da allora gli avvistamenti sono stati rari e risulta essere una creatura particolare e molto diversa dalla medusa che conosciamo.

Appartiene alla famiglia Ulmaridae, genere Deepstaria; ha un corpo molto sottile che può raggiungere diversi metri di diametro nelle specie più grandi e dalla tipica forma a campana, priva di tentacoli e appendice boccale.

Il movimento avviene facendo ondulare il corpo e tale operazione le consente anche di catturare le prede e recarle nella cavità gastro-vascolare. Ma non è tutto.

Un nuovo avvistamento da parte del sommergibile “Hercules”, ha rivelato che…

L’ultimo avvistamento è stato puramente causale. Nel novembre del 2017, un team di ricercatori che gestiva da remoto il sommergibile Hercules della ricerca del NOAA (Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica) ha individuato una D. enigmatica al largo della costa dell’isola di San Benedicto, nell’Oceano Pacifico.

L’obiettivo principale era quello di poter recuperare immagini delle condizioni di scarsa luminosità nella zona afotica dell’oceano; a circa 974 metri, nell’oscurità quasi completa, furono accolti da un esemplare di enigamtica. Da lì, la curiosità del biologo marino David Gruber che ha avuto la fortuna di osservare questa specie durante la caccia da cui ha dedotto che l’animale si nutriva allargando la campana e inglobando la preda.

Un altro avvistamento avvenne nel 2012 – a una profondità di 750 metri nel Pacifico Centrale, a metà strada tra gli Stati Uniti e l’Australia – durante la ricognizione del robot sottomarino guidato dagli scienziati a bordo della nave da ricerca Nautilus. Essi dichiararono di aver incontrato una creatura floscia e senza arti che levitava come una lanterna fantasma. Mentre il team di ricerca la osservava, il blob a forma di campana si era trasformato, gonfiandosi come un palloncino, in una lunga manica a vento traslucida.

Un dettaglio cattura la loro attenzione e che si nota anche nel video: una macchia rossa all’interno della campana. Ma dopo una più attenta osservazione, si è rivelato essere un Isopode ancora vivo. Potrebbe, addirittura, aver nuotato fin dentro la medusa per proteggersi da predatori più pericolosi.

Questi “isopodi residenti”, chiamati così dai ricercatori per la loro abitudine, sono stati individuati anche su altri esemplari di Deepstaria. Non si conosce ancora la natura della loro relazione simbiotica.

Esiste un’altra specie di medusa Deepstaria, anch’essa rara e di cui si conosce ben poco: la Deepstaria reticulum

Questa specie fu descritta per la prima nel 1988 da Larson, Madin & Harbison ed è molto simile alla enigmatica; l’estensione dell’ombrella può raggiungere i 10 metri di diametro e ha un colore rosso-porpora.

Purtroppo non si conosce altro di queste rare specie; ci appaiono molto delicate e forse è proprio per questo motivo che hanno preferito restare lontano dall’uomo, nascondendosi e sopravvivendo nelle profondità dell’oceano.

Come tutte le creature di questo mondo, anch’esse hanno un ruolo fondamentale per l’ecosistema marino… E forse, è meglio che rimangano sconosciute all’uomo – la specie più pericolosa sul pianeta Terra.

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