Natura e Ambiente

Catastrofi naturali: Dorian è solo l’ultima delle calamità

Una rivoluzione climatica è in atto, e noi stiamo ancora facendo troppo poco

L’ultima delle catastrofi naturali che stanno colpendo il nostro pianeta si chiama Dorian èd è il secondo uragano più forte della Storia dell’Oceano Atlantico. Domenica scorsa ha colpito l’arcipelago delle Bahamas con venti fino a 350 km/h, causando una distruzione senza precedenti lungo tutto il territorio.

dorian
Grand Bahamas, una delle isole più grandi dell’arcipelago, è quasi completamente sommersa dalle acque, così come Marsh Harbon, una cittadina di 6000 abitanti.

Ancora troppo presto per fare un bilancio della devastazione, ma per adesso si contano almeno 13mila case rase al suolo, e diverse fonti parlano di “morti per le strade”. Al momento, l’unica vittima accertata è un bambino di 8 anni, annegato mentre cercava di sfuggire alla furia delle maree che avevano circondato la sua abitazione nelle isole Abacos.

isole abacos catastrofi naturali
Le prime immagini della devastazioni sono strazianti: le acque hanno raggiunto in molti casi gli attici delle case, lasciando poche speranze di fuga agli abitanti delle Bahamas.

Dorian colpirà gli Stati Uniti tra lunedì notte e martedì, e nel frattempo è già stato declassato da 5 a 4 nella scala Saffir-Simpson, che categorizza la potenza degli uragani. Evacuazioni obbligatorie sono state disposte in Florida, Carolina del Sud e Georgia. La popolazione ha cominciato nel weekend a fare scorte di cibo, acqua e benzina, e sono state disposte misure di emergenza in tutti gli Stati dove è previsto l’arrivo di Dorian, che è costantemente monitorato dal National Hurricane Center.

supermercati vuoti
Supermercati statunitensi completamente vuoti: la popolazione si prepara all’arrivo di Dorian, previsto tra lunedì e martedì.

Se vi sembra che negli ultimi anni la frequenza delle catastrofi naturali sia aumentata, avete ragione: se uragani, tornado e cicloni esistono dalla notte dei tempi, è innegabile che il cambiamento climatico al quale la Terra è stata sottoposta negli ultimi anni ha influenzato parecchio la portata di questi eventi, rendendoli sempre più disastrosi e incontrollati.

Solo nel 2018 sono state calcolate 281 catastrofi naturali. Quello che fa davvero spavento è l’impatto di queste calamità: è stato dimostrato che gli eventi meteorologici importanti, come uragani e tornado, sono aumentati in intensità, in frequenza e in complessità. Sono, in poche parole, sempre di più e sempre più pericolosi.

Uno studio effettuato dall’Asia-Pacific Disaster Report del 2019 si è concentrato sull’impatto che le catastrofi naturali hanno sull’uomo: a causa della siccità causata dall’innalzamento delle temperature, per le popolazioni locali che basano il loro sostentamento sull’agricoltura è sempre più difficile riprendersi dal trauma causato da questi cataclismi, e a causa dello scarso coinvolgimento dei governi nell’aiutare le categorie più svantaggiate, si crea un circolo vizioso che crea sempre più degrado ambientale, sempre più povertà, e sempre più condizioni perché si verifichino i disastri naturali.

Anche nel continente africano esiste un’emergenza climatica senza precedenti: a Marzo e Aprile di quest’anno, le regioni del Sud del continente (specialmente Zimbabwe e Mozambico) sono state colpite dai cicloni Idai e Kenneth, che hanno portato allo stremo la popolazione già povera e in condizioni non ideali di quelle aree.

Anche se in Africa è ancora prematuro parlare di rivoluzione green, come già sta avvenendo in Europa e Stati Uniti, una ragazzina ha deciso di metterci la faccia: si chiama Vanessa Mash, viene dall’Uganda, e non ha alcuna intenzione che la situazione climatica in Africa venga ignorata. Una presa di coscienza forte e chiara, che speriamo faccia eco in tutto il mondo e che porti l’attenzione di tutti anche su questo continente, che spesso viene ignorato anche dagli stessi ambientalisti.

Vanessa Mash
Dal suo profilo Twitter, Vanessa Mash si presenta e lancia un appello affinché la rivoluzione climatica non venga ignorata in Africa.

Si parla, soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo e in quelli maggiormente interessati da queste calamità, di costruire resilienza. Il concetto è che i governi di tutto il mondo si dovrebbero impegnare non solo nell’assistere e donare aiuti alle popolazioni in difficoltà, ma anche nell’attivare veramente dei piani per contrastare questa nuova realtà climatica, che si sta rivelando estremamente pericolosa e dannosa per l’intero pianeta.

Un continuo aumentare delle catastrofi naturali significherebbe anche che la popolazione di sfollati a seguito degli eventi disastrosi aumenterebbe a dismisura, e se pensiamo che le ondate migratorie relativamente basse degli ultimi tempi stanno già minando il precario equilibrio politico europeo, possiamo solo immaginare quali effetti avrebbe una vera e propria migrazione di massa su scala mondiale.

Quello che possiamo fare nell’immediato è cercare di prevenire e contenere le catastrofi naturali, e a livello personale, cercare di essere più consapevoli della situazione della nostra Terra, e fare concretamente attivismo in modo che il problema, che cresce di intensità tanto quanto crescono i disastri ecologici, non venga più ignorato o sottovalutato. Ogni gesto conta, e non farlo significherebbe sabotare deliberatamente la salute del pianeta e la salvaguardia dei suoi abitanti, fauna compresa.

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