Natura e Ambiente

Nell’Evoluzione è la “parola” della femmina a dettare legge

Fin da piccoli ci hanno insegnato che molte delle caratteristiche animali che troviamo in natura, siano dovuti all’evoluzione intesa come “è così che vuole Madre Natura“. In realtà, sempre a scuola ci hanno insegnato che quelle caratteristiche così “strane”, hanno in realtà un ruolo ben preciso… In modo particolare per la femmina.

Per “è la femmina che determina l’evoluzione” si intendono proprio quei comportamenti in Etologia che prendono il nome di selezione sessuale e hanno uno scopo ben preciso: non estinguersi. A confermare la teoria è stato uno studio dell’Universita’ della California a Riverside e pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Approfondiamo meglio l’argomento.

Cos’è la selezione sessuale

In Etologia, per selezione sessuale si intende un meccanismo evolutivo introdotto da Charles Darwin e applicato nel regno animale; nell’opera L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, lo scienziato esprime un paradigma con il quale spiega questa teoria:

…La selezione sessuale dipende dal successo di certi individui sopra altri dello stesso sesso in relazione alla propagazione delle specie, mentre la selezione naturale dipende dal successo di entrambi i sessi, a tutte le età, in relazione alle condizioni generali di vita… […] La selezione sessuale non dipende da una lotta per l’esistenza, ma da una lotta tra i maschi per il possesso delle femmine, e il risultato non è la morte del competitore sconfitto, bensì la scarsità o assenza di prole.

Chi sceglie chi nell’evoluzione?

Uno dei comportamenti più studiati in Etologia è il corteggiamento. Di fatti, quando si parla di dimorfismo nelle diverse specie animali intendiamo caratteri molto diversi – in termini morfologici – tra i due sessi di una stessa specie. Include dunque la grandezza dell’animale (in alcune specie è la femmina a essere più grande del maschio), la diversa colorazione (meglio conosciuta come dicromatismo sessuale), presenza/assenza di determinate strutture (come le corna nei cervidi).

Esempi lampanti sono il gallo, che si distingue dalla gallina per essere più grande, dal piumaggio colorato e la cresta vistosa; oppure l’Uccello del Paradiso (Paradisaeidae Vigors) la cui parte maschile presenta un netto dicromatismo sessuale. Molto evidente è anche tra i pesci… Chi ha un acquario sa che il maschio ha colori sgargianti rispetto alla sua controparte (nei Guppy ad esempio, il cui maschio possiede colori e pinna caudale vistosi, o anche i Betta).

Ma qual è lo scopo del dimorfismo? E’ qui che entriamo nel nocciolo della questione. Tutto questo, nell’evoluzione, serve a corteggiare la femmina, a farsi notare e – insieme a balli, canti e corteggiamenti che variano tra le specie – sperare che sia la scelta definitiva. Infatti, è la femmina che sceglie il maschio e prende in considerazione tanti elementi che le servono per garantire una prole forte che porti avanti la specie.

In base a cosa la femmina sceglie il partner?

Qui bisogna fare una distinzione tra specie monogame e poligame: nelle prime, quando si sceglie un compagno o una compagna, lo è per sempre (e in molte specie se una delle due parti viene a mancare, l’altra rimane sola o si lascia morire, come successe alla coppia di cigni a Recoaro Terme); nelle seconde, la femmina si accoppia con più maschi.

Le femmine hanno il compito di dare vita a una prole forte e duratura, che sia in grado di portare avanti la specie e non farla estinguere. E’ per questo che il corteggiamento più durare anche diversi giorni… Le femmine scelgono con cura il partner.

L’età è un fattore che determina la scelta del sesso femminile, ma anche il vincitore durante un combattimento tra maschi. In alcuni casi – e questo succede soprattutto nei mammiferi placentati – le femmine sono in grado di accoppiarsi con più maschi e scegliere successivamente chi soddisfa le sue aspettative con cui fecondare le uova, o addirittura scegliere di abortire.

Lo studio che conferma la teoria dell’evoluzione di Darwin

A confermare la selezione sessuale nel regno animali è uno studio condotto dai ricercatori dall’Università della California – guidati da David Reznick – su 170 specie di pesci, tra cui quelli più comuni che troviamo nei negozi di acquariofilia.

Secondo lo studio, le femmine di specie quali Guppy e swordtail danno alla luce piccoli vivi invece delle uova e alcune hanno anche la placenta, proprio come i mammiferi. Costruendo un albero genealogico basato sul DNA, gli studiosi hanno dimostrato che esiste una connessione tra il modo in cui le madri partoriscono i figli, il modo con cui scelgono il partner e quanto velocemente la loro specie si evolverà in una nuova.

Il ricercatore Reznick afferma:

Quando le madri non hanno la placenta, la posta in gioco e’ piu’ alta e investono tutto quello che hanno nelle uova da fecondare. Per questo sono molto selettive nella scelta di un maschio per l’accoppiamento. Per le femmine placentate è diverso; non hanno uova su cui investire tutte le loro energie e possono scegliere gli spermatozoi con cui fecondarle anche dopo l’accoppiamento con diversi maschi, oppure abortire.

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