Cultura e Società

Con i videogiochi violenti impari ad uccidere?

Ennesima strage negli U.S.A. attribuita ai videogiochi

Questo è stato un weekend da dimenticare negli Stati Uniti. Nel giro di poche ore, due sparatorie di massa a El Paso, Texas e Dayton, Ohio, hanno causato oltre 25 vittime e molti feriti.
Come quasi sempre, le tragedie vengono utilizzate come mezzo di propaganda – mosse ad alimentare le proprie ragioni – ed i politici non hanno perso tempo ad utilizzare i media per dire la loro sui videogiochi violenti.

PERCHÉ LA COSA RIGUARDA I VIDEOGIOCHI VIOLENTI

Dan Patrick, governatore del Texas si è espresso così:

Abbiamo sempre avuto armi ma ultimamente vedo l’industria dei videogiochi che insegna ai nostri giovani a uccidere

Sul numero di Luglio del Perspectives on Psychological Science troviamo un articolo che parla della pericolosità dei videogiochi violenti a opera di Maya Mathur e Tyler VanderWeele. Alla luce dei commenti del governatore, il contenuto potrebbe rispondere adeguatamente alle sue dichiarazioni.

Nel pezzo, infatti, si legge di diversi studi condotti per risalire e individuare fattori importanti e scatenanti per la manifestazione di comportamenti aggressivi nei soggetti.

I giornalisti hanno condotto una meta-analisi delle ricerche, fornendo un quadro completo di tutti quegli studi che sono stato condotti da associazioni e istituzioni autoritarie, per capire se i videogiochi violenti possano sviluppare o meno nei soggetti, fenomeni d’ira e/o rabbia.

Nel complessivo, l’inchiesta ha dimostrato che non ci sono dati consistenti tra l’incremento di aggressività dei volontari e la fruizione di titoli videoludici. Gli studi vanno ad annullarsi l’un l’altro, suggerendo che il ruolo condotto dai videogiochi violenti, negli artefici delle sparatorie, ricopre un’importanza relativa in base agli altri e numerosissimi fattori scatenanti come condizione sociale, ideologie, patologie ed esperienze segnanti.

Con un videogames non si impara ad uccidere e se i multiplayer e i giochi online, forniscono situazioni di maggior “stress” dovute alle competizione, dovremmo prendercela un range più esteso di interessi e discipline. Il fatto è che l’accusa del governatore è basata su una concettura debole che da anni alimenta propagande senza affrontare mai realmente il problema della violenza nei videogames, figuriamoci quello dei giovani attentatori.

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