Fumetti, Comics e Manga

Manga hentai: quello che spesso l’occhio non vede

"I read hentai for the plot", dice un famoso meme. E forse non sbaglia così tanto.

Parliamo di Hentai.

Bene, ho già la vostra attenzione.
Nell’era dell’internet – inutile girarci intorno – tutti noi saremo passati, volenti o nolenti, davanti a qualche esempio di questa definizione. Per chi conosce già ampiamente il panorama della produzione nipponica non c’è sicuramente da introdurre nulla; per chi invece ne è digiuno, con il termine Hentai si definisce nel dettaglio quel tipo di produzione manga o anime a carattere fortemente pornografico – non fate quelle facce, siamo adulti, possiamo parlare di queste cose.
In realtà, nella lingua giapponese il termine non si riferisce unicamente alla produzione sopra citata, ma non stiamo qui a puntualizzare, ora.

Nonostante tutto quello che si possa pensare al riguardo, però, molto spesso queste produzioni non sono unicamente incentrate sul mostrare ripetutamente scene di sesso gratuito (ho detto “spesso”, non “sempre”): per quanto possa infatti sembrare strano – e forse per certi versi anche inutile – una buona trama è molte volte alla base di questi lavori.

Certo, tutto dipende anche da cosa ci si trova davanti. Per il suo carattere, la produzione di manga del genere Hentai è estremamente varia ed aperta alla produzione da parte di autori famosi come di semplici utenti dell’internet – ve lo ricordate Highschool of the Dead? Indovinate che cosa ha fatto il suo disegnatore prima.
Possibile dunque che il caro vecchio meme “I read hentai for the plot” abbia un fondo di verità? Effettivamente sì.

La presenza di una trama, ovviamente, è spesso strumentale alla tipologia stessa di pubblicazione: una serie avviata, quindi con uscite definite ed un certo numero di capitoli, avrà necessariamente bisogno di qualcosa su cui basare anche la minima situazione. Diverso può essere il caso dei Dojinshi (o Doujinshi, come spesso si trova sull’internet), ovvero produzioni esterne ai normali circuiti di pubblicazione: queste possono essere sia frutto di artisti già affermati – non è raro che molti decidano di pubblicare in proprio seguendo questa formula – come di esordienti o semplici appassionati.

Non esageriamo comunque con la fantasia: non dobbiamo necessariamente pensare ad una trama in grande stile con dei personaggi carismatici alla Capitan Harlock; quello che basta, spesso, è semplicemente qualcosa che riesca a tenere il lettore interessato a quello che realmente accade, che si parli di colpi di scena come di semplice attaccamento ai personaggi. Non è poi così strano, se torniamo solo per un attimo a quelle che sono le origini della tipologia: basti pensare che anche il maestro Go Nagai (Devilman, Mazinger Z, Jeeg Robot e la lista sarebbe infinita) ha inizialmente mosso i suoi passi in questo campo – c’è qualcosa che quest’uomo non ha inventato?

la scuola senza pudore
Perché giustamente non gli bastava inventare il 90% dei robottoni che oggi abbiamo, voleva anche fare altro.

Nonostante il suo esordio si avvicini di più a quello che è il genere propriamente definito “Ecchi” (dove la tematica sessuale viene trattata più dal punto di vista soft, spesso legata più a situazioni imbarazzanti o comiche più che alla rappresentazione dell’atto vera e propria) piuttosto che puramente Hentai, con La scuola senza pudore, Nagai dimostra come si possa coniugare il provocatorio al comico, tramite la caratterizzazione particolare di personaggi e situazioni.

D’altra parte, anche se in tal caso l’intento dell’autore era quello di fare scalpore attraverso le situazioni (il primo caso in cui una tematica del genere veniva posta all’interno di un contesto scolastico, non dimentichiamo che l’anno è pur sempre il 1968), abbiamo comunque già detto come quest’opera non si ponga nel segno dell’Hentai vero e proprio. Eppure vi sono casi in cui, nonostante il cambio di toni più forte verso una rappresentazione della sessualità più spinta, continui ad esserci la volontà di mantenere una certa costruzione della storia e, perché no, anche darle una certa importanza.

Un esempio in questo caso è la serie Futari Ecchi, di Katsu Aki (se il nome vi suona nuovo ed avete una certa età, forse avrete visto casualmente qualche puntata de I Cieli di Escaflowne sulla famosa Anime Night di MTV, di cui ha curato le illustrazioni della versione manga). L’autore stesso, nel parlare della propria opera, la vede più come un “manuale” per il lettore che un pretesto per mostrare del sesso – cosa che in fondo è, considerando il fatto che il manga arriva a trattare le diverse serie di problemi che si possono creare in una relazione di coppia.

futari ecchi
Strano ma vero, c’è anche di questo.

In fondo è chiaro: ci possono essere di certo diversi modi di approcciarsi al genere e, se quello che cercate sono trame solide – che abbiano in mezzo robottoni, ninja o alchimisti – di certo non è questo il tipo di manga da andare a cercare: anche perché, nonostante quanto detto fino ad ora, questo non è certo la norma. Quello che abbiamo riportato qui era giusto qualche esempio, ma abbastanza per sfatare la totalità del mito. Se non siete d’accordo o state cercando qualcosa che sia priva della componente narrativa, è il caso di cambiare totalmente territorio e abbandonare i fumetti; tanto vale conoscere donne o uomini online su un sito di incontri da Sassari a Trieste, da Torino a Palermo e trasformarsi in ultracinquantenni con FaceApp.

Non tutto è riconducibile al romanticismo o alla coppia felice: più di una volta l’hentai viene usato come pretesto per mettere in scena situazioni oltre il limite del demenziale – e non è poi così difficile da immaginare. Che ci possano essere anche risate quindi? Non è da escludere, basta solo trovare il titolo adatto.
I read hentai for the plot? Possibile, non sempre ma è possibile.

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Tommaso Mellace

Cresciuto sin dalla tenera età a pane e videogiochi, passa i primi anni della sua vita eliminando astronavi su XataX e sparando raggi laser contro lumache aliene in Commander Keen 4, fino ad entrare in contatto con il variopinto mondo Pokémon, di cui è schiavo tutt’oggi. Grazie ad MTV conosce il mondo giapponese, bombardando il suo cervello di dodicenne con anime quali Trigun e Neon Genesis Evangelion, i cui effetti si riveleranno devastanti. La presa di coscienza dell’esistenza del fumetto americano sarà il colpo finale per la sua vita, che spazia oggi tra una missione di Metal Gear ed un numero di Batman. Appassionato anche di musica, passa il resto della giornata a suonare la sua chitarra elettrica, passando da un riff dei Megadeth al main theme di Legend Of Zelda. Dovendo prendere come punto di riferimento i dati immagazzinati nella sua testa, è autore di diverse trame per altrettanti diversi progetti. Il problema principale è la sua totale pigriza, che lo porta a non scrivere mai nulla di quello che immagina, con conseguente perdita totale di ogni buona idea. Si spera che adesso possa cambiare qualcosa.

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