Libri e Letteratura

L’incubo di Borel, una nuova distopia di Raul Londra

Il nuovo libro di Raul Londra

A volte, quando leggiamo la prima pagina di un libro, si ha come la sensazione di aprire una finestra e di sbirciare ciò che succede all’interno. Lentamente, per non far rumore, ci sporgiamo oltre il bordo e osserviamo con una naturale e sana perplessità le prime immagini che si parano davanti agli occhi e, prima ancora di potercene rendere conto, la curiosità ci ha già divorati, finendo per volerne di più, sempre di più. Scatenare questa reazione in un lettore non è assolutamente semplice. Ci vuole una comprovata arte descrittiva dalla propria, possedere quel “talento per la punteggiatura”, destreggiandosi tra virgole e punti come se fossero dei sospiri a cui dare il giusto peso. E, in questo, Raul Londra si è mostrato ancora una volta perfettamente all’altezza. Dico ancora una volta perché, noi de Il Bosone, abbiamo già avuto la possibilità di parlarvi di una delle sue opere, La bambola di pezza (clicca qui per la nostra recensione), recante un tema forte e quanto mai attuale, capace di denunciare una realtà troppo spesso sottovalutata con la tipica delicatezza che contraddistingue la penna dell’autore.
Ma spostiamoci su un altro versante, su un altro genere, e oggi sono qui a presentarvi: L’incubo di Borel, collana Nhope, prima edizione Maggio 2019.

incubo di bore
La copertina del libro

Come già anticipato, la potenza descrittiva della scrittura di Raul Londra è così forte che bastano poche righe per farci catapultare subito in una stanza, precisamente un bagno, dove possiamo “assaporare” il malessere di una donna, Deliah, come se lo stessimo vivendo sulla nostra pelle. La donna sembra essere sopraffatta dalla paura, dall’angoscia e dal senso di colpa, in un miscuglio di ansia e rabbia che la portano ad abbracciare il water per riversarci dentro la propria bile. Le piastrelle del bagno contro cui si poggia, ci fanno immaginare quella sensazione di freddo e umido sulla pelle, mentre il suo sguardo si posa su un cadavere poco distante da lei, avvolto in quella che viene descritta come una poltiglia giallastra.  Perché c’è un corpo morto in quel bagno? Perché è stato ricoperto con quella sostanza della consistenza del miele? Sembrerebbe essere un thriller, qualcosa su cui indagare e capire perché il tutto sia avvenuto, se non fosse per il fatto che il cadavere, all’improvviso, prende a muoversi e si alzi a sedere, puntando lo sguardo vacuo e assente sulla povera (?) Deliah che, al limite della disperazione, afferra la pistola e ne poggia la canna sulla lingua, all’interno della bocca. Persino il lettore può sentire il sapore della polvere da sparo. Ed è qui il talento dello scrittore. Riuscire a far percepire delle sensazioni fisiche, quelle dei protagonisti della sua storia, anche a chi, magari, è comodamente seduto sul proprio divano, al riparo da tutto ciò che “non è normale”. E così ci si ritrova a far propri i sentimenti di Deliah che, dopo aver premuto il grilletto, si rende conto di essere ancora viva per aver distrattamente dimenticato di non aver rimosso la sicura dell’arma.

Un’arma non era crudele. Chi la utilizzava poteva esserlo. Un’arma, in qualche caso poteva essere quasi caritatevole. Un’arma poteva essere l’unica via d’uscita.

Ho particolarmente apprezzato questo momento. Sopravvivere al tentato suicidio, il pianto disperato che rilascia l’adrenalina accumulata e “aggrapparsi a se stessi” come alla ricerca disperata di un’ancora di salvezza. Eppure, questo evento sembra cambiare qualcosa in lei e, all’improvviso, compare una nuova parola nella storia: speranza. Deliah sta aspettando qualcuno, vuole assolutamente che questo qualcuno arrivi e, quando finalmente lo vede comparire all’orizzonte, sa (forse?) di essere finalmente libera. Ma da cosa? Da chi? Qual è la sua parte nella storia? E com’è mai possibile che un cadavere, avvolto in una strana poltiglia giallognola, si possa muovere? Queste sono solo alcune delle innumerevoli domande che, un qualsiasi lettore, si porrà dopo aver letto l’estratto de L’incubo di Borel. Le pagine scorrono rapidamente e ci si ritrova immersi quasi subito nel mondo descritto dall’autore, fatto di toni forti, diretti e impreziositi da quell’empatia che sembra essere tipica di Raul Londra e che traspare da quelle poche parole che Deliah pronuncia, balbettate in sussurro carico di angoscia e senso di colpa.

Che cosa aspettate, dunque? Leggete, leggete e leggete ancora e, soprattutto, non perdetevi L’incubo di Borel che trovate su Amazon a questo link: https://www.amazon.it/Lincubo-Borel-Raul-Londra/dp/8833662799/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1559557253&sr=1-2. Da parte mia, di sicuro, non lo farò!

Non mi resta altro che augurarvi buona lettura!

Paola.

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