Anime e Cartoni

La Maledizione di Evangelion: le origini del mito

Storia di un adattamento costato tanto

Parliamo di Evangelion e del caos generato dal suo arrivo su Netflix; cercando di non trascurare la sua “Maledizione”. Il recente ri-adattamento italiano della serie Neon Genesis Evangelion, ha alzato un polverone tale che per qualche giorno, su internet, abbiamo vissuto momenti di panico degni di una vera calamità naturale.

Viviamo in un mondo in cui le mezze misure non sono più accettabili; spesso si grida al capolavoro e altrettanto frequentemente, al fallimento totale. Obi Wan avrebbe detto che solo un Sith vive di assoluti, ma non è questo il caso. Evangelion, nel corso della sua lunga carriera ha letteralmente diviso l’opinione pubblica, spingendo i suoi spettatori verso due vertici completamente opposti l’un l’altro.

Evangelion si ama o si odia. Così, più comunemente, potremmo definire la relazione con l’anime di quanti stanno dibattendo in merito al Cannarsi-gate.

Anche le discussioni in cui lo stesso linguista è intervenuto – quelle ad opera di alcuni youtuber – hanno visto il confronto di fan al limite della credibilità: è stato come assistere a delle debacle su chi ce l’avesse più lungo… Il diritto di sostenersi fan di Evangelion o meno.

Iniziamo dicendo che questo titolo – La Maledizione di Evangelion – mi è venuto in mente a causa di un discorso fatto da Asuka nel film 3.33. Per chi non lo ha visto e non vuole spoiler salti direttamente al prossimo paragrafo, altrimenti continuate la lettura.

Dopo 14 anni dal Third Impact, si scoprono tante magagne della NERV ma in particolare che i piloti degli Evangelion non possono invecchiare e che rimarranno quattordicenni per sempre. Asuka chiama questa sindrome: La Maledizione degli Eva.

Per i Fan: un colpo di genio.

Per gli Haters: Una stronzata.

Ma ne parleremo in seguito quando svelerò cos’è questa “Maledizione” di Evangelion.

PERCHÉ QUESTO ADATTAMENTO NON VA BENE?

Partiamo dicendo che si, anche secondo me questo adattamento – che vede spesso una traduzione letteraria, quasi aulica – non va bene. E non perché gli Angeli sono stati rinominati in Apostoli (che in un certo senso sarebbe anche giusto), ma perché spesso si usa un linguaggio troppo – permettetemi il termine – arcaico, per la storia che stiamo andando a trattare.

Noi infatti vediamo il mondo di Evangelion con gli occhi di un adolescente – Shinji – che pur circondato da tecnicismi e cose che non capisce, non parla come un poeta dell’800 e il suo mondo è racchiuso, letteralmente, nella musica del suo walkman. Questo errore si commette persino nella prima versione in lingua originale che non ha saputo gestire l’educazione di Shinji con un lessico adeguato. Così come per altri.

Cerchiamo di capirci insomma: ci può stare che un generale decorato dica “nessuna recalcitranza” essendo un termine esistente seppur poco usato; ma se un quattordicenne introverso dovesse affermare “questi occhi non li inganni” piuttosto che “non mi freghi, bello”, tutto risulterebbe incoerente (illogico) anche dal punto di vista narrativo.

Quindi l’adattamento è sbagliato per una questione di forma, e non di sostanza. Per quello, Cannarsi ha cercato di essere il più fedele possibile all’opera originale; cosa che ha spiegato più e più volte in quelle live tanto cliccate e condivise da youtube dove, chi più chi meno, voleva dimostrare che fosse in errore.

In ogni caso, il popolo di Internet è insorto, ferocemente aggiungerei, e anche in virtù del fatto che per alcuni, Evangelion è un’istituzione degli anime per partito preso e non perché lo conoscono davvero. Molti neanche hanno visto la versione di Netflix, l’Evaflix come lo hanno rinominato, e si sono lamentati sulla base di dicerie e meme.

Eppure le offese e le minacce sono piovute dal cielo come fosse un castigo divino – almeno secondo il fandom – che non solo ha intasato i social per giorni, ma che ha visto quasi tutti i fan dell’opera criticare e giudicare il lavoro di Cannarsi anche precedente sentendosi giudice, giuria e non desiderando altro che essere anche carnefice (e poi lui fu appellato presuntuoso).

Sostengo, comunque, l’idea che un fan ha il dovere morale di lamentarsi se la sua opera preferita subisce degli interventi non esattamente idonei. Ma nel caso di Evangelion siamo di fronte a una religione, un monolite intoccabile dell’audiovisivo nipponico che nel corso degli anni si è installato su un podio assoluto immaginario dei ragazzi che a 12 anni, l’hanno visto per la prima volte insieme all’anime night di Mtv.

In realtà, anche se le critiche a questo adattamento sono giustificate, non si può non citare tutte le volte che Evangelion è stato letteralmente messo sotto i bisturi di autori e operatori vari.

Chilometri di fanservice non hanno destato le polemiche e neanche la riproposizione degli stessi contenuti in tutte le salse. Che paradossalmente sono gli stessi che hanno esultato nel primo cambio di finale come nell’attuale rimozione della lingua italiana dalla piattaforma di streaming, ma che hanno taciuto per i reboot riproposti.

I disinformatori, insomma, che rendono le speculazioni una bibbia da seguire come compendio di Evangelion, sono all’ordine del giorno (sono gli stessi che sostengono che il genere dell’anime in questione non sia mecha); e questo è il motivo per cui scagliare una pietra contro Cannarsi (in modo metaforico), è giusto. E lo è ancora più, dopo un accurato e generale esame di coscienza. Denudiamo Evangelion per capirne le origini e i vari perché.

EVANGELION: PARLIAMO DELLE ORIGINI DIMENTICATE

Sono un fan del filone Mecha e Robot da sempre. Ogni singola serie, film, libro, fumetto, che include un robot pilotabile da un essere umano, lo devo recuperare. Questo giusto per dire che a parlarvi non è il solito professorone, ma uno che l’argomento lo ama.

Mi sono capitate sotto mano molte serie belle ed ispirate, molte che rasentavano lo schifo più assoluto, altre che non erano ne carne e ne pesce, ma mai nessuno ha fatto parlare di se come Evangelion.

Diciamo che con l’arrivo di Evangelion, coloro che ignoravano il genere hanno tracciato una  Linea Maginot nel tempo che – come l’arrivo di Gesù – resetta il calendario; con la differenza che nel calendario cattolico, c’è un prima e dopo cristo, nel calendario di chi adora Evangelion, non esistono termini di paragone con tutto quello che lo ha preceduto. E anche se a molti possa non sembrare, c’è sempre un “prima di”.

L’opera – considerata da tutti il più grande capolavoro del Giappone – si ispira a quei manga e cartoni animati che lo sceneggiatore Hideaki Anno, seguiva durante la sua gioventù. In particolare, sono tre le storie che più hanno dato ispirazione ad Evangelion: Mazinger Z, Devilman e Mobile Suit Gundam.

Devilman, grazie anche al Crybaby di Netflix, è riuscito ad arrivare alle grandi masse; Mazinger Z e Gundam sono rimasti invece nella loro nicchia di stimatori. Molti non sanno che la maggior parte delle tematiche trattate in Evangelion – come la scrittura dei personaggi – nasce proprio dalle storie che hanno reso famoso il super robot Mazinger Z e le storie tragiche dei primi Gundam. 

Questa cosa non è sbagliata. E’ bello ispirarsi a qualcosa ed adattarlo, evolverlo in base ai tempi, renderlo più gradevole e magari evitarne le censure (come con Mazinger Z)… Ma pare essere questo un discorso che i fanatici proprio non possono accettare. La ritengono quasi un offesa, proprio come offesa è stato ritenuto il nuovo adattamento (nonostante cambi la forma e non il senso del discorso). Eppure, non sono state solo queste tre serie ad ispirarne la nascita ed Evangelion è proprio un insieme di tante cose.

I migliori personaggi dell’opera sono infatti citazioni stereotipate dei protagonisti della serie di Go Nagai. Tra gli esempi più lampanti abbiamo Gendo Ikari che è una riproposizione di Kenzo Kabuto; Asuka che è una versione più femminile di Tetsuya Tsurugi (il miglior pilota di tutte le serie), Ryoji Kaji caratterialmente è ispirato ad Hayato Jin (della serie Getter Robot) e così via; ma la citazione più bella ed al contempo la più ignorata è quella di Rei Ayanami, un chiaro riferimento a Donau Alpha 1 e Lorelei Heinrich.

Lorelei si presenta come una bambina di dodici anni sempre sulle sue – anche se si apre con Shiro Kabuto, figlio più piccolo di Kenzo – del quale si innamora. Si scoprirà in seguito che Lorelei è un essere umano artificiale creato da Schtroheim Heinrich che pur crescendola come una figlia in realtà le ha donato la vita per essere il tassello di completamento del suo Donau Alpha 1 (che il suo nome Tedesco non letto da un giapponese è Danubbio A1) che ritiene essere il Super Robot in grado di sconfiggere Mazinger Z.

La trama che lega Rei all’Eva 01 è di base diversa, ma come detto non è un problema l’ispirazione, il problema è ritenerla un’offesa all’opera che viene venerata come una Divinità. Purtroppo la Maledizione di Evangelion inizia proprio rinnegando tutto ciò che ha condotto l’opera ad essere quello che è, partendo dal dimenticare che è il sequel spirituale di un altro cartone animato.

PUNTA AL TOP! GUNBUSTER: IL VERO CAPOLAVORO DI HIDEAKI ANNO

Punta al Top! Gunbuster, è la prima serie animata del genere Mecha scritta e diretta da Hideaki Anno. Ritenuta da quest’ultimo il suo capolavoro. Come per Evangelion, anche Gunbuster trae ispirazione dalle opere sopra citate, e non solo; lo stesso titolo “punta al top!” in giapponese “oppu wo nerae!” è una citazione a “Ace wo nerae!” (in Italia conosciuta come Jenny la tennista).

Gunbuster è in apparenza una classica riproposizione del filone Super Robot, ma in realtà il regista cerca di gridare al pubblico “vedrete che i robot sono solo la punta di un Iceberg”. Peccato che non verrà mai ascoltato e questo lo condusse alla depressione.

In una storia che ANTICIPA DI 7 ANNI QUELLA DI EVANGELION la protagonista Noriko – a cui Shinji Ikari è ispirato – dovrà trovare da sola la forza di credere in se stessa, nelle sue capacità e nel frattempo cercare di salvare il mondo pilotando l’arma che si sovrappone fra la salvezza e lo sterminio del genere umano. A causa dell’invidia dei suoi compagni – che affermano sia stata scelta solo perché é la figlia dell’ammiraglio a capo delle difese terrestri – nasce in lei l’insicurezza di non trovare il suo posto al mondo tipico dell’adolescenza.

Ma Gunbuster non è neanche l’unica opera che usa i Robot per raccontare una storia degna di questo nome precedente ad Evangelion. Alla fine degli anni 70, ancora prima di Gundam, Yoshiyuki Tomino provò con Zambot 3 e Daitarn 3 a raccontare storie diverse. Il primo inserisce bambini in un mondo di guerre e razzismo, il secondo cerca di raccontare parodisticamente il genere Mecha stereotipando all’estremo nemici e protagonisti (riuscendoci pienamente) strizzando l’occhietto ai film che in quegli anni spopolavano nel mondo (come i film di spionaggio ed i film sulle arti Marziali).

La vera rivoluzione fu proprio Mobile Suit Gundam. La serie introduceva il concetto di Real Robot. I Mecha non erano più Divinità d’acciao invincibili alimentati da un’energia fantascientifica, ma era una semplice arma mossa ad uno scopo: La vittoria di una guerra.

Un altro esempio di esperimento ben riuscito fu la serie Macross che introduceva la figura delle Idol in un contesto diverso da quello in cui molti la vedono. L’invasione aliena non era più una questione di bene contro male, ma era una questione di mentalità e di una cultura che voleva sopraffarne un’altra. Il punto di incontro che generò dubbi e fermò l’invasione, fu la musica dove la Forza comunicativa dell’Arte riuscì a spezzare le barriere tra due specie diverse.

Persino negli anni 90, parallelamente ad Evangelion, abbiamo avuto opere di pari valore – se non superiori – che non prendono niente da quest’ultima come: Big O, Gaogaigar, Getter Robot Armaggedon e Nadesico. Tutte storie da un contesto particolare che ancora oggi hanno tanto da raccontare e si mostrano attuali.

Purtroppo la non conoscenza del genere non è una colpa… La vera colpa è ritenerle offensive verso un cartone animato di pura fantasia. Ma studiato il passato passiamo alle cose importanti.

LA VERA MALEDIZIONE DI EVANGELION

La vera rovina di Neon Genesis Evangelion sono quei fan ciechi – che nonostante venerino la serie come un Dio – hanno permesso lo stupro di quest’opera.

Tutto iniziò con l’arrivo degli episodi finali della serie originale quando, molti insoddisfatti, minacciarono di morte Hideaki Anno e i membri della Gainax. In seguito arrivarono a compiere atti di vandalismo ai loro beni privati ed alla sede di produzione.

Evangelion non è una storia perfetta, ha buchi di trama, inconcruenze ed errori di logica, ma non per questo bisogna bistrattarla. Attraverso gli occhi di Shinji – ed a volte degli altri personaggi – veniamo catapultati in un contesto di pericolo a noi sconosciuto. Il mondo è a rischio e l’unica speranza dell’umanità è un robot ibrido di 40 metri pilotato da un orfano in conflitto con il padre che lo ha abbandonato per una bene superiore (*COFF* *COFF KENZO KABUTO *COFF* *COFF*).

Il finale della serie ha perfettamente senso. Volendo distaccarsi ancor di più come aveva fatto con Gunbuster, Hideaki Anno voleva curare più l’aspetto “psicologico” del protagonista attraversando vari stadi della sua depressione invece di offrirci il solito combattimento finale con filosofia a buon mercato… Ma la cosa non piacque ed il finale fu riscritto ben due volte.

Inutile dire che i Fanatici furono più che contenti: Il finale sulla cura della depressione era stato cancellato, la filosofia dietro il finale lasciò lo spazio ad una storia prevedibile e senza reale utilità, ma soprattutto Shinji ebbe tre finali romantici (con Misato, con Asuka e secondo alcuni purtroppo anche con Rei/sua madre… BLEAH!).

Eppure non bastava. Il culto di Evangelion crebbe ancora di più. Tutte le dichiarazioni fatte dagli autori vennero rinnegate – eppure su internet ci sono ancora – e la speculazione divenne la cosa più importante. Nessuno poteva più permettersi di avere un parere diverso dalla massa: O Evangelion è un Capolovoro primo nel suo genere ed innovativo, oppure semplicemente sei un cretino che non capisce niente (e l’ho sentito e letto più volte affermare dai gruppi fanatici).

Come in una setta, l’idea di venerazione si trasforma in un virus famelico che costrinse gli autori a riproporre la storia in un fumetto (che tranne per il finale, mantiene gli standard alti della prima serie), in nuovi film e Shin-Godzilla.

LA DISTRUZIONE DI EVANGELION

Soddisfatti, ma non completamente, le speculazioni crebbero e giunsero così i nuovi film.

Venne sempre dato più spazio a Rei ed al triangolo amoroso tra lei, Shinji ed Asuka. Molte scene vennero modificate proprio per alimentare questo rapporto. Prima di tutto, la scena in cui Shinji incontra per la prima volta l’Eva01; a causa di un crollo per l’attacco del primo nemico, l’Eva si attiverà da solo per proteggere il ragazzo.

Questa scena aveva una doppia chiave di lettura: Prima di tutto strizzava l’occhietto a noi, vecchi fan del genere Mecha regalandoci una macchina che mostrava sentimenti umani verso il suo pilota; poi ovviamente offriva il primo indizio sull’anima della madre di Shinji nel nucleo del Robottone.

Ecco la terza waifu formosa e con gli occhial che mancava al cast
Ecco la terza waifu formosa e con gli occhial che mancava al cast

Ma la scena venne tagliata e sostituita da cinque minuti di Rei ferita costretta a pilotare l’Eva perché Shinji si era rifiutato… E si badi che lo screenplay di Rei non sia troppo corto, i fan potrebbero arrabbiarsi di nuovo. Un’altra importante scena tagliata fu la battaglia dell’Eva04 dove – invece di avere l’amico di Shinji in pericolo – abbiamo Asuka  – con la sua nuova tuta trasparente – a bordo dell’Evangelion posseduto dall’angelo.

La peggior scena ad essere cambiata, però, è quella successiva a Shinji che finalmente decide di affrontare suo padre rimanendo a bordo dell’Eva01 e minacciare l’intera NERV… Nel film, viene sostituita con lui che piagnucola e sbatte i piedi del Robottone sul centro di comando.

Con l’arrivo del film 3.33, Evangelion è stato – per me – definitivamente ucciso, ma per fortuna una parte dei fan continua a disprezzare la piega che ha preso e ad apprezzare la prima serie. Questi coraggiosi stimatori sono per lo più quelli che del nuovo adattamento si fregano poco e soprattutto non hanno inveito contro Cannarsi che, se sbagliando o no, ne sa comunque molto più di loro in fatto di adattamento.

Netflix sapeva cosa Cannarsi stava facendo e gli è andato bene (e non è la prima volta che Netflix rovina serie o qualche film).

Nessuno vi ha puntato una pistola in testa obbligandovi a guardare la serie di Netflix, ne tanto meno il mondo smetterà di girare solo perché è stata toccata la vostra serie preferita.

Comunque si, la serie di Evangelion è stata rovinata, ma non da Cannarsi o Netflix … Ma dall’atteggiamento di alcuni fan.

Creando disinformazione, dando per scontate alcune speculazioni, lottando contro chi la pensa diversamente da loro e soprattutto accettando lo scempio dei film che elimina le cose buone della serie perché affamati di fanservice. Questa è la Maledizione di Evangelion. Siete voi fan che rendeteè il fandom tossico.

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