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L’ANTICO EGITTO: La magica lingua dei rebus

I vari tipi di scrittura egizia e la Stele di Rosetta, una scoperta che rivoluzionò la storia dell’Antico Egitto

La popolazione dell’Antico Egitto attribuiva, ai simboli della scrittura, un valore magico. Ecco perché li chiamavano “medu neter” che significa “parole del Dio” in riferimento al dio Thot (dio inventore della scrittura, delle arti e delle scienze e patrono degli scribi). Nel corso della storia, si svilupparono diversi tipi di scrittura.

  1. Scrittura Geroglifica, che significa “testo sacro inciso”, era la più antica ed era utilizzata per lo più per incidere testi sulle pareti dei templi e delle tombe, oppure sui monumenti in pietra. Si legge sia da destra a sinistra, sia viceversa; infatti, per riconoscere il verso giusto di lettura si deve notare dove guardano gli animali e gli esseri umani rappresentati, poiché sono sempre rivolti verso l’inizio della riga di scrittura. Tuttavia, in genere l’egiziano classico era scritto in maniera tale da leggersi da destra verso sinistra (come l’arabo). I geroglifici, pertanto, combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici.
  2. Scrittura ieratica, che significa “scrittura sacra”, si sviluppò in seguito alla geroglifica ed era una specie di corsivo usato prevalentemente per redigere documenti su papiro (superficie di scrittura ricavata da una pianta acquatica, presente non solo nell’Antico Egitto ma molto comune nel Delta del Nilo e in alcune parti del Mediterraneo) o altro materiale scrittorio. Era la scrittura dei sacerdoti egizi e degli scribi, in quanto era utilizzata solamente nella trascrizione dei libri sacri.
  3. Scrittura demotica, che significa “popolare”, era usato generalmente per un uso amministrativo e quotidiano.
  4. Scrittura copta, utilizzata verso la fine della storia egizia quando venne utilizzato l’alfabeto greco, e quindi la scrittura alfabetica, con cui si riusciva a tradurre i suoni delle parole in segni. Era rappresentata da caratteri molto simili al greco tranne sette derivanti dalla scrittura geroglifica.

La decifrazione dei geroglifici

Fu nei primi dell’Ottocento che l’egittologo francese Jean François Champollion (un vero genio che divenne professore alla sola età di 19 anni) riuscì a decifrare la lingua geroglifica. Champollion si basò sulla famosa Stele di Rosetta, rinvenuta nella spedizione di Napoleone Bonaparte in Egitto nel 1798, che presenta un testo trilingue: geroglifico, greco (o copto)e demotico. Confrontando il testo geroglifico con quello greco, Champollion non solo riuscì a decifrare la lingua dell’Antico Egitto, ma scoprì la base del sistema della scrittura geroglifica.

Ma fu nel 1815, quando furono rinvenuti nell’isola di Philae due piccoli obelischi, che Champollion leggendo il testo greco aveva notato che per otto volte ricorreva un anello ovale (il cartiglio), contenente numerosi geroglifici insieme a due segni che non vengono letti (uno determinativo che indica la categoria maschile o femminile cui il nome appartiene e un altro indicante la desinenza dello stesso). Champollion mise in ordine le lettere del nome di Tolomeo Evergete II, osservando la posizione degli ideogrammi, sotto i corrispondenti segni del cartiglio e poté comprendere per ogni segno quale lettera del nostro alfabeto corrispondesse. Lo stesso fece per Cleopatra, l’altro nome raffigurato. Percepì dunque che per ciascun geroglifico non corrispondeva necessariamente una parola, perciò dedusse che essi non erano né pittogrammi né ideogrammi (non rappresentavano esclusivamente oggetti o concetti) ma potevano avere sia valore simbolico sia fonetico.

La lingua dei rebus nell’Antico Egitto

Champollion aveva dimostrato che gli scribi a volte utilizzavano il principio del rebus, che consiste nello scomporre una parola o una frase in frammenti, che sono poi rappresentati da simboli con l’aggiunta di altri a cui dare un suono. Per esempio, la parola Ramses veniva scomposta in Ra-mses e solo la prima sillaba (ra) era rappresentata col metodo del rebus (l’immagine del sole), mentre la parte restante era espressa con l’uso di simboli che rappresentano dei suoni.

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