Cultura e Società

Alla scoperta delle origini di alcuni modi di dire

Le usiamo sempre, tutti i giorni, ma quanto sappiamo sul loro conto?

Sono tanti, davvero tanti. Li usiamo infinite volte nei nostri discorsi di tutti i giorni e non importa se si tratta di un liberatorio sfogo con l’amico del quartiere o di un formale dialogo con il professore relatore della tesi. Loro ci sono sempre. Di cosa stiamo parlano? Dei cosiddetti modi di dire. Eppure, nonostante ne facciamo largo uso, anche senza rendercene conto, di pochi ne conosciamo le origini. Cosa un po’ triste, in realtà, sono così ben inseriti nel gergo quotidiano che, il più delle volte, il problema del loro “perché” non si pone minimamente nella mente di chi ne fa uso. Ed è per questo che, quando il mistero viene finalmente svelato, così, senza preavviso, la reazione è sempre la stessa: pupille dilatate, bocche aperte. Ebbene, preparatevi ad essere stupiti perché, in questo articolo…

Vi svelerò le origini di ben cinque modi di dire!

  1. Passare la notte in bianco
    No, non la notte bianca. Scoprii la sua origine quando ero ancora un’ingenua discipula e, leggendo un interessantissimo libro sulle Crociate, mi si aprì un mondo. Iniziamo dal suo significato, ossia “non dormire di notte”. Ma perché si dice così? Si fa riferimento a un rituale dei cavalieri medioevali. Si diventava cavaliere, infatti, attraverso la solenne cerimonia dell’investitura, generalmente svolta in una chiesa o in un castello, durante la quale il sacerdote ricordava al cavaliere gli obblighi che stava per assumere e benediceva le armi che gli sarebbero poi state consegnate. La sera prima della cerimonia, l’aspirante cavaliere veniva vestito di bianco (simbolo di purificazione) e condotto in una cappella dove trascorreva un’intera notte in preghiera osservando il digiuno. Si trattava di un momento di riflessione sull’onore e la storia degli ordini cavallereschi allo scopo di prepararsi alle responsabilità e alle gioie della sua nuova vita.

Sorpresi? Io, all’epoca, lo fui.

  1. Parlare a vanvera
    Questa è anche divertente, oltre che curiosa. Anche in questo caso, partiamo dal suo significato: “parlare a vuoto, a caso, senza sapere ciò che si sta dicendo”. Ma questo non è l’unico. In una commedia di Giovan Maria Cecchi, Il figliuol prodigo, andata in scena nel 1570, il termine vanvera, infatti, compare anche con il particolare significato di “rumore, confusione” e ciò attesta come, alla metà del XVI secolo, l’espressione fosse già di uso comune nel parlato quotidiano e, più o meno, col significato che noi intendiamo oggi. Ebbene, andiamo al succo del discorso! Perché si dice così? Tra il ‘600 e ‘700 era in uso presso le corti europee uno strumento molto particolare, sembra di origine veneziana: una specie di tubo in pelle applicato direttamente al deretano e nascosto sotto il mantello per gli uomini e sotto le gonne per le donne, esistente nella doppia versione “da passeggio” e “da alcova” (per starsene seduti in poltrona o a letto) e che permetteva alle persone di liberare le proprie flatulenze in tutta libertà e in ogni contesto senza offendere chi era vicino con odori e rumori molesti. Un oggetto chiamato, per l’appunto, vanvera. Da qui, “parlare all’aria” o, perdonate il francesismo, “parlare col culo”. modi di dire

parlare a vanvera

Disgustoso? Un po’ sì, ma questo è il prezzo del sapere!

  1. Piantare in asso
    Il mio professore diceva sempre che tutti noi siamo figli della mitologia, solo che ancora non lo sappiamo. Ebbene, questo modo di dire ne è la dimostrazione. Nel nostro linguaggio quotidiano piantare in asso significa “lasciare qualcuno da solo, solitamente in modo improvviso e inaspettato e, spesso, in mezzo a difficoltà o a situazioni sgradevoli. Sull’origine di questa espressione, a quanto pare, ci sono vari punti di vista. Alcuni dicono che derivi dall’aggettivo latino assus che, per l’appunto, significa “solo, senza accompagnamento”. Altri, i più romantici, forniscono una versione acclamata da chi non si accontenta delle spiegazioni meramente logiche. Quest’ultimi affermano che potrebbe trattarsi della deformazione popolare del nome Nasso, isola greca delle Cicladi nel mar Egeo, famosa per la conclusione della storia di Teseo e Arianna. Infatti, il mito racconta che fu proprio lì che l’eroe, per nulla grato del fatto che l’innamoratissima Arianna lo avesse aiutato col famoso filo a uscire dal labirinto del Minotauro, dopo averla addormentata con una pozione, l’abbandonò da sola sull’isola. modi di dire

Immaginate la scena, al suo risveglio: “Vigliacco non puoi piantarmi in Nasso così!”

  1. Mostrare il dito medio
    Ok, questo non è un modo di dire ma, piuttosto, un modo di fare. Tuttavia ho trovato così curiosa e interessante la sua origine che non potevo non condividerla con tutti voi. In realtà, tale conoscenza viene direttamente dal profilo Facebook di Luca Ward, famoso doppiatore italiano che, spero, non richieda ulteriori presentazioni. Ma andiamo al dunque. Sul significato di tale gesto preferisco non dilungarmi troppo dato che, sono convinta, negli insulti siamo tutti ferrati senza bisogno di aiuti esterni. Per cui… Perché si mostra il dito medio? Sembra che l’origine sia da ricercare nel medioevo quando, alla fine di una guerra, agli arcieri dell’esercito perdente venivano amputati i medi di entrambe le mani, dita che servivano per tirare la corda dell’arco. Dopo ciò, come se non bastasse, questi poveri uomini venivano fatti sfilare di fronte ai loro nemici arcieri che, in risposta, mostravano, per l’appunto, il dito medio, come a ribadire il fatto che, avendo loro il dito incriminato al suo legittimo posto, avevano vinto in tutti i sensi.

dito medio

Incredibile, vero? In realtà, sull’uso del dito medio ci sono molte altre teorie. Gli antichi romani definivano il gesto del dito medio alzato con le parole “digitus impudicus“, traducibile alla lettera come “dito impudente”. Si tratta di uno dei gesti più antichi per insultare qualcuno. Il dito medio rappresenta il pene, mentre le dita piegate ai due lati rappresentano i testicoli. Facendolo, si mostra in pratica qualcosa di fallico al proprio interlocutore, come se si volesse dire “questo è un fallo” e lo si mostrasse alla gente. Un insulto molto primordiale, quindi, che appartiene alle nostre origini più antiche. modi di dire

  1. Falso come Mark Caltagirone
    Modo di dire? Leggenda? Mito? Non tutte le espressioni hanno origine in secoli lontani e, probabilmente, potremo dire alle generazioni future, con molto orgoglio, che noi c’eravamo quando fu coniato un modo per dire che “qualcosa o qualcuno non esiste ed è solo un’eclatante invenzione di chi parla”. Spiegheremo il perché di questo nome e di come un po’ tutti noi italiani ne siamo stati vittime indifese, senza la possibilità di sottrarci a quel gossip talmente presente nella vita di tutti noi, da entrare persino nel gergo comune.

Scherzi a parte, questi sono alcuni esempi di un lista pressoché infinita di espressioni e modi di dire così comuni e presenti nella nostra lingua parlata che, spesso, tendiamo come a darli per scontati, senza chiederci mai il motivo della loro esistenza. Siate sempre curiosi, quindi, con la consapevolezza che per ogni cosa c’è e ci sarà sempre un perché.

Paola.

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