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Ufologia: i Men in Black Esistono davvero? Nì

Il Pentagono ha rilasciato una comunicazione ufficiale sull'esistenza di un programma per lo studio del fenomeno Ufo

La notizia giunge in Italia esattamente ieri, ma sono almeno un paio di giorni che gli appassionati di Ufologia nel mondo, sono in fibrillazione. Il Pentagono, infatti, pare abbia rilasciato una comunicazione ufficiale sull’esistenza di un programma per lo studio del fenomeno Ufo e c’è qualcuno che afferma l’esistenza dei Men in Black.

In una dichiarazione fornita esclusivamente al The NY Post, un portavoce del Dipartimento della Difesa (DoD), ha affermato che un’iniziativa governativa segreta, denominata Advanced Aerospace Threat Identification Program (AATIP), “ha perseguito ricerche e indagini su fenomeni aerei non identificati”.

L’ammissione stessa, di questo dipartimento, smentisce la presunta cessata attività di queste investigazioni che la Difesa aveva dichiarato nel 2012. A quanto pare, invece, gli Stati Uniti sono ancora coinvolti in questo tipo di ricerche, motivo per cui la negazione che il governa aveva espresso in passato, è da considerare come un falso positivo.

Inutile ribadire quanto le comunità di “believers” e complottisti siano in subbuglio per una dichiarazione del genere che descritta da loro, è di una portata epocale – e forse lo è. Ogni volta che si parla di ufologia, infatti, troviamo sempre due schieramenti: quelli che “vogliono credere” e quelli che invece, sono scettici fino all’ultimo respiro.

i want to believe ufologia
Ricordate il poster di X-Files? Negli anni ’90, questa serie-tv andava molto di moda e non era difficile trovare il poster affissato nelle camerette degli adolescenti dell’epoca.

In questo baudelamme di confronti quasi da salotto tv, troviamo necessario fare due appunti per trovare una spiegazione quanto più plausibile, dell’annuncio fatto dalla Difesa americana.

L’Ufologia in termini scientifici

Innanzitutto, nulla di quanto rilasciato dall’ente AATIP fa riferimento al termine UFO. Al contrario, si cita “UAP” ovvero: Unidentified Aerial Phenomena (fenomeni aerei non identificati).

Il motivo è da trovare nel commento di Nick Pope, un funzionario britannico che negli anni ’90 ha investigato sugli UFO per conto del Regno Unito: <<UAP era il termine che usavamo nel Ministero della Difesa per allontanarci dal significato Popolare che aveva preso il sopravvento sulla parola UFO>>.

Nel 2019, infatti, è abbastanza comune, quando sentiamo parlare di ufologia, pensare subito a dischi volanti, rapimenti, leggende metropolitane varie e invasioni aliene. Questo perché durante il corso della storia, il fenomeno ha subito mistificazioni e montature da parte delle comunità estremiste, le quali hanno manipolato l’opinione pubblica circa il reale significato dell’acronimo.

Tant’è che UFO non significa alieni, eppure la connessione mentale che effettuiamo quando sentiamo parlarne è quasi immediata. Unidentified Flying Object, in italiano è tradotto OVNI, Oggetto volante non identificato. La sigla veniva utilizzata dall’aviazione americana e britannica ogni qual volta si avvistava un velivolo (o appunto, un oggetto) non classificabile secondo la fornitura di terminologie in dote agli equipaggi aerei.

La schiacciante presenza della parola UFO, nei rapporti dell’aeronautica anglo-americana, è dovuta al fatto che il termine veniva impiegato anche per definire velivoli o tecnologie ancora sconosciute, in dote alle organizzazioni militari di altri paesi. Immaginate quando la Royal Air Force avvistava – nei cieli della Germania – i primi modelli del Messerschimitt nazista, il progenitore dei caccia moderni che era dotato di propulsione jet e che di conseguenza, era capace di raggiungere velocità e compiere manovre a cui non si era mai assistito prima di allora.

Questo spiegherebbe, almeno in minima parte, la legittimità dei documenti che molti sostenitori di vita aliena sulla Terra, utilizzerebbero per dare credito alle loro teorie finzionali.

Di conseguenza, si delinea la volontà della difesa americana, di allontanarsi dall’ormai diffuso (e abusato) binomio ufo-alieni per affrontare il tema di questo fenomeno con un rinnovato entusiasmo scientifico.

I Men in Black esistono o Gli Usa Studiano i Dischi Volanti, sono tutti titoli altisonanti che il web sta offrendo in riferimento alla vicenda. Ovviamente sono da ridimensionare ma senza chiudere definitivamente la porta al profondo significato che si cela dietro la decisione di un tale annuncio.

I Men in Black Esistono?

Esiste, infatti, un altro lato della medaglia; tra il materiale sotto esame, l’AATIP ha dichiarato di aver studiato casi video e fenomeni non spiegabili, facendo in modo che gli appassionati di ufologia, velatamente, acquisiscano queste informazioni come la possibilità che la spiegazione “aliena” non sia da escludere del tutto.

Per questo motivo, l’argomento “ufo” si sta nutrendo di nuova linfa vitale, tornando ancora una volta in auge tra appassionati e “visionari” di un’era in cui, i dischi volanti andavano letteralmente di moda.

Basti guardare a come un paesino sperduto nel Nevada, come Rosswell, sia diventato una delle attrazioni turistiche più in voga, nel ’90, grazie a un po’ di marketing. Il riferimento al celebre filmato dell’autopsia di un alieno, non è casuale.

autopsia alieno
È il 1995 e due ragazzi inglesi, Gary Shoefield e Ray Santilli, amici fin dall’infanzia, inscenarono la più grande truffa sugli alieni della storia. Questo è un fotogramma tratto dalla sequenza messa in rete. Successivamente, la vicenda è diventata base per un film intitolato “Alien Autopsy”. E’ questo il momento il cui il commentatissimo video del duo inglese, comincia ad essere riconosciuto come un falso…

Poi, tutto d’un tratto, è buio. Arrivano gli smartphone, la tecnologia digitale dilaga ma le prove della presenza di extraterrestri, sul pianeta, diminuiscono drasticamente. Nelle decadi successive, osserviamo un’inversione dei poli; una maggiore consapevolezza dell’artificiosità di presunte prove che molto probabilmente, è provvista da nuovi mezzi in grado di catturare evidenze – e ledere la privacy di molti umani – anche in Alta Qualità.

Il fatto è che di queste evidenze ce ne sono sempre meno e il fatto che il Pentagono abbia voluto condividere pubblicamente questa decisione, ri-apre le speranze che qualcosa, sia successo veramente.

Al di là delle speculazioni che è possibile fare, è previsto dal modello dell’AATIP, considerare con metodo scientifico, le manifestazioni di questo fenomeno.

Dall’isteria collettiva alla possibilità che si tratti di fenomeni atmosferici di cui non ne comprendiamo ancora le origini, non possiamo escludere nulla. L’eventualità che si tratti di velivoli condotti da E.T., è solo una tra le tante opzioni che l’ente governativo esaminerà durante il corso d’opera.

Solo così sarà possibile ri-attribuire credito a una disciplina, quella dell’Ufologia, troppo bistrattata e ingiustamente abbruttita da manipolazioni e appropriazione illecita da parte di chi vuole solo ottenere un po’ di fama.

Rimane da sperare che non sia, invece, un’operazione mediatica per coprire la reale minaccia (o distogliere l’attenzione da) di una popolazione aerea sempre più numerosa di oggetti militari – e non – in dote al proprio governo e agli eserciti di altri paesi – quello cinese, in primis.

Del resto, gli Stati Uniti non sarebbero nuovi a questo genere di alterazioni; ce lo ricorda lo scherzo radiofonico di Orson Welles che ben 75 anni prima degli attuali social network, fu in grado di mandare nel panico mezzo paese recitando un pezzo tratto da La fine del mondo di Herbert George Welles – romanzo di fantascienza in cui delle ostili entità “marziane”, sbarcano su una fattoria di Grovers Mill.

Da questo punto di vista, curioso è il parallelismo che possiamo sviluppare a proposito dell’argomento Men in Black. Esistono gli uomini in nero? Non esattamente, ma mai prima d’ora, la tecnologia è stata in grado di manipolare la nostra mente fino a questo punto. Speriamo non arrivino anche a riprogrammare la nostra memoria come nell’omonimo capolavoro con Will Smith e Tommy Lee Jones.

men in black
FLASH! Cos? Ma dove diamine? Ah, ma è il Bosone. Devo aver letto un articolo sul nuovo film di Men in Black. Sarà stato un pezzo talmente pessimo che devo averlo cancellato dalla memoria breve. Si, dev’essere andata così…

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

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