L'Editoriale

Cos’è un Finale di una storia e a che serve?

Del perché un finale non deve piacere a tutti i costi per essere un buon punto di chiusura

Cos’è un finale e a che serve mettere un punto definitivo a una storia? Che essa sia la storia di un film, di una serie tv, di un libro, di un videogioco… Il Finale è importante perché rappresenta il punto di congiuntura con tutto quello che lo ha preceduto, specialmente con l’atto introduttivo.

Analizziamo insieme questo affascinante elemento narrativo e dei suoi molteplici perché.

Cos’è e perché è così importante?

Il finale – solitamente e non sempre, non c’è una regola – collega il Climax al termine del racconto. Chiariamo il concetto di Climax: il climax è un punto di svolta, è il momento di massima tensione narrativa che si pone come l’apice degli eventi paralleli e anticipa la chiusura della storia.

Del resto, l’utilizzo del climax non è necessariamente da prevedere a poche battute dal finale. Alcune opere raggiungono il picco della tensione a metà corso, per poi proiettare i lettori/spettatori in quello che viene definito l’anticlimax (un famoso anticlimax è quello che segue l’invasione degli alieni nel film “La Guerra dei Mondi” di Spielberg). Poi, c’è da dire che nonostante sia possibile guardare a una serie (saga, telefilm, etc) nella sua interezza, è possibile individuare un climax (e anticlimax) anche all’interno dei singoli episodi. Insomma, questi modelli narrativi si scompattano e li troviamo a più livelli all’interno del testo. Tranne il finale, questo è un elemento speciale perché si trova esattamente al termine dell’opera ed è il punto di congiunzione con tutto quello che lo ha preceduto.

E’ per questo motivo che il finale è il momento che scioglie tutta la tensione accumulatasi durante lo svolgimento. Se dovessimo fare un esempio e utilizzare come punto di riferimento, un’intera serie-tv, la penultima puntata dell’ottava stagione di Game of Thrones mostra un Climax, mentre la 8×06 è chiaramente un finale.

A volte, però, può succedere che gli autori mescolino la formula, provvedendo a un climax molto vicino alle battute finali e addirittura, troncando la narrazione proprio al culmine degli avvicendamenti. Altro esempio, la sesta stagione di The Walking Dead giunge a compimento proprio durante una fase molto concitata: ai piedi di Negan, infatti, si prostrano le teste dell’intera compagnia di Rick. Chi verrà giustiziato? Chi sarà il malcapitato? Chi soccomberà sotto i colpi della mazza Lucille?

breaking bad
Dopo gli esempi, provate a capire quale sia stato il Climax di Breaking Bad. Non è così facile come può sembrare :D Vi aspettiamo nei commenti

Per questo motivo, finali del genere lasciano l’amaro in bocca ma possono rappresentare anche un motivo per cui continuare a fruire di un prodotto narrativo. Nelle serie-tv, in particolar modo, stroncare la storia in un momento che lascia molti interrogativi e altrettante situazioni in sospeso, provvede allo spettatore, il desiderio di continuare a fruire del prodotto pur di scoprire cosa accadrà dopo.

Questa tecnica, è un modo molto efficace che le grandi case come la HBO e la AMC, hanno a lungo adottato per creare delle continuity in grado di tenere gli spettatori attaccati allo schermo.

Questo stesso articolo è un parto nato dagli indiscutibili numeri raggiunti da un fenomeno televisivo come quello di Game of Thrones, che proprio qualche giorno fa è giunto alla sua definitiva conclusione.

Ecco, se da un punto di vista questo ci addolora per la perdita di un abituale appuntamento con i personaggi a cui ci eravamo tanto affezionati, dall’altro bisogna pur ammettere che mettere la parola fine, a una storia, è necessario se non fondamentale.

Un finale, se coerentemente sviluppato, è la ciliegina sulla torta; nel caso di una serie tv, stiamo parlando di qualcosa che da un senso a tutto quello che accade durante tanti anni di messa in onda. Non è facile e spesso, questo è un compito che aggrava immensamente le responsabilità di un autore.

Il motivo è da individuare nel fatto che a quel punto della produzione, si auspica che gli spettatori siano ben affiliati alla storia e ai suoi personaggi e che dunque, si ritroveranno a dover fare i conti con tutti coloro a cui risulta difficile, uscire da questo mondo immaginario in cui si sono consapevolmente addentrati.

Ma in molti casi, un finale che non soddisfa non corrisponde per forza a un pessimo finale, né tantomeno alle presunte scarse abilità degli sceneggiatori/scrittori.

Quando possiamo dire di trovarci davanti a un pessimo finale?

Quando possiamo affermare di aver degustato una pizza davvero orribile? Mettiamo di aver ordinato una margherita ma sulla superficie della pietanza, troviamo delle spessissime fette di ananas.

Un pessimo finale è quasi la stessa cosa: immaginiamo ora di tracciare un cerchio. Non siamo Giotto, quindi il cerchio avrà delle leggere discrepanze qua e là. Alla fine, però, questo segmento andrà a riunirsi al punto di origine, andando a creare una forma circolare, forse non perfetta, ma comunque un cerchio.

Così, diremmo che è un finale ben fatto. Nonostante i problemi, nonostante gli alti e bassi – le discrepanze – a cui una storia è normalmente sottoposta. Soprattutto per quel che riguarda le serie tv che come è noto, devono distribuire il corso della narrazione su più episodi e spesso, dato il forte successo, subiscono rinnovi inaspettati e allungamenti di vario genere – il che non è per forza un male.

Un finale è il momento in cui tutti i nodi vengono al pettine, una sequenza in cui le condizioni, i legami e le vicende con cui l’opera si è costruita e si è evoluta, raggiungono finalmente uno stato di compiutezza.

Insomma, il termine di un’opera è il modo affinché questa finisce. E’ il momento in cui tutto deve acquistare senso altrimenti la linea che abbiamo tracciato non si ricongiungerà come in un cerchio ma continuerà a spingersi verso una direzione ignota, e ne perderemo la vista.

Ma se la storia non è solo buona ma epica, il discorso si inverte: ci chiediamo cosa faremo adesso che la nostra serie tv preferita è finita, percependo un vuoto dentro che non è altro che il desiderio velato di volerne ancora.

Perché anche se un senso ce l’hanno, certe conclusioni non vorremmo che giungessero mai. E questo è il problema paradossale con il finale di molte tra le nostre opere preferite: finiscono.

jon e daenerys finale got

Articolo a cura di Unstable (Emanuele Stavolo) e Dave (Davide Russo)

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