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Metabolizzando il significato di Avengers: Endgame

Endgame non ha niente da dire? Ma fatemi il piacere... Un elogio al film evento dell'anno

Avengers: Endgame è un successo ancora prima che qualcuno possa calcolare gli introiti dei botteghini, è un dato di fatto. Basta andare al cinema per rendersi conto di quanto sia difficoltoso trovare un posto libero. Imprecazioni a parte di un tizio che ha impiegato 3 giorni per assistere alla proiezione, sulla rete si è già detto di tutto.
Il film non sarebbe all’altezza di Infinity War, secondo alcuni. Altri hanno scritto, letteralmente citando, che la trama del film sarebbe fuori luogo e poco credibile. Ma più in generale, la considerazione che si percepisce dai vari blog e siti d’informazione cinematografica è la seguente: il significato di Avengers: Endgame sarebbe nullo o pressoché inesistente.

Si tratterebbe, secondo molti, di un tentativo di chiudere il cerchio e mettere un punto a una storia lungamente tirata. Che non avrebbe niente da dire se non questo; e cioè che i contratti dei protagonisti principali stanno volgendo al termine. Insomma, un titolo privo di messaggio e che non ha niente da dire, tutto fumo e niente arrosto.

Come al solito, la verità sta nel mezzo; se da un lato era già noto e logico che i Marvel Studios avrebbero dovuto trovare un modo per svoltare la pagina di molti tra i membri storici del cast, dall’altro è anche vero che tutto ciò sarebbe dovuto accadere in linea con gli avvenimenti dei fumetti, consapevolezza che ci porta a un punto di fondamentale importanza nell’evoluzione degli eventi.

In poche parole, ciò che è stato realizzato non è solo il capitolo conclusivo di una saga ma un’elaborata ri-composizione che ha visto l’unione di tutti i tasselli mancanti (o fuori posto) di un puzzle in costruzione da ben 10 anni.

Il significato di Avengers: Endgame attraverso il Tony-centrismo

Non è un caso che la storia di Endgame giri attorno a Tony Stark e per svariati motivi. Qualcuno potrebbe affermare che la scelta sia dovuta a un’impostazione di business, ovvero all’iconico successo dalla figura nei primi anni di MCU.

Tecnicismi a parte, l’uomo di latta è colui che incarna al meglio la spiritualità delle produzioni Marvel. Iron Man sarà anche un genio, un filantropo, un miliardario e un playboy ma è anche una persona che affronta gli scheletri nel suo armadio cercando in qualche modo di prevenire quelli del futuro.

Insomma, una figura umana sotto le vesti di un super-eroe. Il suo viaggio inaugura 10 anni di avventure dove le sue – di vicende – hanno anche forti ricadute su quelle degli altri. Artefice e contribuente del gruppo Avengers, Tony si interfaccia da subito come l’uomo con le soluzioni, giuste e sbagliate a seconda dei casi.

Anche esercitando il suo tipico carisma Stark, non è il leader della squadra. Pur essendo un genio, non è il più forte tra i membri. Propone un sistema per difendere la Terra e comunque, non è l’individuo meno irrequieto della compagnia. E’ una persona che cade, poi si rialza e si adatta alle circostanze: Tony è l’uomo che più di tutti, si carica delle responsabilità e ne trae un insegnamento. E’ l’impersonificazione dell’onnipresente massima marvelliana che Peter Parker impara da suo zio, sul punto di morte.

Per questo motivo, Tony è il perno fondamentale della narrazione cinematografica Marvel e chiunque abbia assistito alle proiezioni, non può astenersi dall’esprimere un giudizio emotivo nei confronti di Endgame.

Le seconde chance

Nel primo titolo dedicato ai Vendicatori, Cap America si rivolgeva a Tony in questa maniera: sei grosso con l’armatura, senza quella che cosa sei? Tutti conosciamo la replica dell’uomo di latta ma solo adesso, è possibile percepire il reale messaggio dietro a quelle spocchiose parole.

Il significato di Avengers: Endgame risiede nella grossa carica emozionale delle seconde chance. Non a caso, non passano troppi minuti che la pellicola rimette subito in auge la tensione tra gli schieramenti di Civil War. E’ in quel momento che Tony Stark sfoga tutta la sua rabbia nei confronti di Cap e medesimamente, è in quel preciso istante che l’uomo di latta cade, letteralmente e metaforicamente, esausto e privo di energie per continuare.

Si arrende, pensa al domani e al suo splendido futuro con Pepper. Un paradiso tanto agognato che dona alla coppia una bimba meravigliosa. Eppure, anche il Paradiso non è reale quando ci sono questioni irrisolte nella mente di un guerriero.

Scott Lang, in arte Ant-man, propone una via per continuare la guerra. Per lui sono passate solo 5 ore da quando si è consumata la tragedia di Infinity War, nel suo cuore sente ancora pulsare la voglia di aggiustare tutto – riuscendo a contagiare uno spirito di rivalsa nei membri del team.

Eppure, Tony è lì, nella serenità del suo giardino e dei dolcissimi scambi di battute con sua figlia. “Ti amo tremila“, gli dice, come puoi non scioglierti come un cubetto di ghiaccio? Ma alla fine è per questo stesso motivo che l’uomo dentro all’armatura, ricorda cosa deve fare per proteggere il futuro della sua piccola. Non si può mai attraversare l’oceano se non si ha il coraggio di perdere di vista la riva…

Non è per i doveri da ex-supereroe che decide di dare il suo contributo alla squadra, è per la sua consapevolezza di essere umano – uguale a tutti gli altri, come direbbe la madre di Thor – che Tony torna in carreggiata e decide di lottare contro i suoi presentimenti.

Da questo punto di vista, Endgame diventa un inno contro la morte e la staticità. Così come Iron Man, tutti i sopravvissuti alle Gemme dell’Infinito, lasciano il loro nido di comfort per incamminarsi nuovamente verso la sfida e correggere la sconfitta di Infinity War.

Questo è il momento giusto per mettere da parte i rimorsi e la paura di cadere ancora, per lottare in onore di chi non ce l’ha fatta ma soprattutto per mettere da parte se stessi e combattere gli uni a fianco degli altri.

Il sacrificio finale

Il sacrificio finale di Tony è l’immagine definitiva di questa epopea, ovvero l’uomo che allo schiocco della sue dita non indossa nemmeno l’elmetto protettivo. E la paura si contrae sul suo volto.

E’ questo il segreto del successo dietro ai cinecomics Marvel e all’attaccamento che gli spettatori sviluppano con queste storie: ci raccontano di scelte e vicende eroicamente umane.

Recensori più ottimisti hanno definito il film come un’egregia rappresentazione dello “schema di Propp” (il viaggio dell’Eroe), elemento non del tutto applicabile ma che comunque, ci suggerisce che oltre agli effetti speciali e alle tette di Thor, in effetti, c’è qualcos’altro.

Il film è costellato da richiami e incontri del passato che rappresentano tutti una manifestazione del proprio senso di identità e della lotta all’arrendevolezza.

Non è un caso che i fratelli Russo abbiano deciso di utilizzare una sola, anzi unica, battuta per chiudere le sequenze dei combattimenti in modo memorabile: io sono Iron Man!
E’ l’affermazione di Tony che aveva iniziato l’era di Iron Man e anche quella espressa prima di premere il grilletto, affermando la consapevolezza di se stesso e del proprio passato. Perché sono le esperienze a formare gli uomini e a determinarne le scelte; se non prendessimo in considerazione la nostra identità, saremmo solo succubi di noi stessi – e degli altri. Del resto, l’unica persona che siamo destinati a diventare è quella che decidiamo di essere… Non è forse vero?

A chi ha detto che il significato di Avengers: Endgame fosse completamente assente, basta ricordare paradossalmente qualche numero: la quantità di personaggi coinvolti e la durata del film.

Gli elementi stanno a indicare due cose fondamentali:
la presunta scarsa qualità tecnica della pellicola – cosa tra l’altro falsa, perché è godibilissima – è smentita dalla presenza di un così vasto numero di personaggi, le cui vicende narrative sono accuratamente intrecciate senza mandare in confusione le sequenze;
se in 3 ore e 10 minuti di spettacolo non avete percepito niente al di fuori dell’ilarità scatenata dal vistoso pancione di Thor, il problema è vostro e non del film.

Il significato di Avengers: Endgame per i Fan

Se da un lato, Endgame trasporta un messaggio tutto suo, dall’altro bisogna ammettere che per i fan più accaniti, l’arrivo al cinema di questa pellicola è un vero e proprio evento!

Il Marvel Cinematic Universe è ormai diventato un avvenimento di costume, basti pensare al fenomeno delle fan theory che ha cambiato radicalmente il modo di fare business per compagnie come la Disney .

Non solo, record su record di visualizzazioni al rilascio dei trailer avvengono in continuazione e c’è anche chi si dedica ai suoi personaggi preferiti con l’arte del cosplay o realizzando graziose decorazioni di Halloween.

Anche Google, di recente, ha voluto omaggiare il successo di Endgame creando un’apposita animazione che è possibile osservare immettendo THANOS (si, in maiuscolo) tra i criteri di ricerca. Apparirà il guanto con le gemme e magia delle magie, qualora decidiate di cliccarci sopra succederà che…

Non si può certamente dire che il significato di Avengers: Endgame per gli spettatori casuali, sia lo stesso dei fan più sfegatati. In sala, infatti, troverete individui che al momento del primo film erano solo degli adolescenti. Questa saga ha segnato una nuova generazione e non è improbabile che un giorno, si parli degli Avengers come oggi si parla di Star Wars.

La conclusione di questa saga Marvel ha segnato un frangente di emotività per molti di noi; 10 anni sono passati e altri 10 – si spera – si prospettano davanti alla nostra vita con la differenza che questa volta, saranno arricchiti delle serate e dei momenti spensierati passati ad assistere le gesta (e le gag) di Iron Man, Hulk e compagnia.

Paradossalmente, anche se è stato utilizzato nella promozione del primo film sui Vendicatori, “Live To Rise” è il brano che avrebbe dovuto accompagnare i titoli di coda di Endgame. Brano scritto e cantato da Chris Cornell, in rappresentanza dei Soundgarden, la canzone rende bene l’idea dello stato emotivo che gli appassionati stanno elaborando nella consapevolezza che un’era di intrattenimento, si è appena conclusa.

Ed è proprio su quelle note che noi de Il Bosone vorremmo omaggiare il termine di questa grande saga della nostra epoca, con la speranza che abbia lasciato ma soprattutto, suscitato quante più sensazioni positive a tutti.

What if all you understand
Could fit into the center of our hand
Then you found it wasn’t you
Who held the sum of everything you knew
We’re insane but not alone
We hold on
And let go
Like the sun, we will live to rise
Like the sun, we will live and die
And then ignite again
Like the sun, we will live to rise
What if the one thing that I missed
Was everything I need to pass the test
And if I fail, what happens then?
Can I still count on you as a friend?
We’re insane but not alone
We hold on
And let go

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

4 Commenti

  1. Avengers: Endgame è stato un turbinio di emozioni. Chi dice che non è stato coinvolgente o “nulla di che” forse dovrebbe rivederlo. Ci sono più emozioni in questo film che nella testa di una donna in crisi ormonale.

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