Cultura Nerd

Robot Umani che ci hanno insegnato qualcosa

Una lista di famosi robot del collettivo immaginario che hanno lasciato un segno nel nostro cuore

Che la tecnologia abbia fatto passi da gigante è un dato di fatto; dal primo uomo sulla Luna alla fotografia di un buco nero, oggi siamo in grado di scoprire pianeti e galassie lontane e produrre opere grandiose. Eppure siamo molto lontani dal realizzare qualcosa tipo dei robot umani come quelli che si vedono nei film o in tv.

Per diversi motivi, questi “individui meccanici” sono impossibili da riprodurre. Il motivo è molto semplice. Questi robot umani sono stati concepiti per rappresentare delle caratteristiche dell’uomo e dunque, vivono di propria coscienza come esseri senzienti. Forse è questo l’elemento che attrae i fan e li affascina al punto da adorare – paradossalmente – lo spirito di macchine che in realtà non dovrebbero affatto possedere un’anima.

Nella narrativa e in numerose opere audiovisive, abbiamo assistito alla nascita di personaggi stravaganti, amorevoli, riflessivi o addirittura tormentati da complessi e paure. Sembra quasi che la tecnologia raccontata da queste storia sia proporzionalmente avanzata rispetto alla profondità degli strati presenti nella psiche umana.

E’ con questo presupposto che la fantascienza ha provveduto a distinguere i robot umanoidi dagli androidi; nel primo caso parliamo di robot che hanno sembianze umane ma sono costituiti da componenti meccaniche e ingranaggi. Nel secondo caso, invece, abbiamo robot con in dotazione parti umane. Il paradosso sta in mezzo a queste due categorie perché in entrambi i casi, ciò che renderà vivi questi individui non sarà la loro somiglianza anatomica o la dotazione di organi ma la loro capacità di nutrire emozioni e sentimenti.

Insomma, i robot umani sono un’efficace pretesto narrativo per parlare di diritti, stati d’animo e valori, per dimostrare che quello che conta non è ciò che sembri ma quello che fai. Ma al di là della parabola post-moderna, questi personaggi sono diventati di uso comune nel collettivo audiovisivo al punto da suscitare l’enorme affetto degli spettatori.

Ecco una lista di robot umani che un nerdino non può non aver adorato in vita sua!

Super Vicki

Vicki è un robot della sitcom statunitense ideata da Howard Leeds e prodotta tra il 1985 ed il 1989. Ha le sembianze di una bambina di 10 anni, adottata dalla famiglia Lawson con lo scopo di assistere i bambini portatori di handicap.

Esteticamente sembra proprio una bambina in carne ed ossa, con i capelli legati da un fiocchetto rosso e le guance rosa. Per fare in modo che il vicinato e i parenti non si accorgano della sua vera natura, Vicki viene mandata a scuola.

Anche se il suo “software” viene aggiornato costantemente – per giustificare i cambiamenti dovuti allo sviluppo e alla crescita di una ragazzina normale – e nonostante sia in grado di bere e mangiare, Vicky non è in grado di percepire i rimproveri o comprendere appieno gli ordini. Questo la conduce in gaffe e malintesi altisonanti che mettono allo scoperto i meandri più contraddittori dei costumi della società americana di quel periodo.

Data – Star Trek

Data ha le sembianze di un essere umano ma in realtà è un robot umanoide con delle capacità di calcolo incredibili. Non a caso è molto intelligente e svolge le funzioni di secondo ufficiale, capo operazioni e ufficiale scientifico sull’astronave Enterprise D e successivamente sull’Enterprise E.

La caratteristica peculiare di Data è che, nonostante sia un robot e ricopra una figura analoga a quello del vulcaniano – e logico – Spock, è affascinato dal comportamento dell’essere umano e dalla capacità di provare sentimenti, aspirando a diventare uno di loro.

robot umani dataC-3PO e R2-D2

Alt! Si, effettivamente sono dei robot umani ma il primo è una figura antropomorfica dorata e l’altro è un cestino su rotelle. Il loro aspetto non è decisamente riconducibile all’uomo anche se sono particolarmente emotivi – alcuni direbbero “insolenti”.

Parliamo di droidi, signori, la definizione tecnica per coloro che a tutti gli effetti rappresentano il pilastro dell’economia nell’universo narrativo di Star Wars.

Il motivo per cui meritano una capanna nei nostri cuori è facile: bisticciano, si detestano ma poi fanno pace e tornano a essere più uniti di prima. Sono la coppia più affiatata dell’intera saga di George Lucas, il simbolo della sincera amicizia per generazioni di spettatori.

Non a caso, C-3PO e R2-D2 sono stati spesso descritti come protagonisti alternativi dell’esalogia (prequel + trilogia classica) a opera del regista statunitense. Ovunque accadesse qualcosa, loro due c’erano. E come non si può adorare i testimoni della mitologia di Guerre Stellari?

Bubo

Bubo è l’eccezione della nostra lista. Compare nel film del 1981, Scontro di Titani. Questo robot è difficile da classificare; non è un umanoide, non è un androide, non è alimentato da alcuna energia apparente o combustibile.

E’ una civetta meccanica che ricorda tanto quelle che spuntano fuori dagli orologi a cucù (o altrimenti detti Kuckuck) e soprattutto, è una creazione in stop motion di Ray Harryhousen – il mago degli effetti speciali quando la computer grafica era ancora un sogno.

Questo animale robotizzato, accompagna Perseo e compagni tra le avventure della mitologia classica. Insomma, un robot che non è proprio un robot, che si trova in un universo narrativo in cui i robot non potrebbero esistere. E infatti, è la sua unicità a fare di Bubo, un personaggio da amare così com’è.

Chappie

Chappie è un androide costruito dallo scienziato britannico Deon Wilson – sulla base di altri umanoidi da lui realizzati – per supportare la polizia a mantenere ordina in una città governata dal caos.

Ma al contrario dei suoi fratelli, la tecnologia di Chappie è governata da un’intelligenza artificiale in grado di elaborare ragionamenti complessi e provare emozioni umane.

I progressi dello scienziato non vanno a genio al governo che percepisce la coscienza dell’umanoide come una minaccia e così, decidono di abbatterlo.

Nel tentativo di fuga, Chappie e Wilson vengono rapiti da un gruppo di gangster i quali pretendono di utilizzare il robot per i propri scopi criminali.

Tuttavia, durante le vicende, i mascalzoni si affezionano al robot dallo spirito ingenuo. E anche noi.

Numero 5 – Corto Circuito

Ispirato da una storia di Isaac Asimov, Numero 5 è il protagonista robotico di un film cult anni ’80: Corto Circuito. La storia parla del quinto membro, appunto, di una serie di robot militari che a seguito di un sovraccarico di energia, scappa a piede libero imparando gli usi e i costumi della società civile.

In particolar modo, l’incontro con Stephanie, è illuminante dato lo arricchisce di gradevoli abitudini dalle quale non vuole separarsi. Numero 5, infatti, adora la lettura e guardare i film in tv. Presto imparerà a temere la morte e amare la vita, motivo per cui decide di non ritornare mai più al servizio dei soldati che l’hanno creato. E come dargli torto?

Andrew Martin – L’uomo Bicentenario

Tutti abbiamo visto L’uomo Bicentenario e abbiamo pianto insieme a Robin Williams, interprete di niente poco meno che un robot umanoide che si chiama Andrew.

Attraverso Andrew, abbiamo capito che umani si diventa. Penso non ci sia null’altro da aggiungere.

Marvin – Guida galattica per autostoppisti

Marvin è un individuo robotico altamente paranoico. E’ uno dei personaggi principali della “Guida galattica per gli autostoppisti” ideata da Douglas Adams.

Quest’umanoide è un prototipo di tipo CPV (caratteristiche da Persona Vera) quindi è costantemente depresso. La sua mente, letteralmente citando dal libro, è troppo vasta per essere riempita da qualsiasi occupazione, quindi passa il tempo a lamentarsi per ogni cosa irritando tutti i membri dell’equipaggio o costringendo al suicidio i computer delle navicelle. Non è adorabile?

Questi sono solo alcuni dei robot umani più famosi del nostro collettivo audiovisivo. Cosa ne pensate? Volete aggiungere altri nomi alla lista? Fatecelo sapere nei commenti!

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