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Monkey Punch: il mondo dice addio al creatore di Lupin

Arrivederci Monkey Punch

Giunge solo adesso, una notizia che a molti della generazione dei cartoni all’ora di pranzo farà sobbalzare il cuore. L’11 aprile scorso, è venuto a mancare Monkey Punch. Si tratta del leggendario creatore di Lupin.

Ad annunciarlo è Yahoo! Japan che attraverso Twitter, ha sconvolto il mondo del fumetto e dell’animazione giapponese. E’ vero, Monkey Punch aveva 81 anni ma la sua scomparsa era del tutto inaspettata dato che sembra sia stata causata da alcune complicazioni nate a seguito di una polmonite.

Chi era Monkey Punch

All’anagrafe Kazuhiko Kato, lo storico mangaka di Lupin III era noto in tutto il mondo. Non a caso, la sua opera più conosciuta è diventata, in poco tempo, un cult di portata mondiale.

Successivamente adattato in Anime, il cartone di Lupin è stato trasmesso in tutto il globo, ispirando diverse produzioni e avvicinando i cartoni giapponesi a un genere più maturo – fruibile da strati sociali prima d’ora non considerati target potenziale.

Il franchise risulta tuttora una gallina dalle uova d’oro e conta sulla forza di sterminati intrecci narrativi sviluppati su modello seriale e OVA. Otaku o meno, conoscono bene i personaggi della saga del ladro gentiluomo e anche se Monkey Punch ha tratto la sua creazione dal pre-esistente nome di Arsene Lupin, è della controparte nipponica di cui tutti noi ci siamo innamorati.

I trentenni di oggi, sono tutti cresciuti con le avventure create da Monkey Punch, un uomo noto a pochi in quel momento storico ma indirettamente capace di rendere allegri i nostri pomeriggi e contribuire alla scoperta di un genere che per molti, diventerà una passione.

Proprio come nella sigla di Franco Migliacci (il brano accompagnato dalla fisarmonica per intenderci), Lupin è stato in grado di catturare la nostra attenzione grazie alla sua sindrome di Robin Hood. Un paradosso se pensiamo che questo personaggio era in grado di rubare più il nostro cuore che le ricchezze dei suoi nemici.

Forse allora è questa, l’eredità più grande che il suo autore lascia al pianeta intero; attraverso le vicende di Lupin, Monkey Punch ci ha insegnato a riconoscere i veri tesori da ambire.

Traino della narrazione, è infatti l’attaccamento del protagonista verso i suoi compagni: Lupin non ha mai lasciato indietro Gighen e Gaemon – anche nelle condizioni più disperate – e non ha mai rinunciato all’amore per Fujiko. Ha persino sviluppato un rapporto di rispetto con il suo più acerrimo avversario, Zenigata. Insomma, una parabola di umanità che casca a pennello, nell’era delle barriere e dei blocchi continentali.

Peccato che la lezione ci venga ricordata sempre troppo tardi, attraverso eventi dolorosi. Arrivederci Monkey Punch.

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

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