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Sekiro Shadows Die Twice è un gioco BRUTALE

Il titolo di From Software valutato fino alle prime 25 ore di gioco... Che esperienza, ragazzi!

Salve a tutti! Mi chiamo Mauro e sono un giocatore MEDIO dei “Souls”. Con il termine medio non mi riferisco all’essere un player mediocre (o almeno presumo di non esserlo) ma come termine identificativo di un utente che ha finito più e più volte tutti i titoli From Software degli ultimi anni, dal leggendario Demon’s Souls (2009) al più recente Dark Souls 3 (2016).
Con l’annuncio della data di uscita di Sekiro Shadows Die Twice, ovviamente, e da fan sfegatato dei From, sono corso a prenotare con enorme giubilo la mia copia del gioco su Steam: si, perché credo che questo genere di giochi siano decisamente più godibili su PC grazie alla possibilità di godere dei 60 FPS (Frame Per Secondo), indispensabili nei titoli action con un combat system veloce e preciso… E quindi ancor di più con Sekiro (che in ogni caso sarà il punto di riferimento degli action per gli anni a venire). Non oso pensare alla fruibilità del gioco sulla PS4 standard con il framerate “loccato” a 30fps per lo più instabili.

Dopo 25 Ore di gioco

In questo articolo voglio parlarvi, più che altro, della mia esperienza dopo le prime 25 ore di gioco. Sekiro Shadows Die Twice inizia lasciando al giocatore, una serie di indicazioni più o meno chiare su come interfacciarsi al gioco e su come interagire nella prima area che, in ogni caso, mette a dura prova l’utente e lo approccia a “muso duro” al combat system – il quale è decisamente il più tecnico di tutti i titoli finora sfornati dalla mente di Miyazaki & Co.

Essendo scontri ad armi bianche, il tempismo, la precisione e l’istinto sono fondamentali per sopravvivere. Rispetto ai Souls dite addio agli scudi: qui l’unico modo per difendersi viene demandato alle deflessioni degli attacchi, al salto o al massimo, alla schivata. Apprendere i tempismi del nemico ed imparare bene le deflessioni sono una delle chiavi fondamentali per sopravvivere ed andare avanti nella storia.

In “soccorso” al giocatore, fortunatamente, nella prima area di ristoro – che sarà anche il nostro Hub iniziale – troviamo un NPC con cui allenarsi, una brillante idea per imparare i meccanismi base del combattimento prima di inoltrarsi nei territori di Ashina. Altra cosa importante è sfruttare bene le varie skill a nostra disposizione (sbloccabili con i punti esperienza) e le estensioni prostetiche che man mano troveremo.

Sekiro Shadows Die Twice
Una classica “colluttazione” di Sekiro Shadows Die Twice

Innanzitutto voglio dare un consiglio spassionato a chi proviene dai Souls: SEKIRO non ha nulla a che vedere con i suoi “cugini” e quindi partite dal presupposto che tutto quello pensate di sapere va azzerato o quasi. Se pensate che si risolva tutto con una schivata all’ultimo istante o stando il più possibile alle spalle dei nemici andrete probabilmente incontro a morte certa. Non è possibile, inoltre, livellare statistiche a sbafo (se non paio e in rari casi), quindi non sperate di andare avanti grazie al farming selvaggio o ad una collaborazione online visto che il titolo è completamente singleplayer.

Vi informo, infatti, che il gioco è decisamente PUNITIVO, molto di più rispetto ad un qualsiasi Souls. Oltre agli ostici Boss, il mondo di gioco è costellato da decine di mini-boss altrettanto temibili e pronti in alcuni casi anche a “bishottarvi” se non prestate attenzione. Anche i nemici base sono potenzialmente temibili soprattutto quando attaccano in gruppo. Il gioco fornisce anche meccaniche stealth e l’eccezionale rampino che coadiuvati permettono di affrontare alcune aree con un approccio decisamente “tenchu-style” così da ripulirle facilmente dai nemici o addirittura bypassarle senza troppi patemi.

La mappa di gioco è enorme e le aree disponibili sono numerose, ed alcune incredibilmente belle ed evocative: buona parte sono raggiungibili ancor prima di affrontare la Boss-fight chiave delle prima fase del gioco (che in pratica è equiparabile ad Ornstein&Smough o ai Gargoyles del primo Dark Souls), quindi è possibile esplorare e recuperare tanti oggetti utili già dopo le prime ore di gioco a patto di essere player folli, capaci e molto coraggiosi.

Tutto ciò, insomma, è decisamente affascinante. Tuttavia c’è qualcosa che non mi convince…vi spiego!

Qualche problema di Sekiro Shadows Die Twice

Anche se il titolo non ha nulla a che fare con i Souls, come già affermato in precedenza, andando avanti nell’avventura non si avverte quasi in nessun modo il progresso fatto dal giocatore anche se “potenziato”, cosa che invece era palese ad esempio sia in Dark Souls che in Bloodborne. Capita spesso, infatti, che si arrivi a Boss (o mini-boss) che, nonostante i nostri progressi, ci procurino danni abnormi e con i quali quindi non è nemmeno possibile intraprendere uno scambio equo dei colpi poiché c’è un fin troppo evidente squilibrio di “damage-output”.

Sembra quasi che la difficoltà e il danno inferto dai nemici salga di livello insieme a noi così da non far percepire al giocatore i progressi fatti creando così una sorta di difficoltà artificiale. Tutto ciò per me è assolutamente negativo. I Boss inoltre sono durissimi e, come se non bastasse capita che, dopo averli abbattuti una volta, presentino anche una seconda fase più ostica: meccanica questa che ci può stare con il Boss finale (Sephiroth docet) ma qui è un concept un po’ abusato.

sekiro
I suggestivi paesaggi di Sekiro Shadows Die Twice

Insomma, non si prova soddisfazione nell’avere superato quello che è a tutti gli effetti un MURO ma più che altro frustrazione, ansia e tensione accumulate… Sensazioni, queste, non avvertibili assolutamente negli altri titoli From Software che al contrario, generavano, almeno in me, un enorme senso di appagamento e di “ok, nonostante le difficoltà tutto suona bene”.

In Sekiro non avverto nulla di neanche lontanamente appagante, soprattutto negli scontri più ostici: semplicemente proseguire nel gioco sembra più una sfida contro se stessi e le proprie abilità intrinseche di player “skillato” che altro. E non mi inoltro nell’analizzare altri evidenti problemi del gioco come quello della telecamera in ambienti chiusi, del sistema di lock-on e di input-lag che ne peggiorano alcune fasi di gioco e conducono spesso a sconfitte irritanti; speriamo però che le prossime patch sistemino qualcosa.

In definitiva su Sekiro Shadows Die Twice

Sono giunto alla conclusione che Sekiro non sia un gioco consigliabile a tutti, al contrario magari di un qualsiasi altro Souls – nonostante in entrambi i casi ci sia un approccio potenzialmente “hardcore”. Se non si è giocatori di un certo calibro, non si finirà mai un gioco come Sekiro anche guardando ore di gameplay su Youtube o leggendo tutte le guide strategiche del mondo.

Per concludere, ribadisco che il titolo rimane assolutamente bello, evocativo e da un certo punto di vista anche divertente ma è un’esperienza a tutti gli effetti BRUTALE e quindi lo sconsiglio fortemente a chi non ama i titoli difficili o comunque improntati sul concetto del “trial & errorossessivo.

Ovviamente non avendolo ancora finito al 100% non me la sento ne di dargli un voto (che al momento vacilla comunque tra il 7,5 e l’8) ne di condannarlo definitivamente poiché il lavoro complessivo svolto da From Software, nonostante tutti i difetti del caso, è davvero encomiabile, ma posso comunque confermare con una assoluta certezza che, almeno attualmente, Sekiro Shadows Die Twice non è un titolo fruibile da chiunque.

Mauro Orlando

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