Videogiochi e Gaming

Microtransazioni: la sottile linea tra azzardo e videogiochi

Parliamo del problema delle microtransazioni e Lootbox

E’ ormai noto a tutti come le microtransazioni stiano diventando sempre più comuni nei videogiochi. Dai lootbox agli XP-boost, alla possibilità di accedere a funzionalità multiplayer e talvolta, anche solo a sbarazzarsi di fastidiose pubblicità su giochi altrimenti gratuiti, non c’è modo di sfuggire a questo nuovo modello di business.

Quello che ne emerge è impressionante: i dati mostrano che le micro-transazioni hanno aumentato il valore del settore di un terzo. Con l’industria dei videogiochi che già vale miliardi di dollari senza questi pagamenti extra, le risorse utilizzate per le microtransazioni devono essere gigantesche per avere un impatto del genere sul mercato totale.

Però, mentre non si può negare che questo modello sia altamente redditizio, quando qualcuno chiede a degli sviluppatori se il loro prossimo gioco avrà delle microtransazioni, la reazione è quasi sempre sgradita nel caso la risposta sia un “si”.

Cosa sono le Microtransazioni?

Per quelli di voi che non conoscono e sono riusciti a rimanere beatamente inconsapevoli della loro esistenza, le microtransazioni sono acquisti in-game, fatti con soldi veri, per i vantaggi in-game.

La forma più comune di questo modello di conversione, sono i Loot Boxes. Questi forniscono ai giocatori la possibilità di ottenere equipaggiamenti rari che migliorerebbero le loro abilità all’interno del gioco.

Qui, la fortuna la fa da padroni. Le probabilità sono molto rare che i giocatori ottengano gli oggetti desiderati o necessari a svilupparsi.

Inizialmente, questo fattore di casualità faceva pensare che le micro-transazioni non fossero un vantaggio schiacciante nei confronti dei gamer che avrebbero scelto di non divertirsi senza effettuare acquisti in-game. Ma la realtà dei fatti, ha dimostrato come l’industria si sia subito messa in sella del fenomeno, creando offerte sempre più invasive e in alcuni casi tiranniche.

Uno degli esempi più rappresentativi di come le community di giocatori vedano le microtransazioni è “Shadow of War“, un gioco con licenza Lotr. Apparentemente, i giocatori sarebbero stati costretti a effettuare una micro-transazione per accedere a un finale segreto.

Nonostante le rassicurazioni fornite da Monolith Productions e Warner Bros che le micro-transazioni non erano necessarie per completare il gioco, alcuni passaggi della trama risultavano così platealmente complessi che era impossibile pensare non fosse voluto.

Per finire, il disappunto dei consumatori è dovuto in particolar modo all’interrogarsi del motivo per cui le micro-transazioni devono essere incluse in titoli le cui sole copertine valgono in media 50-60 Eur.

E ora non sono solo i fan a esprimere il loro dispiacere: il parlamento britannico sta indagando sul problema è non è l’unico organismo interessato al fenomeno.

EA, che ha una reputazione tutt’altro che stellare quando si tratta di microtransazioni — per lo più a causa delle polemiche sulle ingenti somme sperperate dai giovani fruitori di punti Fifa — ha ricevuto un avvertimento ufficiale da parte del regolatore della pubblicità del Regno Unito per l’uso delle transazioni nella versione mobile di “Dungeon Keeper”.

Non solo, questo modello di mercato non è solo fastidioso ma rappresenta persino una minaccia di dipendenza ludica. “Ho visto spendere 15.000 dollari nelle carte multiplayer in Mass Effect Andromeda”, questo ha detto recentemente un ex dipendente di Bioware.

Al contrario del gioco d’azzardo che conta su regole ferree ed è ampiamente supportato da documentazioni da cui riconoscere i casino online affidabili, dove vige il controllo di dati come l’età degli utenti e la posizione sociale, l’ambito delle microtransazioni è un’area totalmente deregolamentata nonostante i giochi in cui vengono implementate, sono concepiti per mantenere nel giocatore un costante rapporto frustrazione-gratificazione. Ed è proprio sulla frustrazione che cresce man mano che si progredisce nei livelli dalla difficoltà sempre più insormontabile, che le case produttrici guadagnano.

Qualche buona notizia

Sì, ci sono buone notizie. Sembra che alcuni sviluppatori stiano finalmente iniziando ad ascoltare i fan, anche se  molto lentamente. Dopo la minaccia di un boicottaggio, Ubisoft ha affrontato le preoccupazioni dei giocatori di “For Honor” e su “Assassin’s Creed: Origins” che ad oggi, non richiede ai giocatori di usare la valuta del mondo reale per i bottini. Blizzard ha rinnovato le micro-transazioni in “Overwatch” e “Hearthstone” per renderle più gratificanti.

Ma nonostante i riscontri negativi, le micro-transazioni hanno assunto un altro importante ruolo nel settore dell’audiovisivo ludico. Mentre il prezzo al dettaglio dei giochi è rimasto relativamente stabile nel corso degli anni, le aspettative e le nuove tecnologie hanno reso più costoso il processo di realizzazione di nuovi titoli. DLC e microtransazioni sono utilizzati per compensare gli investimenti di sviluppo. Senza queste entrate, molti studi fallirebbero e il costo dei videogiochi aumenterebbe per tutti. Il fatto innegabile è che gli sviluppatori non lasceranno che le microtransazioni vengano facilmente debellate, indipendentemente dalla percezione che i consumatori hanno sulle stesse.

Come spesso si afferma, non tutti i mali vengono per nuocere ma è altrettanto vero che non tutte le cose create per un nobile scopo, abbiano un buon fine. E in questo caso, se non vogliamo fare male alle nuove generazioni, è necessario che la pratica delle microtransazioni venga subito regolamentata a norma di legge.[vc_message icon_fontawesome=”fa fa-comment” css_animation=”bounceIn”]Ti è piaciuto questo articolo? Facci sapere cosa ne pensi! Lascia un commento qui sotto o scopri ulteriori contenuti cliccando o navigando il nostro Menù. E se ciò non dovesse bastare, considera la possibilità di scrivere un articolo di risposta! Invialo a redazione@ilbosone.com seguendo le istruzioni riportate nella pagina Collabora.[/vc_message]

Source
business insider

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

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