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Captain Marvel: meraviglioso ma con qualche neo

Due ore e cinque minuti di puro e qualitativo intrattenimento con un messaggio in bottiglia molto importante

Dopo tanta esaltazione tipica delle promozioni Disney e le aspettative ottimistiche rispetto a una delle pellicole più attese dell’anno, è giunto il momento di tornare con i piedi per terra e sottoporre anche Captain Marvel a una recensione obiettiva.

Il film si presenta come un vero e proprio prequel ambientato negli anni ’90; le gesta di Carol Danvers fanno intuire come lo Shield, in qualità di Nick Fury, abbia instradato la via per il progetto Avengers.

Strutturalmente, Captain Marvel è la tipica storia delle origini di un eroe — in questo caso di un’eroina — che non è consapevole della sua vera identità e durante il suo lungo viaggio, ritrova frammenti insabbiati di se stessa. Dal punto di vista tecnico, questo avviene attraverso un egregio utilizzo di flashback emotivi che non minano mai il ritmo del film.

Il messaggio

Indagando sul suo passato, Carol scopre di non appartenere affatto agli alieni che l’avevano adottata e successivamente plasmata alle loro convenienze. Nelle sequenze iniziali, infatti, la protagonista è una soldatessa alle dipendenze del popolo Kree, una fazione di “nobili eroi” con lo scopo di estirpare dall’universo la minaccia Skrull.

E’ qui che il lungometraggio dimostra di avere qualcosa da dire; ciò che apparentemente viene rappresentato come il nemico, in realtà si rivela vittima di un’oppressione. Cambiando punto di vista, si scopre che gli Skrull stanno cercando in tutti i modi di scappare dallo sterminio e che sulla Terra, giace la tecnologia che potrebbe consentirgli di seminare i Kree.

La protagonista è profondamente legata a un dispositivo che 6 anni prima, Wendy Lawson — una kree in incognito tra le fila dell’aviazione americana — aveva costruito per consentire agli Skrull di accedere alla tecnologia in grado di portarli nello spazio alla velocità della luce.

Carol è incaricata di pilotare la navicella per dei giri di prova insieme alla scienziata.Tra le due c’è un rapporto di rispetto e stima reciproca che tocca il suo apice quando vengono intercettate e attaccate da una squadra di sabotatori Kree. L’americana è all’oscuro dei retroscena alieni dell’esperimento ma decide comunque di esaudire il desiderio della compagna ormai assassinata, facendosi esplodere insieme al dispositivo pur di non consegnarlo al nemico.

captain marvel
Nessuno ha pensato che i poteri di Captain Marvel ricordino vagamente quelli dei Super Saiyan? :D

L’esplosione irradia il soldato con i poteri che Yon-Rogg, futuro mentore di una Carol Danvers senza memoria, controlla attraverso un addestramento manipolatorio nel quale, la protagonista viene portata a militare tra le fila dei cattivi senza farsi troppe domande.

Ma durante un’imboscata, Vers — così il nome della nuova identità di Carol — viene sottoposta a un invasivo trattamento di esplorazione della memoria dagli Skrull, grazie al quale recupera frammenti dei suoi ricordi.

Da questo momento, è tutto in discesa verso l’autonomia. Non solo, Captain Marvel strizza l’occhio alla situazione migranti negli Stati Uniti — parabola che viene magistralmente rappresentata dalle menzogne di un popolo tecnologicamente avanzato e quello di una razza in fuga — ma è anche un viaggio alla riscoperta di se stessi e della propria coscienza.

Non devo dimostrarti niente

Una frase che suona come un colpo di fioretto quando Captain Marvel, ormai consapevole della sua identità e soprattutto, dei suoi poteri, si concede subito dopo aver tirato due sberle al suo ormai ex-mentore e manipolatore mancato.

Un messaggio chiaro degli autori che inneggiano alla partecipazione attiva alle vicende di forte destabilizzazione sociale e culturale che hanno pervaso l’America negli ultimi anni. Inoltre, non manca una certa dose di frecciatine sessiste a cui l’eroina risponde appropriatamente con i classici toni umoristici della Marvel.

In un’occasione, la Danvers colpisce l’ologramma mostrante un suo vecchio ricordo in cui, un ex collega militare intrattiene un discorso sul perché gli aerei che pilotano abbiano la forma di uccello. Ma non solo da parte della protagonista principale, anche Nick Fury viene passato al vaglio di un dispositivo Kree che descrive il livello di minaccia rappresentato da un maschio umano come “pressoché nulla“. All’affermazione del rivelatore, l’agente afroamericano risponde con un “dev’essere scassato“, allontanandosi con disinvoltura dal presupposto di superiorità razziale degli alieni. Chissà cosa penseranno, adesso, gli utenti di RottenTomatoes?

I regalini di Captain Marvel

Più che avere qualche ciliegina sulla torta, Captain Marvel è costellato di citazioni ed easter egg. A partire dal BlockBuster in cui l’eroina precipita durante le fasi iniziali. All’interno dell’edificio, la protagonista afferra due cofanetti mostranti i titoli di “True Lies” e “Uomini veri“, lungometraggi in cui compaiono interpreti successivamente comparsi nel MCU come Jeff Goldblum (il Gran Maestro di Thor: Ragnarok).

Altri regalini per appassionati cinefili sono stati disseminati nel film con grande maestria. Il richiamo visivo più evidente è quello a Top Gun. Inoltre, apertura totalmente dedicata a Stan Lee con relativi ringraziamenti e cameo in corso proiezione.

brie larson top gun
Più chiaro di così, si muore…

Ma anche gli spettatori Marvel più accaniti vengono fatti contenti perché, la proiezione spiega senza troppi fronzoli come il Tesseract sia tornato a galla (e più precisamente nelle mani dello Shield) dopo le vicende avvenute durante la Seconda Guerra Mondiale a opera dell’Hydra.

Poi, il tenero gattino ritrovato da Fury, si rivela, in realtà, un guardiano del Tesseract e membro della specie del mostro presente nelle sequenze introduttive di Guardiani della Galassia Vol 2.

Fin qui tutto bene e anche se la trama è effettivamente complessa, tra alieni mutaforma, multiple e confuse identità, contesti narrativi temporalmente distanti tra loro, gli autori di Captain Marvel hanno saputo incastrare bene i tasselli di un puzzle molto ampio, rendendo la trama quanto più semplice e lineare possibile.

Captain Marvel è troppo potente?

Come ci siano riusciti è molto facile. Ogni sviluppo narrativo della pellicola ruota intorno alla figura di Carol. Un carol-centrismo, potremmo simpaticamente definirlo che non dev’essere per forza una caratteristica penalizzante… Se non fosse per la deliberata superiorità che a livello di potenza, l’eroina dimostra durante le fasi finali del film.

Si, era già noto che Captain Marvel sarebbe stato il personaggio più forte del prossimo arco narrativo (Avengers 4) ma nel momento in cui Carol si sbriglia dalle sue catene mentali, istante che coincide con l’apice del pathos, accadono avvenimenti che minano alla credibilità accuratamente edificata fino a quel punto.

Non solo, la Denvers impara autonomamente a svolazzare nello spazio ma è anche in grado di fronteggiare i rinforzi nemici rappresentati da una vecchia conoscenza del MCU. Quando Ronan L’Accusatore, antagonista dei Guardiani della Galassia Vol 1, arriva in soccorso di Yon-Rogg sulla Terra, assistiamo a quella che a tutti gli effetti è l’invasione aliena più breve nella storia del cinema mondiale.

anna boden
Anna Boden, regista del film insieme a Ryan Fleck, da qualche dritta sul set

Captain Marvel fronteggia un’intera flotta da sola e con sforzo davvero minimo. Si percepisce sensibilmente come lo scontro tra le due forze sia sbilanciato, al punto da costringere il cattivone di turno a mettersi la coda fra le gambe e ritornarsene da dove era venuto giusto qualche istante dopo essere arrivato.

Di sicuro, lo sviluppo di questa scena rende onore a quanto raccontato dai fumetti e con molto probabilità, potrebbe spiegare le evoluzioni future di Endgame (Captain Marvel sa volare nello spazio, si accettano scommesse per quel che riguarda il salvataggio di Tony Stark).

Ma a livello narrativo, una risoluzione dei problemi così sbrigativa — per non dire facile — causa quella sensazione di inverosimile che il cinecomic aveva magistralmente camuffato fino a quel momento. Si potrebbe azzardare una svista a livello di sceneggiatura ma va comunque ricordato che gli autori, scrivono in base a un tempo di proiezione già stabilito e questo rende difficile il lavoro.

Nonostante qualche pseudo-perfezionista come il sottoscritto abbia potuto notare questo piccolo percorso fuori dal seminato, Captain Marvel è un film in grado di dare molto e non è certamente da bocciare. Due ore e cinque minuti di puro e qualitativo intrattenimento con un messaggio in bottiglia molto importante.

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Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

4 Commenti

    1. Si, l’ho visto anche se nel 2003 ero ancora un ragazzino. Grande cast in generale! Grazie per avermelo ricordato, sono sicuro di poterlo apprezzare ancora meglio adesso :D

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