Scienza

Solstizio d’Inverno: alla scoperta del suo significato nelle culture

Freddo e tetro? Per niente! Il Solstizio d'Inverno è un passaggio importante ed evocativo di molte culture

Per quanto molte persone possano additarlo come il periodo peggiore dell’anno, per secoli e secoli, il Solstizio d’Inverno ha rappresentato un simbolo di rinascita.

Molti popoli aspettavano con ansia questo momento, al fine di celebrare i rispettivi rituali di ogni civiltà vincolata a questa particolare circostanza. Tecnicamente, invece, il Solstizio d’Inverno non fa altro che sancire l’inizio del periodo con ore di luce più breve in assoluto.

Quando cade il Solstizio d’Inverno?

Bella Domanda! I Solstizi e gli Equinozi segnano l’inizio delle stagioni e per lungo periodo, hanno coinciso fedelmente con le date dei vecchi calendari.

Tuttavia, ci sono diversi aspetti che devono essere considerati; fattori astronomici e ben collegati tra di loro come la rotazione terrestre intorno al Sole e il cambiamento climatico che pur non modificandone la rotta, può però influenzare il clima (e di conseguenza la durata delle stagioni).

Secondo l’attuale calendario, il Solstizio d’Inverno sarebbe iniziato il 21/22 Dicembre. Ma il periodo più freddo (e che viene legato al Solstizio) è quello compreso tra Gennaio e Febbraio.

Possiamo quindi affermare che questo evento coincida con le date proposte dal calendario? Si e No.

Due importanti fattori collegati al Solstizio e alle Stagioni

La Storia; il nostro calendario è un calendario gregoriano dove 1 anno è formato da 365 giorni. Ma viene tralasciato un aspetto fondamentale, ovvero che 1 anno non è semplicemente composto da 365 giorni ma più esattamente da 356 giorni più 6 ore e 9 minuti. Papa Gregorio XIII, fautore del calendario, ha cumulato ogni anno, dal 4 ottobre 1582, un bel po’ di ore in più: un ritardo che si ammassa causando l’irregolarità delle date e degli orari dei solstizi invernali che variano periodicamente tra il 21 e il 22 dicembre e che si recupera, ogni 4 anni, con l‘aggiunta di un giorno al mese febbraio.

L’Astronomia; la scienza è scienza, amici miei, e non può mentire. Ad esempio, per chi è appassionato della materia e ha conoscenza e attrezzatura adeguata, l’Equinozio di Primavera (che secondo il nostro calendario partirebbe l’1 Marzo), è il punto d’intersezione tra l’eclissi e l’equatore celeste, in cui il Sole passa dall’emisfero australe a quello boreale. Inizia quindi il 20 Marzo.

Tralasciando quindi la primavera, quando il Sole si trova alla massima distanza al di sotto dell’equatore, ci troviamo ancora nel Solstizio d’Inverno. Ciò determina meno ore di luce. In Italia abbiamo, infatti, meno di 9 ore di luce. Questo succede nell’emisfero australe!

Che ci crediate oppure no (e se non ci credete è perché vi siete associati ai terrapiattisti), nell’emisfero boreale il Solstizio d’Inverno è il momento il cui la Terra è più vicina al Sole.

Dovrebbe essere estate, quindi? Assolutamente no! Questo è determinato dal fatto che l’asse terrestre si inclina verso l’esterno (ovvero la direzione opposta al sole) e i raggi solari non colpiscono direttamente la superficie del pianeta, formando un angolo molto stretto di circa 23°. Ne risulta un’irrorazione che non è alla sua “potenza estiva”.

rotazione terrestre
Una rappresentazione tecnica del Solstizio d’inverno e d’Estate dal punto di vista astronomico

Il significato del Solstizio d’Inverno nelle varie culture

Oltre a sancire l’inizio della stagione più fredda e buia in assoluto, per molti popoli, questo non era visto come motivo di pessimismo e non assumeva affatto un aspetto negativo.

Alcune di queste culture aspettavano ansiosamente il Solstizio d’Inverno al punto da rappresentarlo come un punto di riferimento nel tempo.

Per i Celti ad esempio, questo periodo cadeva con la Festa di Yule. Risalente all’epoca Precristiana, il Solstizio significava rinascita (mentre per noi oggi rappresenta la “distruzione”, quando le foglie muoiono e i campi si congelano), la fine del buio e il ritorno alla luce.

Seppur vi sono pochi riferimenti in merito a questa celebrazione, durante la festa si accendeva un grande fuoco mentre i celti vi danzavano e banchettavano attorno. Inoltre, venivano uccisi quegli animali che durante l’inverno, non potevano essere adeguatamente sfamati. Come si dice in questi casi? Due piccioni con una fava.

Ma passiamo ai Romani. Il Solstizio d’Inverno, o meglio il Sol Invictus, era un appellativo religioso usato per definire diverse divinità collegate al Sole, come Elio, El-Gabalma (una divinità siriana) ma più di tutti Mitra, la cui figura compare anche tra i persiani e la religione induista.

Durante l’Impero Romano, nel 270, l’Imperatore Aureliano disse di aver avuto una visione del Dio Sole di Emesa. Da qui iniziò la celebrazione del culto a Roma.

Passiamo a un altro popolo molto interessante; ci spostiamo in Asia, più precisamente in Cina. Così come il Capodanno, anche in Cina si festeggiava il Solstizio d’Inverno il quale rappresentava un momento ricco di significato. Per la cultura taoista, durante il Solstizio, lo Yin raggiungeva il culmine della sua forza, mentre lo Yang si indeboliva.

Ai tempi della dinastia Han, in questo giorno nessuno doveva lavorare per commemorare e accogliere l’energia naturale dello Yin. E’ in questo periodo che quelli considerati più deboli (e in particolare i nascituri più gracili) davano dimostrazione della loro forza, qualora fossero sopravvissuti alle rigide temperature e le conseguenze che ne portava.

Un pizzico di ispirazione

In conclusione, il solstizio d’inverno è un passaggio che rievoca profondi significati delle culture che hanno popolato il nostro pianeta, oltre che il cambio di stagione. Anche dal punto di vista meramente estetico, il periodo è propizio per ammirare suggestionanti tramonti e composizioni della natura al quanto singolari.

Basta dare uno sguardo a queste riprese effettuate a Ostia, nel 2015, per rendersi conto delle meraviglie che solo il solstizio d’inverno può regalarci.

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