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Capitan Marvel: bufera di polemiche si abbatte su Brie Larson

Ci risiamo, un'altra inutile tempesta di polemiche. Ancora una volta sotto la gogna mediatica, Brie Larson aka Capitan Marvel risponde alle accuse del web

A pochi giorni (esattamente 2 settimane circa) dall’uscita ufficiale di Capitan Marvel, Brie Larson è costretta a gestire le accuse circa una sua (presunta) presa di posizione contro i giornalisti di sesso maschile e di etnia bianca.

Per capire meglio cosa è successo, facciamo qualche passo indietro. Com’è noto, Brie Larson è una fiera sostenitrice dei diritti delle donne che hanno subito violenze e secondo le sue fonti più dirette, oltre ad essere la prima interprete femminile principale di una produzione Marvel, è anche un’eroina del mondo reale.cast captain marvel

La “politica” dell’attrice, se così possiamo definirla, è quella di voler salvare il mondo e non è nuova ad essere bersaglio di critiche e tempeste mediatiche attorno al suo operato.

Un tuffo nel passato per scoprire le battaglie di Brie Larson

Proprio durante l’edizione successiva all’Oscar di cui è stata vincitrice (come migliore attrice per il film “Room“) , l’interprete di Capitan Marvel aveva fatto parlare di se per quanto accaduto subito dopo la consegna, da parte sua, del medesimo titolo a Casey Affleck – fratello del più noto Ben. L’attrice non aveva applaudito, né aveva manifestato alcun compiacimento per il traguardo raggiunto dal collega suscitando la perplessità della stampa.

Gli Oscar 2017, infatti vengono ricordati come pervasi da polemiche, dovute principalmente agli allora recenti risvolti politici tra cui l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Temi come la violenza sulle donne e l’emarginazione venivano messi sotto i riflettori durante tutta la cerimonia. Non sorprende che ci sia stato disappunto per la vittoria di Affleck, dato che nel 2010 era stato accusato di molestie sessuali da due collaboratrici conosciute sul set del film “I’m Still Here“.

Brie Larson aveva successivamente motivato il suo comportamento a Vanity Fair, affermando:

Penso che quello che ho fatto sul palco abbia parlato da sé. Ho detto così tutto quello che avevo da dire sull’argomento.

Da allora un susseguirsi di crociate a partire dal suo approdo nella Marvel; una travagliata selezione in cui aveva, tra le altre cose, considerato la possibilità di rifiutare il ruolo a causa di “pressioni artistiche” tra cui quelle del confronto con dei fan visceralmente attaccati alla verosimiglianza dei rappresentati in live action dei loro fumetti. C’è stato anche chi la ha definita un po’ bassina per ricoprire la parte ma questo è niente.

Il meglio arriva quando gli utenti condividono i primi commenti sul trailer ufficiale del film.
Capitan Marvel non sorride abbastanza per essere un eroe femmina; questo il coro che si era sviluppato dalle sequenze promozionali del film. Una ghiotta occasione per farsi immergere dai flame ma che per nostra fortuna, Brie Larson ha saputo gestire con filosofia.

L’attrice, infatti, aveva risposto alle accuse con ironia e senza farsi coinvolgere personalmente nella diatriba. Sul suo Twitter erano comparsi i poster di altri famosi lungometraggi Marvel in cui i protagonisti erano stati magistralmente photoshoppati con espressioni divertite, mettendo in ridicolo le discussioni e l’oggetto delle polemiche.

Capitan Marvel è sessista?

Passando attraverso le controversie più disparate, siamo giunti alle porte di marzo, momento in cui Capitan Marvel è prossimo all’approdo nei cinema di tutto il mondo, arricchito da un’altra estasiante — e forse inutile — polemica di sottofondo.

Brie Larson, questa volta, sembra averla fatta grossa, con la differenza di non aver commesso effettivamente nessun crimine rilevante.

Pare che di recente, la vincitrice dell’Oscar sia stata intervistata, su personale richiesta, da una giornalista — Keah Brown — afrobritannica e disabile (ha una paralisi cerebrale) della testata di settore inglese, Marie Claire.

Fin qui niente di male se non fosse per le dichiarazioni fatte durante un gala di beneficenza. Brie Larson avrebbe affermato “da circa un anno, ho iniziato a fare attenzione a come si presento i miei incontri con la stampa e le recensioni dei film e ho notato come sia schiacciante una maggiore presenza di maschi bianchi.”

“Quindi ho deciso che le conferenze siano più inclusive”, sostiene la Larson, aggiungendo che “sembra che comunque la si metta, le donne di colore siano più esigue degli altri”.

Il popolo del web ha subito reagito alle dichiarazioni come una rappresaglia nei confronti di giornalisti maschi e bianchi. Il fenomeno, nelle ultime ore, si è sviluppato anche sul famoso sito di critica cinematografica, RottenTomatoes, dove un cospicuo numero di utenti si è scagliato contro l’attrice nell’intento di boicottare la proiezione.

Sempre durante il gala, l’interprete avrebbe anche avuto modo di spiegare le sue affermazioni sostenendo di non odiare assolutamente i maschi bianchi ma che “se fai un film che è dedicato alle donne di colore, c’è obiettivamente una scarsa possibilità che donne di colore lo vedano e che lo recensiscano”.

Ha poi continuato “l’opinione di un maschio bianco di 40 anni, in questo caso è irrilevante”.
La giornalista disabile, inoltre, aveva assecondato la scelta della Larson testimoniando la sua scarsa partecipazione a interviste di un certo rilievo e descrivendo l’esperienza come un privilegio tale da cambiare la sua vita.

Precisazione: la reporter di colore, è stata selezionata per un servizio di copertina quindi è stata una scelta a carico personale della Larson (servizio di copertinaarticolo + foto in merito all’attrice come soggetto del contenuto e non ai suoi ruoli cinematografici). Questo non implica che “il Capitano” abbia il potere decisionale per quel che riguarda la gestione degli accrediti stampa e del rilascio di interviste in funzione dei Marvel Studios e relativi film. Infatti, la sua è stata solo una breve deviazione fuori dal seminato a cui è seguita un parere personale e la domanda, presso diversi festival del cinema indipendenti, di coinvolgere maggiormente le minoranze. La decisione finale, in ambito di cinecomics, spetterà sempre alle aziende di riferimento. Da qui è possibile percepire il fatto che le dichiarazioni fatte da Captain Marvel non fossero una minaccia ma più l’espressione di un desiderio, pertanto Brie Larson non limiterà mai l’accesso agli eventi stampa dei suoi film ai giornalisti maschi e bianchi. C’è da dire, inoltre, che per essere parallelamente “politically correct”, la californiana non ha mai detto di voler impedire ad uomini bianchi di partecipare alle sue press release ma di gradire, piuttosto, maggiore coinvolgimento delle minoranze.

Non ci poteva essere una Capitan Marvel migliore di Brie Larson

Nonostante gli sforzi dell’imminente Capitan Marvel nel voler dare spiegazioni delle sue considerazioni, una potenziale fetta di spettatori maschi, bianchi e umorali non parteciperà alle proiezioni del film.

Intanto, gli studi dimostrano che le obiezioni avanzate dalla statunitense non sono affatto campate per aria. L’USC Annenberg Inclusion Initiative, sotto diretta richiesta dell’attrice, ha rilevato che nei 100 film di maggior incasso nel 2017, il 67% dei critici più importanti sono maschi bianchi, meno del 25% sono donne bianche, mentre il 10% sono uomini di colore e il 2,5% donne di colore.capitan marvel

L’aver preso sul personale la decisione dell’attrice, di voler coinvolgere più persone di colore nelle sue rassegne stampa personali, è forse il risultato delle ambigue manovre punitive della Disney adottate in passato. Basti vedere il caso James Gunn che ha di fatto, insegnato al giovane pubblico degli studios Marvel ad assumere un atteggiamento passivo-aggressivo nei confronti di ogni presumibile passo falso dei cast e dello staff. Karma?

Il fatto è che Brie Larson, con i suoi tentativi di sensibilizzazione alle minoranze, sta paradossalmente dando prova di meritare di indossare i panni di Capitan Marvel. Proprio come l’eroina che interpreta, la 29enne non si è mai arresa alle opinioni chiassose o cadendo nella trappola del flame. Ha dimostrato di poter tenere testa ai troll e più in generale, all’odio manifestatosi sui social che è il fattore di discriminazione per antonomasia.

Anche se un considerevole numero di maschi bianchi non dovesse presentarsi in sala per la prima di Captain Marvel (che è il 6 marzo), sarà comunque una vittoria di coerenza a cui raramente si assiste in un mondo, quello di Hollywood, pieno di mezze scelte e tante maschere. Non sarà la Capitan Marvel che tanti si aspettavano ma è di sicuro quella che ci meritiamo.

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Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

3 Commenti

  1. Sei un comunista, lodare un’attrice che insulta le persone che dovrebbere andare a vedere il suo film.
    Questo film è uno dei tanti altri rovinati da queste cazzate del “politicamente corretto”.

    1. Ti do un consiglio… In futuro non accusare persone che non conosci minimamente, sappi leggere e dire la tua nel rispetto ed educazione di chi scrive l’articolo e anche nei confronti degli altri lettori. Fa di te una persona maleducata e per dire questo non mi serve nemmeno conoscerti.

  2. Penso che si possa scindere la scelta personale dell’attrice di farsi intervistare anche da donne di colore dall’andare a non vedere il film come forma di protesta nei confronti del presunto atteggiamento sessista. Manifestare le proprie idee non deve essere per forza un atto di forzato politically correct anche perché in questo caso non si è agiti a livello di narrativa o di composizione del cast. Basta vedere i commenti su rottentomatoes per rendersi conto che negli USA esiste davvero un problema di destabilizzazione sociale e culturale. Speriamo che non sia così anche in Europa. Ripeto, non mi è sembrato che il film sia stato rovinato da alcuna scelta esterna.

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