Cultura e Società

L’incredibile storia dell’isola di Sentinel: eroismo o incoscienza?

La tragica morte di un giovane missionario ci interroga sulle regole e su come vediamo chi è diverso

Qualche settimana fa, ha fatto il giro del mondo la notizia di un giovane missionario che ha perso la vita mentre cercava di arrivare sull’isola di Sentinel. Si tratta di un’isola nel golfo del Bengala, abitata da una popolazione che vive in completo isolamento dal resto del mondo. Non solo: i sentinelesi sono particolarmente aggressivi con chi cerca di mettersi in contatto con loro, infatti è vietato per legge avvicinarsi all’isola.

Il missionario in questione, John Allen Chau, è riuscito a farsi traghettare verso l’isola da un gruppo di pescatori: voleva far conoscere Cristo agli indigeni. Questi ultimi però, sono stati fedeli alla loro fama e, appena avvistato l’intruso, lo hanno accolto con una pioggia di frecce che è risultata fatale per il giovane.

C’è da fare una riflessione; liquidare la vicenda di questo ragazzo come quella di un fanatico religioso, come l’ennesima dimostrazione che tutte le persone credenti siano una manica di creduloni senza il minimo senso critico, è solo un’estremità dell’iceberg della faccenda. Vediamo perché.

Un’analisi sociologica sulla vicenda di Sentinel

Il Relativismo Culturale

Gli studiosi hanno identificato diversi modi per definire l’approccio con cui ci avviciniamo alle culture diverse dalla nostra. I principali sono due: uno è il cosiddetto relativismo culturale, un atteggiamento che potremmo definire di continuo decentramento: quello che a me sembra incomprensibile, per qualcun altro è normale e io devo rispettarlo.

L’etnocentrismo

Dall’altra parte c’è l’etnocentrismo: la propria cultura è il metro di giudizio con cui misurare tutte le altre. Quest’ultimo approccio è tipico della prima metà del Novecento ed è stato QUASI universalmente superato: le varie dichiarazioni dei diritti universali dell’uomo tutelano tutte le culture.
Tuttavia, in modo serpeggiante e sotterraneo, questo modo di pensare sopravvive ancora. Il tentativo di John denota questo atteggiamento.

John Allen Chau
Un’immagine di John Allen Chau che si approccia all’isola di Sentinel

Non ha pensato che, se avesse raggiunto l’isola, avrebbe potuto attaccare un raffreddore agli indigeni, finendo forse con lo sterminarli, dal momento che il totale isolamento ha probabilmente impedito loro di sviluppare gli anticorpi. Non ha avuto rispetto delle leggi locali, non ha esitato a chiedere a dei pescatori di commettere un reato (dovevano rifiutarsi, ovviamente). Tutto in nome del tentativo di importare la sua religione, un suo messaggio di amore che in realtà, amore non è.

Davvero cristiano?

John era spinto dalla convinzione di dover correre il rischio di venire ucciso pur di salvare le anime della popolazione di Sentinel che non conosce Cristo. In realtà, l’amore che il cristianesimo proclama è innanzitutto rispetto per la diversità degli esseri umani. Quello a cui i cristiani sono chiamati non è l’imposizione del proprio credo, ma la testimonianza. A differenza di quello che talvolta si sente dire, nessun santo, mai, è andato a cercarsi il martirio. I martiri venerati dalla Chiesa non sono persone che hanno tentato in tutti i modi di farsi ammazzare in nome della fede ma persone che si sono comportate in modo coerente ad essa e non sono mai venute meno a questa coerenza, anche a costo della vita.

Il gesto di John è coraggioso, ma anche profondamente arrogante. Invece di mettere la sua vita a servizio di chi veramente ha bisogno di aiuto, ha scelto di imporre la propria presenza a chi non la desiderava sull’isola di Sentinel. Da un punto di vista cristiano, avrebbe potuto pregare per loro, per esempio. Invece ha scelto di essere giudice di quello che è giusto e quello che è sbagliato.

Questa incredibile storia è paradigmatica dell’atteggiamento di malcelata sufficienza con cui a volte il modo occidentale osserva le altre culture, ma ci mette in guardia anche dal modo in cui osserviamo, e interagiamo, con le scelte diverse dalle nostre di chi sta intorno a noi.

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