L'Editoriale

Nerd e Geek. Cattivi e Intolleranti? Il Bosone Risponde

Secondo Business Insider, i Nerd sono misogini, omofobi e razzisti. L'opinione di qualche Nerd

Da qualche giorno, sul web e in particolare su alcuni social media molto popolari (chi ha detto Facebook?!), le comunità relative a interessi considerati nerd e/o geek sono state travolte da accese discussioni in merito a questo articolo di Business Insider.

I Nerd e i Geek sono razzisti e misogini?

Nel pezzo – intitolato ‘Secchioni’ teneri e buffi? Non proprio: i nerd sono misogini, omofobi e razzisti – si parla di come i nerd, i geek o presunti tali, siano responsabili di alcuni atteggiamenti descritti come omofobi, sessisti e più in generale, poco inclini ad accogliere il diverso. Nel paragrafo precedente, non a caso, abbiamo volutamente parlato di “interessi nerd”, evitando di fornire una dicitura per l’intera categoria. Questo perché, spesso, quando si utilizzano le etichette, si finisce inevitabilmente col fare di tante erbe un fascio.

Nell’articolo, infatti, si legge: la cultura del geek è stata a lungo immaginata come uno spazio principalmente, se non esclusivamente, per uomini bianchi ed etero. La frase fa riferimento a un’indagine effettuata da Benjamin Woo, un giornalista di The Walrus che si è occupato di un’interessante pubblicazione dal titolo: when did Geek Culture get so Angry?

Quando, la cultura geek, si è arrabbiata così tanto? Questa, più o meno, la traduzione letteraria del tema sollevato dal reporter. Il redattore riporta una serie di testimonianze come quella di Jarune Uwajaren di Everyday Feminism:

nerd maschi bianchi non sono una cultura emarginata; sono la forza dominante tra i nerd, e lavorano per mantenere questo stato di cose. Infatti, sono loro che tolgono credito, potere e rappresentanza a donne e persone di colore.

Inoltre, in ordine di successione, vediamo elencati una serie di presupposti a favore delle affermazioni sui nerd cattivi:

  • quantità ridotta di presenza femminile in opere destinate ad un audience di nerd/geek
  • personaggi di videogiochi, fumetti e film criticati per genere sessuale o per colore della pelle
  • commenti misogini nei videogiochi online o più in generale, sessismo
  • emarginazione della donna o di presunte “finte nerd” dai gruppi
  • oggettificazione della donna
  • inferiore coinvolgimento femminile nei settori ingegneristico-scientifico
  • tendenza dei nerd emarginati in passato ad attivare meccanismi, a loro volta, di condanna e violenza verso tutti quei soggetti ritenuti diversi ritenuti non adatti allo sviluppo della community (shitstorm e via dicendo)

E ancora, Bridget Blodgett e Anastasia Salter vengono citate per il loro libro “Toxic Geek Masculinity in Media: Sexism, Trolling, and Identity Politics” in cui dimostrerebbero come la serie-tv The Big Bang Theory rimpicciolisca il ruolo delle donne in ambiente accademico e scientifico.

Il presupposto estremo

Ma il problema è un altro. Se masticate un po’ l’inglese potrete leggere con i vostri stessi occhi che l’autore della ricerca si basa su presupposti particolarmente estremi. Basta soffermarsi sull’introduzione dell’articolo per scoprire che si sta parlando di un individuo, un ventiduenne presumibilmente nerd, che nel 2011 ha causato la morte di 6 persone in una sparatoria da lui architettata per abbattere una deputata democratica dell’Arizona.

Il tizio, Jared Lee Loughner, veniva descritto come un liceale silenzioso e solitario, uno con i propri pareri. Soprattutto politici dato che ai tempi, gestiva un canale Youtube dove condivideva, oltre agli interessi letterari (Il Mago di Oz, 1984, Peter Pan, I Viaggi di Gulliver), anche le sue ideologie. Un successivo memorandum del Department of Homeland Security, aveva confermato l’appartenenza di queste opinioni – se così possiamo definirle – a un gruppo antisemitico, anti-immigrazione di estrema destra americana.

Woo, articola le sue affermazioni partendo dalle affermazioni rilasciate da Slate, un noto quotidiano americano, che dopo la sparatoria pubblicò un saggio dal titolo “Nerd Arrabbiati“. Sul serio?
Questo ci ricorda un po’ di cose. E’ come la faccenda dei videogiochi che rendono violenti ma questa volta, su scala ancora più grande.

Dunque, è così che si finisce per rivolgersi a tutti coloro che nutrono degli interessi nerd o geek? Ebbene, noi de Il Bosone ne abbiamo discusso accuratamente e abbiamo raccolto una serie di opinioni in merito con l’auspicio di imparare e possibilmente trovare una risposta a questa domanda: davvero i nerd sono misogini, omofobi e razzisti?

Le risposte di una Redazione Nerd

Parte da fatti veri per argomentare in modo sbagliato e volutamente polemico. Le eroine scosciate sono scosciate, ma non è un sessismo nerd, è un modo di “vendere la donna” comune anche alla moda o alla pubblicità; le critiche alle eroine femminili o al White Washing non sono per partito preso ma perché cambiano in modo arbitrario e inconcludente la storia di un personaggio; “torna in cucina” non è un marchio registrato nerd; le critiche alle fake geek girl sono fatte anche ai “fake geek boy” perché come tutte le comunità anche i nerd la prendono un po’ male se vedono “l’appropriazione indebita” della loro cultura, ecc. Poi se l’autore pensa che Big Bang Theory rappresenti davvero i nerd, allora credo che questa sia la.prova evidente che non conosce la cultura di cui sta parlando. Gomez

Direi che è stato praticamente evidenziato tutto il “marcio” presente nell’articolo, ne sono molto felice! Aggiungo una cosa che mi è passata in testa mentre ci pensavo. La figura “disegnata” dall’articolo, salvo esempi corrotti dalle situazioni specifiche, ricorda molto la vecchia, vecchissima generazione di nerd. Parliamo degli anni ’80-’90, in cui la comunicazione via internet era molto limitata, in potenzialità e in numeri. Il diverso, impossibilitato a confrontarsi attorno a sé su hobby e passioni, finiva col diffidare di chi diffidava di lui a priori. L’avvento della rete veloce, delle chat, dei forum e successivamente dei social network ha permesso un confronto a livello globale ed una grande apertura mentale in una categoria già predisposta ad apertura mentale (ennamo, siamo amanti del surreale e del fantastico, se non basta questo…). Il Nerd non è più di nicchia. E se vogliamo parlare di sessismo è anche vero che la popolazione femminile è arrivata “in massa” a questa passione successivamente rispetto a quella maschile, ma questo è principalmente causa dell’educazione sessista ricevuta in quei decenni. Come ci si appassiona ai videogiochi da piccoli? Quando finalmente un genitore “cede” e ti compra la prima console. Idem per fumetti, libri, etc. Fintanto che certi hobby venivano categorizzati dal parenthood come prettamente maschili, il blocco avveniva in automatico. La comunità nerd, grazie ad un inizio di apertura di gender, è stato uno dei primi ad evolversi a macchia di leopardo, proprio perché i presupposti di questi hobby erano sufficientemente validi per supportarne l’evoluzione. Ad oggi il sessismo – se ancora se ne può parlare per la categoria – è esclusivamente dettato da scelte di mercato ben lontane dalla realtà comunitaria, ed io ne sono molto felice. Albicocca

Io sono abbastanza “vecchia” da ricordare che quando ha aperto la prima fumetteria in città, dovevo andare sempre accompagnata da almeno un paio di amiche/amici. Era impossibile pensare di entrare da sola ma, appunto, era tutta la società intorno che era “diversa” da oggi. Metto “diversa” tra virgolette perché in giro c’è del medioevo che fa venire i brividi..
Solo io ho avuto l’impressione che i personaggi descritti nell’articolo, in realtà, si trovino maggiormente tra i gamer? Cioè, non nerd-gamer ma il gamer “ignorante” (passatemi il termine), quello che non legge un libro dalla quinta elementare e conosce giusto due personaggi grazie ai film, ma mai letto un fumetto… Magari la mia esperienza può essere stata “negativa” in questo senso, ma mi sembra che l’articolo descriva più questa categoria di persone che il classico “nerd”. Moryan

Tecnicamente è vero. Tecnicamente. Unstable

I cafoni e gli ignoranti stanno in tutte le comunità, nella stessa percentuale, solo perché fanno più rumore degli altri, non vuol dire che possano rappresentare tutta una categoria. Joe

Secondo me se si considera un videogioco come cartina tornasole dell’idea della donna, non si può dimenticare il marketing che vende di più l’elfa alta e scosciata.. Come gli spartani di 300 eh, non è che combattessero davvero in perizoma, però attira di più! Stesso discorso nei giochi: se un mio avversario mi insulta durante il gioco, il primo motivo è distrarmi per vincere poi il resto. Quindi credo che siano altri i contesti dove valutare il maschilismo o il razzismo o altri ismi, questo articolo si è perso in esempi superficiali.. Meglio scosciata come Wonder Woman che Cenerentola.Padme

Quando si parla di Nerd, tendenzialmente, si parla di persone che vivono in una sorta di isolamento dovuto al fatto non hanno con chi condividere i loro interessi e non perché si ritengano superiori. Per di più, sono così tanto additati per la loro pseudo “diversità” che ben accolgono quella degli altri purché sia sincera e non offensiva! Per le donne… In quanto donna io per prima, non mi sono MAI sentita messa all’angolo per il mio sesso. Leggo fumetti e gioco online sin da piccola e, gli unici con i quali mi sento me stessa, sono proprio quei “nerd” che mi accolgono in fumetteria e mi chiedono quale sia il mio Batman preferito. Non mi sento per nulla offesa da eroine come Wonder Woman. Se così fosse, che dovrei dire a proposito di Cenerentola, Ariel e compagnia bella? Semplicemente sono state disegnate e realizzate in un periodo diverso e le amo in quanto tali. Comunque… Magari è vero che c’è qualche comunità “nerd” che usa questo atteggiamento, ma il problema, a quel punto, è l’educazione di base che prescinde di gran lunga dall’essere nerd o meno. Generalizzare in questo modo è l’unico comportamento da rimproverare… Pa. Mo.

Il problema è che una certa parte della comunità (4chan, per dirne una, ma anche la gente che piagnucolava per il soldato gay in Overwatch) è abbastanza come descritta nell’articolo Si. Ra.

La riflessione

Come potete vedere, l’esito del nostro brainstorming non decreta una voce unisona e lineare. Dietro questa faccenda – e ci duole ammetterlo – c’è un fondo di verità. Ma è doveroso prendere le distanze e fare una precisazione su quanto discusso.

Nerd non è un’etichetta, Nerd è una prassi. Vuol dire amare i libri, l’odore dei pop corn ma soprattutto sognare a occhi aperti attraverso le imprese dei nostri personaggi preferiti. Nerd vuol dire giocare, far esprimere il bambino che è ancora in noi e dare sfogo al nostro immaginario. Vuol dire sapere tutto di un determinato argomento perché per noi, il piacere della scoperta è unico e appagante come poche cose. E per realizzare tutto questo, siamo disposti a essere una minoranza, a creare dei gruppi, si, ma votati all’accoglienza e al mettere a proprio agio tutti coloro che vogliono farne parte per sentirci meno soli.

E’ per questo motivo che generalizzare è una pratica che ancora una volta, si dimostra sbagliata. Ma come direbbe Alexandre Dumas figlio, anche questa è una generalizzazione…

Se da una parte, l’articolo di Business Insider mostra un lato oscuro delle community di cui siamo potenzialmente sostenitori, dall’altra abbiamo una facciata composta da individui in grado di fruire attivamente delle proprie passioni senza diventare consumatori acritici degli atteggiamenti fuori dal seminato.

E’ per questo che l’unica risposta plausibile alla drammaturgica domanda del nostro editoriale, dev’essere quella di riconoscere un geek/nerd per ciò che è sempre realmente stato: un ribelle.

La cultura nerd è una cultura dell’accoglienza, non dell’oppressione – proprio in virtù del fatto che non ha mai accettato compromessi da ciò che è ritenuto “comune” dalle maggioranze. Come è stato più volte sottolineato nell’articolo di Business Insider, i nerd sono stati emarginati in passato ma affermare che aver subito il bullismo, ci abbia trasformato in dei bulli a loro immagine, è come accettare il fatto di esserci già estinti da tempo.

In conclusione

Non abbiamo mai pensato che il nostro passato di libri, fumetti, cinema, giochi, le nostre passioni si limitassero al mero intrattenimento. Questa è una cultura che solo chi possiede la singolare abilità di “imparare“, può vantarsi.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo. Come lacrime. Nella pioggia.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo. Come lacrime. Nella pioggia.

Cosa abbiamo imparato, dunque? Come fai a non aiutare un amico che ti chiede aiuto dopo aver letto trilioni di fumetti di super-eroi? Come fai a denigrare una minoranza dopo aver amato Il Signore degli Anelli? Come fai a vedere il finale di Blade Runner e a sostenere che il discorso di Roy, le lacrime nella pioggia, sia uno dei più belli senza averne capito il significato?

Capire in cosa ci hanno trasformato le nostre esperienze, è qualcosa che non si realizza facendocelo dire da uno studio o da un singolo episodio. Solo noi potremo capire per cosa combattere e come mettere in pratica i nostri poteri che come è noto, derivano da grandi responsabilità.

E con le parole di Samvise ci accingiamo a chiudere questa discussione invitandovi a trarre l’insegnamento di questa indimenticabile scena di Lotr. Noi a cosa siamo aggrappati?

Se crediamo veramente in ciò che facciamo e al fatto che ci sia del buono nelle nostre community, non è forse nostro compito condannare comportamenti che non reputiamo idonei e di conseguenza, chi ci rappresenta al nostro peggio?[vc_message icon_fontawesome=”fa fa-comment” css_animation=”bounceIn”]Ti è piaciuto questo articolo? Facci sapere cosa ne pensi! Lascia un commento qui sotto o scopri ulteriori contenuti cliccando o navigando il nostro Menù. E se ciò non dovesse bastare, considera la possibilità di scrivere un articolo di risposta! Invialo a redazione@ilbosone.com seguendo le istruzioni riportate nella pagina Collabora.[/vc_message]

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

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