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Caput Mundi: Nero, Caduta dal Paradiso

Caduta dal Paradiso conclude la seconda stagione di Caput Mundi: Nero con tanta suspence

Caduta dal paradiso è il terzo ed ultimo episodio di Caput Mundi: Nero, seconda miniserie dell’Universo Cosmo.

Caduta dal Paradiso minotti
La cifra stilistica di Minotti si dimostra notevole anche in quest’episodio

Quest’albo ha un pregio molto strano: è snervante, incredibilmente snervante. Crea nel lettore tantissima attesa per lo svolgimento di una situazione per poi sballottarlo in un altro momento spazio-temporale della storia, e non vi nascondo che in un frangente particolarmente teso, gliel’ho urlato un bel VA*****LO appena il focus della narrazione si è spostato altrove.

Ma come ho detto all’inizio, è un pregio. Perché inchioda il lettore ancor più dello svolgimento tanto atteso. E’ come la nonna che ti prepara una torta stupenda e poi ti dice Vedi che te la puoi mangiare solo quando arrivano gli altri e intanto rimani affascinato a guardarla sfornare biscotti per poi ottenere la stessa identica risposta. Scusate per questo esempio becero, ma citare Schopenhauer e l’attesa del piacere e tutte quelle robe là, preferivo proprio evitarlo.

La tensione di Caduta dal Paradiso

In ogni caso, questo tipo di narrazione è veramente vantaggioso, perché riesce anche a rimediare all’eccessiva presenza di personaggi, a quel policentrismo che avevo sottolineato nell’articolo sullo scorso episodio: in questo modo sono tutti integrati più coerentemente nella narrazione, senza appesantirla inutilmente.

nano
I richiami visivi a Scarface di questa scena sono evidenti per i fan del gangster movie anni’80

Le atmosfere dell’albo continuano – in alcuni momenti – a richiamare opere cult come lo Scarface di Brian De Palma (nella scena riportata poco sopra) e The Hard Goodbye della Sin City di Frank Miller, in particolare nella scena onirica tra Eva e Teschio. Trovo questo momento della storia particolarmente interessante anche perché Eva riesce ad ottenere quel che vuole non grazie alla sua bellezza (che tenta di far risaltare coprendosi le cicatrici con i capelli) ma grazie al suo essere “una creatura bruciata dal sacro fuoco”, usando le parole di Teschio. Momenti simili contribuiscono a dare l’immagine di un universo degradato, in cui è la decadenza, piuttosto che la bellezza, ad essere premiata.

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Teschio, uno dei nuovi personaggi  introdotti in questa stagione. Trovo particolarmente azzeccato il suo character design, molto da horror b-movie

Così si conclude quindi questa seconda stagione che è riuscita non solo a popolare l’universo condiviso di nuovi personaggi, ma anche a fare a meno del vampiro Pietro Battaglia, personaggio cardine della prima stagione e fondamento ideale della serie (si inizia a parlare di Universo Cosmo già dall’ottavo episodio della testata di Battaglia, Ragazzi di morte).

Mi sembra opportuno sottolinearlo perché molte serie non riescono a creare nuovi personaggi validi e finiscono per spingere sempre sul membro più famoso del cast, mentre in Caput Mundi non sembra essercene stato bisogno.

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