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ManFont: tra Kaiju, mitologia indiana ed improbabili universi

Viaggiando tra Kaiju alieni ed universi alternativi, scopriamo i nuovi piani in casa ManFont!

C’è una dura realtà che è necessario accettare, facendo la lista dei fumetti letti e comprati alla fine dell’anno: il Lucca Comics & Games è bello e finito da un pezzo (ed io non ci sono andato nemmeno stavolta).
A chi ha avuto la possibilità di visitare la famosa fiera sarà forse capitato di passare davanti allo stand ManFont e di gettare lo sguardo su alcuni nuovi volumi che la casa editrice porterà in Italia.

Per chi non c’è andato, poi, c’è quest’articolo.

Scopriamo i nuovi piani in casa ManFont!

Sono ben tre, infatti, i titoli che ManFont ci offre: il primo è il secondo volume di 18 Days, firmato dal geniale e visionario Grant Morrison (non c’è da introdurlo ma ricordiamo tra le sue opere: All Star Superman, la famosa run di Animal Man tra il 1988 ed il 1990, la recente miniserie DC Comics Multiversity e Batman R.I.P.); il secondo è la Kaiju Edition di Yamazaki 18 Years, opera del Gentleman Kaiju Club. Il terzo è un’interessante opera firmata dai ragazzi del Master della Scuola di Comics di Roma, Yamazaki 18 Years – Apocrypha, che riesce ad attirare già in virtù della sua provenienza.

18 Days: l’epica indiana rivista con gli occhi di Grant Morrison

A qualcuno suonerà certamente nuovo questo titolo, insieme alle tematiche trattate. D’altra parte siamo soliti vedere altri tipi di pantheon religiosi portati su carta e l’epica indiana non è certo trattata spesso.

Grant Morrison si cimenta qui in una rivisitazione di quella che è la storia narrata, come già detto in precedenza, nel Mahabharata, testo seminale della letteratura indiana e della letteratura religiosa mondiale.
Prendendo nella sua penna questa responsabilità, Morrison decide di narrare sotto fumetto la storia della battaglia che portò al crepuscolo ed alla caduta di quella società di uomini semi-divini che abitavano la Terra prima dell’uomo che noi conosciamo.

Troveremo allora, in questo volume, la contrapposizione tra Arjuna (figlio del Re Pandu) e Duryodhana (figlio del fratello del Re Pandu, Dhritarashtra), nella lotta per la ripresa del trono lasciato da Re Pandu al suo primogenito Yudishtira ed ora nella mani di Duryodhana.
La contrapposizione dei due cugini non può che sfociare in atteggiamenti ostili, che culminano nella dichiarazione che porterà alla battaglia di Kurukshetra, conosciuta infatti come la battaglia dei 18 giorni – come ci informa il volume nella sua parte finale, questa battaglia è in realtà già iniziata nella prima uscita, permettendoci quindi di comprenderne gli inizi attraverso un lungo flashback.

Nonostante il volume sia completamente affidato ai dialoghi – non vi sono infatti scene di combattimento o simili – quello che traspare è la tensione tra i due protagonisti principali dell’opera ed i loro atteggiamenti contrastanti: se da un lato Arjuna e Yudishtira sembrano molto più propensi ad una soluzione pacifica, Duryodhana, invece incarna perfettamente la figura del familiare “inferiore”, che ha ora la possibiltà di mantenere la sua posizione di potere nei confronti di chi dovrebbe invece ricoprirla.

grant morrison
L’epica indiana rivive grazie a Manfont!

Yamazaki 18 years: un universo narrativo fuori dagli schemi

Per comprendere al meglio quello che ci viene mostrato da questo fumetto è necessario leggere con attenzione l’introduzione che ci viene presentata, come culmine dei cinque anni di lavoro precedenti, portati avanti dal Gentleman Kaiju Club.
Nella creazione del loro personale multiverso, infatti, quello che preme farci sapere è la totale libertà con cui la situazione è stata affrontata – l’esempio capitale è “Beethoven che uccide un Kaiju a colpi di pianoforte”, sicuramente non quello a cui siamo abituati, ma contemporaneamente qualcosa che può di certo solleticare la nostra curiosità.

Il volume ci presenta tre storie, brevi ma carismatiche al punto giusto, che ci permettono di comprendere l’alto livello di “improbabilità” della situazione – non ho ovviamente usato questo termine a caso, leggendo le introduzioni comprenderete chiaramente quanto sto dicendo.

Nella prima, “Death Race” (personalmente la mia preferita, n.d.r.), non abbiamo nient’altro che due individui impegnati in una perenne corsa automobilistica senza fine, che ci ricorda molto Mad Max. Nessun dialogo, se non un lungo discorso didascalico che il protagonista rivolge forse a sé stesso, per ricodare chi è, forse a noi lettori.
Ci sono alcune note di stile che mi diverto a far notare:
1) L’insegna decrepita con la scritta “Bates Motel” nella prima pagina.
2) La targa dell’auto di Ash, il nostro protagonista, è OUTATIME, la stessa della DeLorean DMC-12 di Ritorno al Futuro.
3) L’antagonsta, Dick, è chiaramente una versione Mad Max di Dick Dastardly (il Bieco Barone, a volte), antagonista di Wacky Races.
4) Il cane seduto accanto Dick è ovviamente un richiamo alla spalla Muttley.

Poi ce ne sono sicuramente altre che non ho colto.

Yamazaki 18 years
Gare automobilistiche e botte da orbi targate Manfont

La seconda, “Scarlett Baroness“, ci dice già molto con il suo titolo: ambientata in quello che ci viene descritto come un “periodo dall’estetica prussiano-teutonica”, quindi praticamente la Prima Guerra Mondiale.
In questo scenario troviamo Frida Algunden von Richthofen (ci ho messo molto ad impararlo), la nostra protagonista e pilota provetta, combattere contro i Kaiju che stanno assaltando gli universi.

Ah, è qui che c’è Beethoven, nel caso voleste saperlo.

La terza storia, “Promise of Pain“, è quasi una lunga introduzione al personaggio che compare solo nelle ultime due pagine. Per capire, anche qui è necessario leggere l’introduzione che ci viene riservata nelle primissime pagine, anche se il senso definitivo ci verrà chiarito completamente solo nel finale.

Mentre infatti la prima metà ci illustra alcuni personaggi poco raccomandabili intenti in loschi affari, nella seconda le cose precipitano, con l’immancabile attacco Kaiju al quale ormai siamo abituati; questa volta, però, è un altro personaggio a fare la sua apparizione, proprio negli ultimi istanti…

Yamazaki 18 years
C’è forse una citazione ad Akira? L’universo citazionistico è ormai un tratto somatico di Manfont

Yamazaki 18 Years: Apocrypha

Affidato alle sapienti mani dai ragazzi del Master della Scuola di Comics di Roma, questo volume si propone di fornirci un altro punto di vista nell’universo prima descritto raccontando altre vicende che, in qualche modo, si rivelano inevitabilmente collegate a quelle avvenute nel volume che di cui abbiamo appena parlato.

Anche qui abbiamo una divisione in storie brevi invece di un unico racconto. Quello che comunque ci sembra è che non tutte seguano una “linea temporale dritta”, andando invece a saltare, a volte, tra momenti differenti nell’ordine degli avvenimenti.
La prima, “Akmè“, ci rende spettatori di una parte della vita di Andrew che, in un mondo in cui mostri alieni ed esseri umani si scontrano continuamente, vive una vita pericolosa recitando la parte del normale lavoro da guardia giurata per giustificarsi con la moglie malata e bisognosa di cure.

La seconda, “Be a hero“, riprende il percorso che avevamo lasciato con l’ultima storia di Yamazaki 18 Years, mostrandoci il combattimento contro il Kaiju visto in precedenza e l’effetto che questo ha su una giovane ragazza, testimone di quanto avviene.
Oltretutto, mi sento obbligato moralmente a far notare il tocco di stile.

ManFont Apocrypha
Qualcuno qui è appassionato di Evangelion alla Manfont e la cosa non può che farmi piacere.

Don’t try this at home“, nonostante la sua conformazione breve, ci consente di entrare più in sintonia con il mondo descrittoci, tramite un avvenimento collaterale e – per l’economia della storia principale – quasi inutile da tenere in considerazione.
Quasi.

Con “Expiatio” vediamo un altro aspetto della storia: in una società ormai tenuta in scacco dagli attacchi alieni, non è raro veder fiorire nuovi culti apocalittici, segnati dalla paura stessa che circola tra la gente. Proprio questo è il caso che vede protagonista Erroll McAllister, padre di famiglia che, in preda ad un raptus, uccide moglie e figli e si auto-proclama capo di una setta che vede nell’arrivo degli invasori alieni il segno della fine della civilità moderna e nell’omicidio dei propri affetti l’unica via di salvezza.

L’ultimo Tokusatsu” ci porta, sembra, in un momento diverso della cronologia, in cui il varco dimensionale che ha permesso agli alieni di giungere è stato richiuso e l’umanità deve ora combattere contro i mostri rimasti. In questo panorama di eventi un giovane ragazzo della Virginia, Fred, pensa oltre i confini della realtà semplice che lo circonda, ascoltando le notizie trasmesse dalla televisione riguardanti uno dei guerrieri umani…

This we’ll defend” chiude la raccolta, mostrandoci il lato drammatico del post-battaglia quando, tra una stretta di mano ed un complimento, è necessario soffermarsi sulle perdite e sulle conseguenze. Proprio questo è il motivo che spinge il Presidente (una Lei, qui), ad affidare la salvezza del genere umano all’iniziativa dei KYOTAI DEFENDER, giudicati molto più efficienti delle difese dell’esercito.

Una prova di tutto rispetto, quindi, che riesce bene nell’intrattenerci con dei punti di vista diversi su un universo che tutto può sembrare tranne che semplice – ci basti ricordare le “improbabili” premesse delle storie narrate nel volume precedente.
ManFont riesce ancora una volta a catturare la nostra attenzione, con idee interessanti e promesse di nuove e più mirabolanti avventure. Non resta dunque che continuare a restare sintonizzati ed attendere quello che hanno in serbo per noi…

 

Tommaso Mellace

Cresciuto sin dalla tenera età a pane e videogiochi, passa i primi anni della sua vita eliminando astronavi su XataX e sparando raggi laser contro lumache aliene in Commander Keen 4, fino ad entrare in contatto con il variopinto mondo Pokémon, di cui è schiavo tutt’oggi. Grazie ad MTV conosce il mondo giapponese, bombardando il suo cervello di dodicenne con anime quali Trigun e Neon Genesis Evangelion, i cui effetti si riveleranno devastanti. La presa di coscienza dell’esistenza del fumetto americano sarà il colpo finale per la sua vita, che spazia oggi tra una missione di Metal Gear ed un numero di Batman. Appassionato anche di musica, passa il resto della giornata a suonare la sua chitarra elettrica, passando da un riff dei Megadeth al main theme di Legend Of Zelda. Dovendo prendere come punto di riferimento i dati immagazzinati nella sua testa, è autore di diverse trame per altrettanti diversi progetti. Il problema principale è la sua totale pigriza, che lo porta a non scrivere mai nulla di quello che immagina, con conseguente perdita totale di ogni buona idea. Si spera che adesso possa cambiare qualcosa.

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