Videogiochi e Gaming

Una riflessione (e recensione) su Battlefield V

È un buon titolo, ma EA DICE si è tirata la zappa sui piedi

Mi prudono le mani mentre scrivo quest’articolo, ora che finalmente posso parlare nel dettaglio di Battlefield V e di tutto ciò che è avvenuto nel periodo pre-release di questo titolo. Se ti scoccia leggere, guarda la video-recensione in alto!

Electronic Arts e le pessime PR

Il travagliato rapporto azienda-consumatore ha avuto luogo fin dal primo trailer che ha dato luogo ad un’isteria di massa piuttosto giustificata.

Ormai quella cinematic la conosciamo tutti a memoria, tra le forze armate regolari britanniche c’erano delle donne e sì, avevano un vestiario eccentrico. Qualcuna aveva addirittura un braccio robotico.

Ne ho già parlato in dettaglio nell’articolo con Joliet Jake. Sono decisioni prese dai vertici di EA per sedare la porzione di utenza più irrequieta e delirante, paladina della Social Justice War.

In passato, quando non scoppiavano polemiche fuori luogo e la sensibilità delle persone non veniva urtava per ogni sciocchezza, uscivano videogiochi sulla guerra moderna dove non s’intravedeva mai un modello poligonale femminile. Nonostante fosse il contesto migliore per introdurle nessuno lo faceva, perché a nessuno davvero importava.

Tuttavia, ben più gravi son state le reazioni arroganti di Electronic Arts dopo l’annuncio di Battlefield V.

EA ha gestito malissimo le pubbliche relazioni. Dire ai suoi potenziali acquirenti che sono “ineducati misogini” o “se non vi piace non compratelo” oltre ad essere argomentazioni logicamente fallaci, denotano una scarsa dialettica.

Non ha senso che un editore incentivi l’utenza, che rappresenta il mezzo di sostentamento principale di un’azienda, a non comprare il prodotto sponsorizzato da esso stesso.

Non condivido il revisionismo attuato. Non perché sia un tutore dell’accuratezza storica, anzi, sono un garante della libera espressione nel medium videoludico. Ma perché è stato fatto per portare avanti un’agenda specifica, specialmente nella campagna singleplayer.

Battlefield V company

L’agenda politica di Battlefield V

La linea di demarcazione tra il paraculismo e la sincera volontà di introdurre le minoranze è labile. Ma probabilmente sono obiettivi che in Battlefield V sono entrambi centrati.

In genere, all’industria – che sia essa cinematografica o videoludica – non importa davvero adempiere ad una politica inclusiva, quanto più preservare la propria immagine.

Ciò nonostante, capita che gli sviluppatori portino avanti le proprie istanze politiche nei videogiochi, e DICE non fa eccezione in Battlefield V.

Vi basti sapere che nella campagna dei tiratori senegalesi, al servizio della Francia, viene mostrato come i soldati africani vengano segregati razzialmente. Nella patetica cutscene introduttiva, al protagonista viene rimosso il fucile e messa in mano una pala dai soldati francesi, costretto ai lavori socialmente utili ed impossibilitato a combattere.

Nulla di tutto ciò è storicamente documentato né attinente al vero, è un goffissimo tentativo da parte di DICE di evidenziare il paradigma “uomo bianco cattivo, uomo nero buono”. Strizzando l’occhio alla crisi immigratoria del terzo millennio.

Tornando a noi, nel primo trailer l’HUD della modalità “Conquista” mostrato non era casuale. Il messaggio implicito che la software house svedese voleva trasmettere è che nel nuovo capitolo è possibile personalizzare il proprio personaggio in multigiocatore.

Nell’editor che tra l’altro è piuttosto scarno, si possono solo scegliere visi dai tratti somatici pre-determinati e modificarne pittura facciale e vestiti. Non che sia una componente essenziale o una mancanza grave per un FPS però, ecco, un po’ di profondità in più non sarebbe guastata. Se introduci una feature, tanto vale studiarla per bene.

I timori dei videogiocatori su uno stravolgimento della trama singleplayer si sono rivelati dunque infondati.

Sì, sono stati introdotti elementi revisionisti, ma è tutto ben contestualizzato. C’è una protagonista donna in una storia di guerra ma è all’interno della resistenza norvegese (nonostante conduca un’operazione nella realtà svolta da 12 uomini, ma tant’è) e non laddove stonerebbe.

Il comparto singleplayer, come al solito in Battlefield, fa ampio uso del mezzo registico e non sfigurerebbe dinanzi alle più imponenti produzioni hollywoodiane.

Lo stile narrativo è rimasto invariato da Battlefield 1. La campagna si concentra, oggi come due anni fa, sul lato drammatico della guerra. I protagonisti sono solo pedine su un vastissimo scacchiere geopolitico.

Nell’introduzione, esattamente come nel prequel, Battlefield V fa il verso e scarta il cliché dell’”esercito di un solo uomo”, al protagonista “rambo” che elimina tutti da solo. In Battlefield V si muore.

Ciò nondimeno, ciò non significa che la rotta intrapresa da due anni a questa parte non possa cambiare.

Se c’è un plauso che si può fare a DICE, è che ripudia l’immobilismo. In ogni capitolo modifica tutto ciò che concerne il core gameplay e la sovrastruttura narrativa. È apprezzabile che stia proponendo scenari bellici in genere non trattati negli sparatutto mainstream.

Vari leak lasciano presupporre che il prossimo capitolo possa addirittura essere Battlefield: Bad Company 3, una serie che si pone su toni diametralmente opposti a quelli tragici dei recenti capitoli.

Battlefield V Grand Operations

Il (mezzo) passo indietro di Electronic Arts

Dopo la bufera abbattutasi su Electronic Arts e DICE, quest’ultimi hanno deciso di lasciare un contentino ai fan. Sono state rimosse le skin eccentriche in favore di mimetiche più in linea con la WWII.

L’uomo che insultò gli acquirenti, lo Chief Designer Patrick Soderlund, ha lasciato l’azienda. Il comunicato ufficiale è reticente, si evince solo che Soderlund ha abbandonato di sua spontanea volontà. Si suppone lo abbia fatto per le basse vendite di Battlefield V.

Le copie vendute in effetti paiono essere ben inferiori rispetto alla norma, si rilevò già un calo nei pre-order e questa tendenza non pare essere variata all’uscita del gioco.

Le donne son rimaste lì dove sono, ovviamente. Hanno le mani legate, non vogliono buscarsi di nuovo accuse di sessismo come in Battlefield 1. Dove in realtà vennero introdotte soldati donna nella classe Scout dell’Impero Russo, per preservare l’accuratezza storica senza scontentare nessuno (la Russia arruolava anche soldati donna al fronte).

Guarda caso in Battlefield V hanno stranamente cambiato scuola di pensiero. Non sembra proprio ci sia un rapporto causa effetto tra le due cose.

Ciò non significa che EA DICE abbia messo il proprio orgoglio da parte. In un launch party a Stoccolma gli sviluppatori hanno tenuto un discorso in cui hanno raccolto le principali critiche mosse all’azienda, prendendo in giro gli utenti. Per un titolo che non sta dando i risultati sperati, questa mossa equivale ad un suicidio definitivo. Non c’è un marketing manager tra le fila di EA che possa fare da paciere e porre un freno a questo autolesionismo?

Ma andiamo a sciorinare ciò che interessa principalmente noi videogiocatori, il core gameplay. Perché a dispetto di quanto si possa pensare, considerando la mestizia e l’amarezza della lunga introduzione a questa recensione, Battlefield V è un gioco ben confezionato.

battlefield V genderfield V launch party stoccolma

 

Analizziamo il comparto tecnico

Graficamente il gioco si attesta sui livelli di Battlefield 1, con un netto miglioramento dei VFX e della fisica. La palette cromatica si assesta su toni più accesi.

Come da tradizione in Battlefield c’è un’ottima cura per i dettagli. Potrei stare qui per ore ad esplorare la dovizia di particolari che gli sviluppatori hanno riposto in questo titolo.

Il più delle volte sono dettagli fini a sé stessi e non funzionali al gameplay. Ma sono sicuramente sinonimo di un buon game design che favorisce l’immersione.

Ho riscontrato qualche glitch durante le mie sessioni di gioco. Nulla di grave, giusto del clipping dei modelli poligonali o la fisica impazzita di qualche ragdoll.

Il comparto singleplayer gode di una fattura di qualità superiore, con un rendering di gran lunga più curato ed una notevole presenza di filtri e particellari.

Dalla Beta sono state effettuate alcune modifiche gradite, risolvendo dei difetti da me evidenziati nella mia anteprima.

Alla morte finalmente c’è un unico timer al respawn, che inizia a scendere a partire dal dissanguamento. A seconda di quanto staremo a terra, l’attesa può venir decurtata del tutto o parzialmente. Potendo quindi (una volta morti) respawnare all’istante o attendere i secondi di tempo rimanenti.

DICE garantisce di aver migliorato la visibilità generale. Aumentando il contrasto tra i modelli poligonali e lo sfondo. Tuttavia revisionerei il sistema d’illuminazione. Quando ci si affaccia all’esterno di un edificio si viene accecati dalla luce. Il ché rende il giocatore tremendamente vulnerabile, esposto al fuoco nemico senza possibilità di difendersi o anche solo di vedere.

È stato dato maggior rilievo alla modalità costruzione. Adesso le stazioni di rifornimento di munizioni e kit medici (per permettere a tutte le classi di portarne almeno una scorta) devono essere erette dai giocatori.

La presentazione della nuova feature di costruzione è stata edulcorata dagli sviluppatori. Non amplia sideralmente lo spettro di strategie applicabili. Si può costruire solo in punti predeterminati e non è possibile scegliere quale fortificazione erigere. Una scelta tutto sommato apprezzabile, considerando i ritmi serratissimi del gioco l’ideazione di una strategia difensiva funzionante sarebbe totalmente anti-climatica, richiedendo un dispendio di tempo oneroso.

Battlefield V conquest

Le principali modifiche di Battlefield V

Principalmente, le due macro-differenze di Battlefield V rispetto a Battlefield 1 sono il gunplay e il META del gioco.

Apprezzo molto la rimozione della traiettoria randomica del proiettile, presente in Battlefield 1. Il rinculo adesso è prevedibile e non subentra una fastidiosa variante RNG negli scontri a fuoco.

Ciò che non mi spiego è per quale motivo il bullet drop sia stato sensibilmente ridotto.

La balistica di Battlefield 1 redistribuiva correttamente il terreno di gioco di ogni classe.  In Battlefield V le armi dell’assalto hanno invece un alto potenziale d’arresto anche su lunghe distanze.

Non a caso molti giocatori hanno lamentato la presenza di TTK e TTD fin troppo brevi. Questo proprio perché alcune armi a distanza tolgono fin troppo. Considerando poi che in questo nuovo capitolo è stata data anche più importanza al fuoco singolo, che rende l’arma molto precisa, un assalto compie un lavoro migliore di un cecchino.

In un recente aggiornamento di Tides of War (di cui riparlerò a breve) sono stati nerfati i danni in generale. Ritengo bastasse anche solo nerfare le armi più potenti e “rotte”, onde evitare di bruciare l’apporto tattico che il TTK garantiva.

Considerando la ridotta sopravvivenza, anche per il limitato recupero automatico della vita, il rush è scoraggiato in Battlefield V. “Flankare” gli avversari ricompensa comunque il giocatore, ma il più delle volte è necessario adottare procedere strategicamente  in prossimità degli obiettivi. Possibilmente con un team di amici che coprono le spalle.

In funzione di ciò, la dimensione delle mappe è diminuita rispetto al passato. Evitando così lungaggini o ampie distanze da percorrere a piedi.

I ruoli delle singole classi sono stati potenziati. Nonostante il gunplay sia stato completamente rilavorato in Battlefield V, quest’ultimo ha comunque ereditato e potenziato il game design di Battlefield 1. Le munizioni sono ridotte, la vita deve essere necessariamente rigenerata da un medico.

Ogni classe può rianimare un membro del proprio team da 4 giocatori, ma l’operazione richiede molto più tempo rispetto ad un medico, che a differenza degli altri può rianimare tutti e 32 i giocatori.

Tutti escamotage per potenziare il gioco di squadra.

Il cecchino è ormai definibile a pieno titolo una classe di supporto. È stato depotenziato, non one-shotta, a meno che non colpisca in testa. Ma entra in gioco il binocolo, che compensa l’handicap dello scout. Questo gadget infatti è l’unico a spottare i nemici col mark in testa.

Le altre classi, a differenza dei prequel, non possono più marcare i nemici ma posizionare un segnalino approssimativo che resta immobile.

Il behemoth, che veniva dispiegato quando una squadra era in svantaggio, è stato rimosso. È stato rimpiazzato dalla radio, liberamente fruibile dai comandanti dei team. In base al punteggio della propria 4-squad, si possono richiedere rifornimenti, artiglieria o veicoli speciali.

Battlefield V è ancora in fase di “assestamento”, come in genere accade con i multigiocatore online “acerbi” di recente uscita o in qualsiasi caso in cui venga introdotto qualcosa che modifichi il META del gioco.

META il quale ha subito sensibili ed intelligenti modifiche, grazie all’oculata introduzione di pesi e contrappesi.

Con le giuste patch correttive può diventare uno dei Battlefield più equilibrati di sempre.

C’è ancora strada da fare, per essere precisi, più che in fase di “assestamento” Battlefield V è in fase di “completamento”.

DICE ha assegnato un nome a quella che è una regolare schedule di aggiornamento: Tides of War (o Venti di Guerra).

Sebbene sia stata annunciata con la premessa che si tratterà dell’espansione del gioco con dei “DLC gratuiti”, che di per sé è un’iniziativa encomiabile, nonostante sia una politica avuta origine dopo che EA ha sorpassato il limite con Battlefront 2. In verità Battlefield V al lancio ha contenuti ben più risicati rispetto ai predecessori.

Basti notare che con il recente aggiornamento le storie di guerra ammontano a 4, a differenza delle 7 campagne di Battlefield 1. O la modalità Battle Royale e il co-op non ancora disponibili.

Parlare ora come ora di “espansione” è improprio, il gioco è frammentato.

È una trovata di marketing, allo scopo di fidelizzare l’utenza sempre stuzzicata dalle novità e per evitare che ci sia una disgregazione della playerbase, fenomeno che in genere accadeva nei predecessori. Chi magari possedeva il DLC o il Season Pass non riusciva a trovare giocatori con facilità perché non tutti avevano i contenuti extra.

Tempo al tempo, gli utenti avranno in mano un pacchetto definibile completo, senza costi aggiuntivi.

Il dubbio che coglierà i giocatori all’acquisto di Battlefield V non potrà essere dissolto da alcuna testata giornalistica che garantisca la pregevole fattura del titolo. La natura del quesito sarà prettamente di ordine morale: “sono disposto a dare i miei soldi ad un’azienda che mi ha trattato a pesci in faccia?”

Questa è una scelta che spetta a voi.

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Facultates

Studente modello, almeno fino a prima di iniziare a scrivere per il Bosone. Ho una passione smisurata per i videogiochi, passione che coltivo fin dalla più tenera età, e che mi piace far conoscere anche agli altri dedicandomi saltuariamente a delle recensioni su Steam.

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