Scienza

L’umanità gioca a dadi con l’ambiente, ci restano 20 anni

Allarme Rosso per il Pianeta Blu

L’inquinamento e i disastri ambientali sono argomenti di cui non si smette mai di parlare… E per buon motivo. Negli ultimi giorni L’IPCC (Intergovernmental Planet on Climate Change) ha dato una terribile notizia: ci restano solo 20 anni per salvare il pianeta e il suo ambiente.

Non vi sembra vero? Beh, i dati e i fatti parlano chiaro. A dare l’allarme è il Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Walter Ricciardi, il quale definisce questo fenomeno come un “Olocausto a fuoco lento”, ovvero che gli effetti sull’ecosistema non sono immediati ma lo devasteranno lentamente.

concentrazione co2
Una cartina che mostra le concentrazione di CO2 nell’ambiente atmosferico

Il Presidente, per descrivere il fenomeno, ha dato luce a delle stime raccapriccianti: nel 2003 più di 70 milioni di persone nel mondo sono morte per le ondate di calore; secondo alcune previsioni, queste ondate da brevi periodi potranno arrivare a coprire 200 giorni all’anno, se non si interviene subito.

Philip Landrigan, esperto al Boston College, durante una conferenza sull’inquinamento dal titolo “Cambiamenti climatici e Salute”, ha stimato che attualmente 9 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento.

In più sottolinea che il 92% di queste morti si associano ai paesi poveri, soprattutto tra i bambini; Philip ha affermato che siamo esposti a 89 mila sostanze chimiche di cui solo possiamo definirne i livelli di tossicità solo per metà mentre il resto, rimane a noi ignoto.

Lancia così un appello affinché si utilizzino tutti i mezzi ESISTENTI a combattere questo flagello.

Chi, cosa e perché sta cambiando il pianeta

La domanda è: perché ci restano 20 anni? Che cosa sta cambiando?

E’ evidente come le stagioni stiano cambiando, le temperature e gli aumenti degli eventi catastrofici su tutto il globo; l’effetto serra aumenta sempre di più, le temperature si innalzando di diversi gradi e si scatena così una reazione a catena che causa disastri all’intero ecosistema planetario.

paris climate agreement

Non si hanno solo eventi catastrofici (come terremoti di elevata magnitudo o uragani sempre più frequenti che nascono dove prima non si erano mai verificati), ma stiamo già assistendo alle perdite di importanti esseri viventi (animali e vegetali) fondamentali per la loro e la nostra sopravvivenza.

L’Accordo di Parigi firmato nel 2015 dal G20, prevedeva degli obiettivi da raggiungere per salvare il nostro mondo da un grave problema e dove i Paesi si impegnavano a mantenere le loro promesse. Tra gli obiettivi c’era quello di ridurre le emissioni di gas affinché la temperatura globale diminuisse di almeno 2°C entro la fine del secolo, rispetto ai livelli preindustriali del 1850.

Ciò prevedeva quindi l’attuazione di soluzioni per il raggiungimento dell’obiettivo entro il 2030, con una diminuzione delle emissioni di CO2 del 45% rispetto al 2017. Inoltre vi era anche l’obiettivo di azzerare l’uso del carbone per usi energetici entro il 2050.

Che sta preoccupando allora l’IPCC? Questi obiettivi si stanno allontanando sempre di più e si stima che ci sarà un AUMENTO della temperatura globale fino a superare la soglia di 1,5°C rispetto al termine previsto, e di 3°C entro la fine del secolo.

In poche parole, invece di migliorare e ridurre l’effetto serra, stiamo peggiorando e anticipando una catastrofe a cui, pare, non scamperemo.

Le conseguenze dell’aumento della temperatura globale

A farne maggiormente le spese sono l’Artico e l’Antartico: qualora la temperatura aumenti di 2°C, avremmo in questa regione 1 o 2 periodi estivi senza ghiaccio ogni 10 anni; se invece si arriva entro l’1,5°C, la cadenza sarebbe ogni 100 anni.

Ciò comporterebbe non solo un aumento del livello del mare (caratterizzato da fenomeni di sommersione ed emersione dei continenti) ma gli animali che vivono in questi luogo (un esempio sono i pinguini imperatore) non potrebbero riprodursi e genericamente sopravvivere, esponendosi sempre di più ai predatori.

inquinamento artico
Come sarà l’ambiente artico tra 20 anni?

E come loro, anche gli orsi polari che vivono nell’Artico, i quali già oggi stanno avendo serie difficoltà a sopravvivere a causa dell’inquinamento.

E ancora, le barriere coralline (fondamentali per l’intero ecosistema) morirebbero quasi del tutto se la T. arrivasse a 2°C; mentre qualora si riesca e rientrarla entro l’1,5°C, solo il 10-30% di esse sopravviverebbe, ma con molta difficoltà.

Dove bisognerebbe agire e come?

Secondo l’IPCC i settori che stanno distruggendo il nostro pianeta e su cui bisognerebbe tempestivamente intervenire sarebbero: l’industria, i trasporti, l’edilizia, la produzione di energia, l’agricoltura, il disboscamento e sfruttamento del terreno e delle foreste.

Tra le soluzioni che bisognerebbe adottare per combattere l’inquinamento, c’è quello di aumentare il numero di alberi per far fronte al disboscamento, sfruttare le energie rinnovabili fino all’80% del loro utilizzo entro il 2050, utilizzare il gas solo quando è strettamente necessario fino all’8% del totale utilizzo.

La riunione dei Paesi per la COP24

E’ da poco iniziata – e durerà fino al 14 dicembre – la riunione di tutti i Paesi a Katowice, in Polonia, per discutere il da farsi dopo l’allarme dell’IPCC e dell’ONU. Ad aprire la conferenza internazionale sul clima COP24 è il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

disboscamento
Il disboscamento trasforma l’ambiente in modo radicale

Egli afferma che il nostro pianeta è andato totalmente fuori rotta e – come dice l’IPCC – “l’umanità sta giocando a dadi con l’ambiente“; sottolinea inoltre come i numerosi disastri ambientali degli ultimi anni dovuti al cambiamento climatico e all’inquinamento, abbiano causato il caos; rimarca anche il “continuo non fare abbastanza” e il “non muoverci abbastanza velocemente” al fine di prevenire un’interruzione climatica catastrofica.

Stati Uniti, Cina, Australia e Brasile scettici dinanzi al problema dell’ambiente

Tutto il G20 ha ri-affermato il sostegno alla causa e l’impegno per onorare gli Accordi di Parigi; continua tuttavia a rimanere restio il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che chiude gli occhi al Global Warming. A Trump si unisce anche il futuro Presidente del Brasile Jail Bolsonaro, il quale ha annunciato l’uscita del suo Paese dal patto climatico. A loro, si uniscono anche Cina e Australia.

Diversamente da questi 4 Paesi, la Stockolm Resilience ha invece accolto l’emergenza con la proposta del “Carbon Law“, azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050.

La Banca Mondiale, sensibile al problema del cambiamento climatico e dell’inquinamento, ha stanziato 200 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025, per aiutare i Paesi in via di sviluppo che decideranno di abbracciare la causa e attuare tutte le manovre necessarie a salvare il nostro pianeta. In quest’anno – 2018 – ha inoltre stanziato 20,5 miliardi di dollari per finanziare le azioni a sostegno della causa, mantenendo così la sua parte negli Accordi di Parigi con ben 2 anni di anticipo.

 

Fonti:

  • https://energiaoltre.it/energia-mobilita-ambiente-dalla-banca-mondiale-200-miliardi-di-dollari-per-il-clima/
  • http://www.scienzaegoverno.org/article/ci-restano-12-anni-salvare-il-pianeta-dalla-catastrofe-climatica
  • http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2018/12/03/-clima-iss-solo-2-generazioni-per-salvare-il-pianeta-_02fb246d-146f-4db0-ab83-6d7bf48689ca.html
  • http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cambiamento-climatico-liss-sono-rimasti-solo-20-anni-salvare-1610702.html
  • https://www.corriere.it/salute/18_dicembre_03/clima-rimangono-solo-20-anni-salvare-pianeta-bc73cfce-f6e1-11e8-bd62-81aafd946bf7.shtml

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