Evil Empire, la miniserie distopica di Bemis

Come potrebbe trasformarsi, la nostra società, in una distopia?

Evil Empire è una miniserie distopica scritta da Max Bemis, sceneggiatore che attualmente è ritenuto molto importante nella scena americana in quanto successore di Jeff Lemire nella testata Moon Knight. La miniserie è composta da 12 issues ed è stata pubblicata in Italia, dall’Editoriale Cosmo, in tre volumetti in formato bonellide.

La visione distopica di Evil Empire

L’obiettivo che l’autore si pone all’inizio della serie è piuttosto ambizioso: mostrare “come potremmo finire in un fottuto futuro distopico a partire da adesso”. In effetti, in buona parte della narrazione distopica, le spiegazioni sono spesso sommarie, fatte attraverso dei piccoli e dimenticabili flashback o completamente evitate.

In Evil Empire, invece, la narrazione salta continuamente avanti e indietro nel tempo, mostrando a volte anche avvenimenti che non riguardano la trama principale, ma che vengono generati da essa. Il risultato è una storia eterogenea che punta sempre in direzioni inaspettate, in grado di mostrare come la parte influenza il tutto e viceversa. Se fin dalle prime pagine ci rendiamo conto di come la protagonista, Reese, sia in grado di influenzare il destino degli Stati Uniti (e in pratica, del mondo), durante tutta la narrazione (ed in particolare nella issue #5) vediamo come i cambiamenti politici e sociali si ripercuotono sulle vite dei cittadini comuni.

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Alcune delle più attraenti cover della miniserie Evil Empire

Ma ha anche qualche difetto…

In realtà, uno dei principali problemi della miniserie è proprio il suo dimostrarsi molto più efficiente nel descrivere queste realtà circoscritte che nel mostrare una discesa nella distopia che possa sembrare realistica: in essa, infatti, è molto più facile vedere un’allegoria della natura selvaggia che domina l’uomo o al massimo, una parodia di stereotipi populisti fin troppo diffusi.

La mancanza di sicurezza e legalità viene accettata praticamente senza battere ciglio da buona parte della popolazione, trasformando una narrazione con grandi aspirazioni in un assurdo bagno di sangue. I personaggi principali, inoltre, diventano macchiette molto meno caratterizzate di personaggi assolutamente terziari nella serie (come il protagonista della già citata issue #5).

Conclusioni

Se le aspettative per l’obiettivo principale della miniserie possono quindi sembrare a molti disattese, il titolo (chiaro riferimento al secondo album dei Rage Against The Machine) ci da un indizio su un’altra tematica molto affrontata nell’opera: l’industria musicale, qui mostrata come un meccanismo senza pietà che ingloba qualsiasi forma di ribellione e individualismo, per poi ricavarne un semplice prodotto da vendere.

Una delle caratteristiche più interessanti della miniserie, infine, è l’uso intelligente delle splash page – sia singole che doppie – che si dimostrano a volte straordinariamente espressive e ben costruite. Tra i disegnatori, poi, spicca l’italianissimo Andrea Mutti, in grado di rendere appieno le atmosfere cupe della serie.

Evil Empire si propone quindi come una miniserie adatta a chiunque cerchi un prodotto sorprendente e pieno di colpi di scena inaspettati, ma senza troppe aspettative a livello di tematiche.

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