I pesci sono in grado di percepire dolore? La scienza risponde

E' opinione comune che i pesci non siano in grado di provare sensazioni come il dolore e la paura. Ecco cosa ne pensa la scienza

Spesso, fin troppo, ci dimentichiamo che condividiamo questo pianeta insieme ad altri esseri. La loro considerazione è spesso sminuita, dandoci il “diritto” di trattarli nel peggiore dei modi. A farne le spese sono quasi sempre gli animali e in questo caso i pesci, dato che secondo alcuni INesperti, tali animali non sarebbero in grado di percepire il dolore per come lo conosciamo noi umani.

I pesci sono in grado di percepire la paura e il dolore?

I pesci sono animali marini vertebrati. E’ opinione comune che non siano in grado di provare sensazioni come il dolore e la paura. Tuttavia, la scienza ha oggi smentito questa leggenda metropolitana, dimostrando con i fatti che anche loro sono in grado di comprendere ciò che gli succede attorno.

Un aiuto non di poco ci viene dato anche dall’Etologia – lo studio del comportamento animale – che ci dimostra come anche i pesci siano in grado di provare emozioni attraverso il loro comportamento. Un esempio eclatante, e anche più in generale che si estende alle altre creature marine, è il caso del cavalluccio marino con le sue cure parentali.

Ebbene, ciò che è noto a tutti è l’incapacità di questi animali di “gridare”, far sapere che stanno soffrendo. Ma un buon osservatore riesce a leggere il linguaggio del corpo.

L’inchiesta Europea sugli allevamenti ittici, luogo di torture

L'inchiesta Europea sugli allevamenti ittici, luogo di torture

Oggi assistiamo a un’innaturale fenomeno la cui causa è l’uomo e la sua mancanza di rispetto per le regole. Recentemente è scattata un’inchiesta a livello Europeo sulle condizioni degli allevamenti ittici e stabilimenti, in particolare nel Centro e Nord Italia, che rifornivano Orate, Trote e Branzini ai grandi marchi di distribuzione e i supermercati.

Ciò che ne è scaturito è stato scioccante. Il livello di umanità è oramai sceso di parecchi chilometri sotto terra e le condizioni in cui sono costretti a vivere i pesci è disumano. Alcuni infiltrati hanno raccolto informazioni preziose con foto/video ai fini dell’inchiesta ed è stato molto doloroso.

Si è assistito a un sovraffollamento delle vasche – sia in mare che a terra –  ognuno dei quali conteneva fino a 300 mila individui, in acque sporche e torbide. Questi vengono poi prelevati con le reti e sbattuti in contenitori di plastica altrettanto piccoli, dove l’acqua non copre nemmeno i pesci a bordo vasca.

allevamento pesciSono quindi costretti a stare per molte ore ammassati gli uni agli altri. Alcuni di loro, quelli esposti all’aria perché l’acqua non è sufficiente a contenerli, provano un ultimo disperato tentativo. Saltano fuori ma ciò che trovano non è altro che un duro e freddo cemento che li stordisce, venendo poi rigettati come oggetti nelle vasche.

La destinazione di questi poveri animali sono dei contenitori di polistirolo con del ghiaccio che si macchierà del loro sangue, ancora vivi e costretti ad aspettare tra atroci sofferenze l’inevitabile.

Muoiono di ASFISSIA.

Chi ha provato almeno una volta a trattenere il fiato, magari sott’acqua che non è il nostro habitat, e c’è rimasto più del dovuto, comprende la sensazione che si prova. Si viene assaliti dalla paura e istintivamente ci agitiamo; segue subito dopo l’ansia e il panico e combattiamo nel tentativo di recuperare anche solo una boccata di aria. E una volta fuori è inevitabile mettersi una mano al petto per aiutarsi a recuperare quanto più ossigeno, mentre cerchiamo di scrollarci di dosso il terrore che ci aveva assaliti.

Questo è quello che prova un pesce. Si tratta di maltrattamento animale!

A cosa sono soggetti i pesci prima di arrivare al mercato

allevamento pesciTuttavia, la sorte degli animali non finisce qui. Ulteriori indagini hanno rilevato la disumanità e mancanza di rispetto nel trattare i pesci. In particolare, è stato ripreso del personale mentre prendeva a bastonate il povero animale per essere stordito, o lo sbatteva brutalmente contro un muretto.

Non sempre sopraggiunge la morte dopo un trattamento simile e continuano a subire i trattamenti cui sono destinati per ore, se non per giorni. Al mercato del pesce, vediamo i pesci nei contenitori di polistirolo, legati testa-coda o branchia-branchia, ancora vivi! Incapaci di muoversi, boccheggiano disperatamente aspettando che finalmente la morte dia loro un po’ di pace.

maltrattamento pesci

Questa “pratica” viete utilizzata dal mercante per dimostrare al compratore la reale freschezza del prodotto, incentivandolo ad acquistarlo. E’ una brutale tecnica di mercato dove il pesce non viene minimamente considerato.

Credete che stia esagerando? Pensate che i pesci non siano in grado di provare dolore e paura? Vi sbagliate!

La scienza dimostra che anche i pesci provano dolore e paura

La scienza ha dimostrato che tutto ciò è vero e che quindi gli addetti in questo settore praticano maltrattamento animale a tutti gli effetti! Il ricercatore olandese John Verheijen e relativi collaboratori affermano:

Il dolore provocato da una ferita di amo è dovuto più alla paura che all’amo stesso.

Al momento della cattura, il pesce si dibatte per lungo tempo sfruttando tutte le sue energie e andando sotto stress. Questo è un palese tentativo di liberarsi di qualcosa considerato estraneo che si traduce in paura e dolore. Lottano nel tentativo di scappare dimostrando la volontà di sopravvivere.

cattura pesceFuori dal loro ambiente, i pesci sono soggetti a una pressione totalmente differente e questo compromette tutto il loro sistema vitale. Sono soggetti a gravi alterazioni nei vari sistemi periferici che regolano la pressione linfatica e sanguigna, e la respirazione.

La perdita di sangue tende ad avvenire dalle branchie e, anziché disperdersi, il sangue coagula e riduce l’effettiva superficie respiratoria.

Il ricercatore olandese prende in esempio l’esperimento che è stato fatto dagli scienziati sulle carpe prese all’amo:

Alcuni dei pesci allamati sono stati trattenuti con una lenza senza ardiglione, altri con una lenza con ardiglione. Nel primo caso hanno ricominciato a mangiare poco dopo essere stati liberati, nel secondo caso hanno completamente smesso di mangiare.

Dopo alcuni minuti dalla cattura, la carpe hanno mostrato un tipo di comportamento chiamato “spitgas” (sputa gas), che consiste nello sputare gas dalla vescica natatoria. Questo ha causato, dopo la loro liberazione dall’amo, un improvviso affondamento.

MA ulteriore conferma ci viene dal biologo marino Michael Fine, il quale afferma che alcuni pesci “vocalizzano” la paura e il dolore quando vengono colpiti o intrappolati.

Alcuni dati

liberazione pesciIn Europa, la richiesta del pesce da allevamento è aumentato eccessivamente negli ultimi anni. Oggi corrisponde al 51% di quello immerso sul mercato, ma le stime dicono che potrebbe facilmente raggiungere il 60%.

A tal proposito, nel 2014 la commissione europea ha dichiarato che il 96% delle specie del fondale mediterraneo è soggetto a rischio sfruttamento eccessivo.

Si spera quindi che dopo questa inchiesta e rivelazione, si ottenga più rispetto di questi animali e che il consumatore abbia più parsimonia nell’acquisto. Ci aspettiamo che le varie aziende del settore adottino una misura mirata e precisa basata sul rispetto dei pesci, dedicando loro una maggiore considerazione e un trattamento più consono nel pieno rispetto – etico e morale – dell’animale stesso.

Nel frattempo è iniziata una petizione a favore dei miliardi di pesci che ogni giorno – sia negli stabilimenti e allevamenti che sui pescherecci stessi – sono costretti a subire.

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