Carlo Calenda si sbaglia sui videogiochi: lo dice la scienza

I videogames sono fonte di ignoranza? La scienza risponde "NO" con 4 buoni motivi

Aleggiava da tempo una polemica sui videogiochi. Finalmente è tornata di nuovo in auge con il tweet pubblicato dall’onorevole Carlo Calenda.

tweet di carlo calenda sui videogiochi
Il tweet di Carlo Calenda

Insomma, i “giochi elettronici” (una categoria talmente generica che dimostra l’ignorante generalizzazione) sono la causa del decadimento culturale della società? Rendono davvero i fruitori degli ignoranti totali al limite del ritardo mentale?

call of duty 2003
Il primo e storico capitolo di Call of Duty è una vera riproduzione storica della Seconda Guerra Mondiale

No.

E non stiamo nemmeno ad elencare come i giochi elettronici oggi siano dei veri e propri beni di natura culturale paragonabili a libri, CD e DVD. Strumenti di intrattenimento che offrono ai videogiocatori esperienze a 360°.

Qualche esempio pratico

Basti pensare ai contesti storici in cui si svolgono giochi come “Call of Duty”. Il primo di 15 capitoli che ho giocato nel lontano 2003 in cui i protagonisti vivono le vicende di 4 campagne belliche durante la Seconda Guerra Mondiale. Con tutti i risvolti bellici e politici che ne conseguono.

Parentesi: mio nipote Anthony (5 anni), mi ha mostrato il joypad della PS2 appena acquistato, con una felicità che è un’evidente sintomo di ignoranza. Secondo l’onorevole Calenda.

assassin's creed
La Saga di Assassin’s Creed è un esempio di rivisitazione storica o di ignoranza?

Chiudendo la parentesi, vengono in mente altri giochi come la serie Assassin’s Creed, i cui capitoli si sono svolti durante la Guerra del Peloponneso, l’Egitto tolemaico, la Terza Crociata, il Rinascimento, la Dinastia Ming, l’America coloniale, la Rivoluzione Francese, l’Impero Sikh, l’Epoca vittoriana, la Rivoluzione russa ed i giorni nostri. Basta onorevole come deterrente all’ignoranza?

Tra l’altro il commento dell’onorevole Calenda arriva in un periodo in cui è appena stato rilasciato un gioco come Red Dead Redemption 2, gioco d’azione e d’avventura open world ambientato nel far west, nel 1899. Un gioco che oramai ha sancito come il videogiocatore non è più un soggetto in competizione dove l’obiettivo è definire il record di punti o il superamento di livello di difficoltà sempre crescente. Ma un’esperienza in cui il protagonista del gioco ed il player instaurano un rapporto dove quest’ultimo ha l’obiettivo non solo di terminare la sessione di gioco ma memorizzare dinamiche sempre più particolareggiate.

red dead redemption 2
Red Dead Redemption 2 non ha bisogno di presentazioni. Ma Carlo Calenda lo sa?

Nello specifico, il gamer deve curare fisico ed aspetto del protagonista, il suo onore con buone azioni, imparare a gestire denaro, a contribuire all’espansione di un accampamento, inserirsi in un contesto sociale, cavalcare, pescare, cacciare, prendersi cura degli animali e tutta un’infinita serie di esperienze che completano un comparto di interazioni che non hanno eguali. Il tutto in un mondo aperto a perdita d’occhio che mette il giocatore di fronte a diverse ambientazioni e di conseguenza a diversi modi di affrontare tutto ciò che si ha intorno.

Vera Scienza e Videogiochi

Possiamo definire tutto ciò meramente “giochi elettronici” che inibiscono le funzioni cognitive delle persone?

No, anzi, le amplificano. Come dimostrato da uno studio pubblicato rivista Journal of Play (2014) in cui i ricercatori Adam Eichenbaum, Daphne Bavelier e C. Shawn Grenn hanno raccolto e riassunto alcuni importanti risultati che dimostrano gli effetti positivi e duraturi dei vidoegames sui processi mentali di base quali la percezione, l’attenzione, la memoria e il processo decisionale (Eichenbaum et al., 2014).

Lo studio dimostra come questi giochi richiedano ai giocatori di muoversi rapidamente, mantenere traccia di molti elementi alla volta, tenere una buona quantità di informazione in contemporanea nella loro mente e prendere decisioni in frazioni di secondo. Molte delle abilità necessarie in questi giochi sono proprio quelle molti psicologi considerano alla base dell’intelligenza.

E quali sono gli effetti benefici a livello psico-fisico per i giocatori?

1) Miglioramento in processi visivi di base

– Maggiore sensibilità al contrasto visivo. Cinquanta ore di videogiochi d’azione (parzionati in 10 giorni) possono migliorare la sensibilità al contrasto visivo (la capacità di distinguere sottili differenze di tonalità di grigio) (Li et al., 2009).

– Trattamento dell’ambliopia. L’ambliopia (detta anche “occhio pigro”) è una malattia che si manifesta nella prima infanzia nella quale uno dei due occhi sviluppa una visione deficitaria. Li e colleghi (2011) hanno sviluppato un esperimento nel quale alcuni adulti con questo disturbo giocavano con videogiochi d’azione utilizzando solo l’occhio malfunzionante (l’altro occhio era coperto). Altri adulti affetti dalla malattia svolgevano altre attività, sempre con l’occhio funzionante coperto, come lavorare a maglia o guardare la televisione. Coloro che avevano giocato, rispetto alla condizione di controllo, hanno mostrato un significativo miglioramento. In particolare, la visione nell’occhio precedentemente pigro risultava molto implementata o addirittura acquisiva un normale funzionamento, e l’attenzione spaziale e la visione steroscopica (la capacità di coordinare i due occhi per vedere in profondità) ritornavano alla normalità.

2) Miglioramenti nelle funzioni di attenzione e vigilanza

– Miglioramento dell’attenzione spaziale. Green & Bavelier (2012) hanno rilevato che i videogiochi d’azione possono migliorare le prestazioni nella capacità di individuare, rapidamente, uno stimolo bersaglio in un campo di distrattori, un test che è stato riscontrato essere un buon predittore della capacità di guida.

– Miglioramento della capacità di seguire oggetti in movimento in un campo di distrattori. Videogiochi d’azione si sono rivelati in grado di migliorare la capacità di bambini e adulti di mantenere l’attenzione su una serie di oggetti in movimento che erano visivamente identici ad altri oggetti in movimento nel campo visivo (Trick et al., 2005).

– Riduzione dell’impulsività. I videogiochi d’azione si sono anche rilevati in grado di migliorare le prestazioni in un test che misurava la capacità di astenersi dal rispondere a stimoli non bersaglio in una situazione sperimentale in cui la maggior parte degli stimoli richiedevano una risposta mentre stimoli occasionali non richiedevano nessuna risposta (Dye, Verde, e Bavelier, 2009).

– Terapia della dislessia (disturbo specifico della lettura). La dislessia, almeno in alcuni casi, sembra connessa a problemi di attenzione visiva. Uno studio ha dimostrato che anche solo 12 ore di alcuni specifici videogiochi miglioravano i punteggi dei bambini dislessici nei test di lettura e fonologia (Franceschini et al, 2013). Il miglioramento è stato uguale o, in alcuni casi, maggiore di quello ottenuto con training sviluppati specificamente per trattare la dislessia.

onorevole carlo calenda
Carlo Calenda

3) Miglioramento nelle funzione esecutive

Il funzionamento esecutivo si riferisce alla capacità di una persona di utilizzare le proprie risorse mentali (quali la percezione, l’attenzione, la memoria) in modo da conseguire una rapida risoluzione di problemi e un efficace processo decisionale. Molti esperimenti hanno mostrato effetti positivi dei videogames proprio sulle funzioni esecutive. Ecco alcuni esempi:

– Maggiore capacità di impegnarsi in task multipli simultaneamente. Chiappi e colleghi (2013) hanno trovato che 50 ore di videogames d’azione miglioravano significativamente le prestazioni in un test chiamato “Multi-Attribute Task Battery”, creato sulla base delle competenze richieste a piloti d’aereo. Il test consiste nell’utilizzare un joystick per mantenere un bersaglio al centro di uno schermo, monitorare i livelli di carburante, gestire le spie su un pannello di controllo e ascoltare e rispondere alle comunicazioni radio. Punteggi elevati in questo test correlano con le reali prestazione nel pilotaggio di aerei.

– Maggiore flessibilità mentale. Numerose ricerche hanno dimostrato che i videogiochi d’azione possono migliorare la capacità delle persone di passare rapidamente e senza errori tra attività che hanno richieste diverse (Anderson et al, 2010; Green et al, 2012; Colzato et al, 2014).

– Rallentamento del declino delle funzioni cognitive che accompagna l’invecchiamento. Flessibilità cognitiva, attenzione, memoria di lavoro e ragionamento astratto sono tutte funzioni cognitive che tendono a diminuire con l’età. Molti esperimenti con partecipanti anziani dimostrano i benefici dei video giochi in tutte queste abilità (ad esempio Basek et al., 2008). Uno studio ha trovato che tale attività non solo conduceva ad un miglioramento cognitivo nei partecipanti anziani, ma anche ad una migliore autostima e una migliore qualità di vita (Torres, 2011).

4) Miglioramento in termini di competenze lavorative

Molti studi indicano che i videogiochi possono migliorare le prestazioni sul posto di lavoro, soprattutto in quelle professioni che richiedono una buona coordinazione oculo-motoria, attenzione, eccellente memoria di lavoro e rapidità decisionale.

Uno studio di correlazione, per esempio, ha mostrato che i giocatori di videogames erano migliori dei non giocatori nell’abilità di far volare e atterrare aerei droni e, in questa capacità, erano sostanzialmente bravi come i piloti addestrati (MKinley et al., 2011). Un altro studio ha rivelato che giovani chirurghi inesperti che erano anche accaniti giocatori di videogames potevano addirittura raggiungere performance migliori rispetto ai loro colleghi chirurghi più esperti (Rosser et al., 2007).

Infine, in un altro esperimento, chirurghi novizi che erano stati sottoposti ad un training con videogiochi d’azione risultavano poi più bravi in una simulazione di chirurgia laparoscopica rispetto a coloro che non avevano svolto il training (Schlickum et al., 2009).

Conclusioni sul parere di Carlo Calenda

Quindi onorevole, rispettiamo la sua opinione e l’educazione che è libero di dare ai suoi figli (anche se il proibizionismo non ha mai funzionato e dovrebbe lasciare a disposizione il ventaglio d’opportunità in termini d’esperienze, al massimo monitorando le varie attività in questione) ma personalmente credo che i problemi dei giovani d’oggi e della società in generale siano altri e più gravi, che da servitore dello stato dovrebbe occuparsi di quelli nella sua militanza politica e che in generale dovrebbe informarsi di più sull’argomento prima di esprimersi pubblicamente.

Glielo dice un gamer di 31 anni mentalmente sano (mia madre mi ha fatto controllare! Cit.).

Fonti:
Videogiochi: i benefici cognitivi secondo la ricerca scientifica

Cognitive Benefits of Playing Video Games

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