La Seconda Legge di Sanderson: scuola di narrativa Fantasy

Da grandi limitazioni derivano grandi narrazioni

Chiedete ad un qualsiasi amante di speculative fiction e ve lo dirà: una delle feature più affascinanti di questo specifico tipo di romanzi, è la presenza di “poteri” o “capacità” dei personaggi che, nella realtà, sono impossibili. Un tipico esempio è la magia – molta della letteratura fantasy si contraddistingue per cosiddetti “sistemi magici”, più o meno originali, che regolano il modo in cui i singoli personaggi possono utilizzare questo potere. Proprio sui questi sistemi Brandon Sanderson, autore famoso per la serie Mistborn, scrive tre saggi, ciascuno dedicato ad una di quelle che, secondo lui, sono “leggi” che ogni scrittore dovrebbe seguire per sviluppare un sistema magico originale ed efficace. Della prima legge ho già parlato in un altro articolo; questa volta ci dedicheremo alla seconda legge di Sanderson, che ha un enunciato estremamente semplice.

Limitazioni > Poteri

La Seconda Legge di Sanderson

Per usare una metafora “elettronica” – che suggerisce Sanderson stesso -, il valore della resistenza del nostro sistema magico dovrebbe essere superiore all’intensità della magia stessa. Cosa vuol dire questo?

Partiamo da un esempio, che ho già utilizzato la scorsa volta. Nell’universo di Avatar, rappresentato in TV dalle due serie (The Legend of Aang e The Legend of Korra), alcune persone sono dotate della capacità di controllare gli elementi, il cosiddetto “dominio”. Fra queste, l’avatar – prima Aang e poi Korra – è l’unico a poter controllare più di un elemento, in effetti tutti e quattro. Il dominio può essere descritto come una sorta di arte marziale “spirituale”: chi lo pratica si allena sia sul lato fisico, apprendendo specifici movimenti simili ad uno stile di combattimento orientale, sia su quello spirituale, meditando e connettendosi con gli spiriti che garantiscono agli umani questa capacità. Proprio per la sua natura, è necessariamente una magia “dinamica”: chi la pratica deve muoversi in maniera piuttosto precisa, e non può essere praticata (salvo rari casi) se del tutto immobilizzati.

avatar the last airbender
Avatar ci fornisce degli esempi molto calzanti per spiegare la seconda legge di Sanderson

Questa situazione frustrante si presenta con frequenza tanto nella storia di Aang quanto in quella di Korra: l’avatar, considerato il più potente dei dominatori, reso inerme da delle manette o una corda. C’è una scappatoia “facile” da questa situazione, l’avatar state di cui ho già parlato nello scorso articolo, ma non è di grande importanza in questo momento. Quello che conta è che questa limitazione dei poteri di dominio, tanto nell’avatar quanto in qualunque dominatore, è un elemento importante della storia. Se non possono utilizzare i propri poteri innati, i personaggi sono costretti ad attivare capacità diverse – ad utilizzare un ingegno ed una creatività che, probabilmente, sarebbero stati messi in secondo piano da una semplice palla di fuoco tirata in faccia ad un nemico. Quello che sembra un elemento “limitante” è invece foriero di possibilità, di opportunità per i personaggi e, soprattutto, per lo scrittore.

L’importanza delle limitazioni

La seconda legge di Sanderson trasmette questa precisa idea; la “resistenza” – la fatica del personaggio – è più importante della sua “intensità” – delle sue capacità sovrannaturali. Affinché la storia si riveli interessante, affinché la magia non sia un semplice Deus Ex Machina, è necessario che ciò che il personaggio non può fare sia ben evidente, e che anzi entri in gioco spesso. Crea tensione, crea fragilità – mette insomma alla luce le debolezze del personaggio, che sono la sua componente narrativa più forte.

Per utilizzare un altro esempio di Sanderson, non è il fatto che Superman voli, o spari laser dagli occhi, a renderlo interessante; i suoi combattimenti, senza la presenta della kriptonite, sarebbero ben poco entusiasmanti. Al contrario, è la kriptonite – la sua più grande debolezza – a fornire elementi di forza alla trama, a garantire che ci sarà sempre un avversario che potenzialmente potrebbe batterlo, nonostante sia Superman. Analogamente, è il codice morale che gli hanno trasmesso i suoi genitori – cosa non può fare, non cosa può fare – a renderlo interessante, profondo, umano.

superman
Tu Sanguini? Secondo la seconda legge di Sanderson, dovresti! 😀

Sanderson classifica le “limitazioni” in tre grandi gruppi: le limitazioni vere e proprie, le debolezze e i costi. Una limitazione è più propriamente ciò che un personaggio non può fare: nemmeno Albus Silente può riportare in vita i morti. Una debolezza è una fragilità indotta dalla magia o dal superpotere corrispondente: quando l’avatar entra nell’avatar state perde la “ragione”, e può rivelarsi molto pericoloso. Un costo, infine, è un prezzo da pagare per utilizzare tale potere: nella serie di A darker shade of magic, un Antari deve versane di proprio per poter invocare la magia del sangue. Questa triplice declinazione di “limitazione” va utilizzata con precisione, bilanciando il proprio sistema magico – per avere una narrazione efficace, non si può avere né una magia dal costo irrisorio e trascurabile, o che dipenda da una risorsa che i personaggi hanno sempre a disposizione, né un potere pressoché inutilizzabile. Come insegna la Prima Legge di Sanderson, in tal caso lo scrittore sarebbe impossibilitato a usare tale potere per risolvere conflitti e problematiche.

Ancora una volta, è bene ricordare che queste Leggi non sono vere e proprie regole assolute: come ricorda Sanderson stesso, il modello giusto è quello che funziona per il singolo scrittore. Si tratta di indicazioni generali da prendere con occhio critico, ma che possono essere interessanti linee guida per gestire al meglio la magia.

Simone Ramello

Sono la comare che abita vicino a casa vostra e racconta al paese di quella volta che vi siete versati la conserva addosso: non interessa a nessuno, non è nemmeno divertente, ma questo non mi fermerà.

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