Cultura e Società

La Crescita Economica Multipolare a diverse velocità

Il multipolarismo è visibile soprattutto in termini economici; per comprenderlo è necessario fare un riassunto di storia a partire dalla fine della seconda guerra mondiale

Dopo la fine della seconda guerra mondiale (’39-’45), conflitto che ha segnato un’epoca e ridisegnato gli equilibri di tutto il novecento, il globo ha assistito alla preponderante avanzata di due grandi stati, espressione di due modelli di sviluppo radicalmente opposti e inconciliabili tra loro (Stati Uniti d’America e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, rispettivamente bandiere del capitalismo e del socialismo). L’istituzione della NATO (1949), il patto atlantico di mutua assistenza, difesa e cooperazione militare tra gli stati occidentali a guida stelle e strisce osteggiati dal Patto di Varsavia (1955), otto membri capeggiati dall’U.R.S.S. Responsabili della difesa del sistema collettivo socialista di fronte a potenziali e impellenti minacce esterne. La corsa agli armamenti, la crisi di Cuba, la cortina di ferro e la crisi in Afghanistan sono solo alcune delle questioni che hanno interessato un acceso dibattito e terreno di scontro, mai evolutosi in armi, della celeberrima “Guerra Fredda” (1949-1991).
La popolazione mondiale riconobbe un cambiamento, dopo la caduta dell’U.R.S.S. il 26 dicembre del ’91, a seguito delle riforme volute dall’ultimo leader sovietico Gorbacev (Glasnost e Perestrojka), ed ha visto nel modello socialista – non solo sovietico – ha subito un drastico ridimensionamento a vantaggio del modello capitalista, autore di conquiste rapaci in termine di consensi e benessere tra la popolazione mondiale.

crescita economica multipolare
La crescita economica multipolare è realtà; per comprenderla è necessario fare un riassunto di storia dalla seconda guerra mondiale

Lo scenario

Dagli anni ’90, nonostante le guerre nel mondo globalizzato siano aumentate con 70 stati coinvolti, circa un terzo del totale, i maggiori teatri di crisi sono l’Africa (29 stati coinvolti, particolarmente forte e radicato il terrorismo di matrice islamica settaria a danno delle minoranze cristiano-cattoliche, cristiano-protestanti, cristiano-ortodosse, animiste e curde). Particolarmente tesa è la situazione libica conseguente alla caduta del dittatore Gheddafi, trascinando il paese nello scontro tra gruppi tribali e fazioni, il paese è diviso politicamente in due entità facenti a capo al governo di Tripoli (guidato dal generale Haftar) e il governo di Tobruk (guidato dal premier Al-Serraj e riconosciuto a livello internazionale). Il paese sta affrontando, inoltre, una crisi migratoria che vede come punti di primo approdo le aree dell’Europa sud-occidentale (Italia, Spagna, Francia).
Asia. 16 stati coinvolti, anche in questa area decentrata del mondo si conta la presenza del terrorismo islamico nel sud delle Filippine, in Pakistan e in Afghanistan oltre ai colpi di stato dell’esercito in Thailandia e in Myanmar(denominata Birmania. Il Medio Oriente, con l’infinita questione palestinese, l’occupazione israeliana e la difficile convivenza tra ebrei e arabi, il governo di Tel Aviv si ritrova a confrontarsi con l’ostilità dei vicini (Iran, Libano, Siria e Giordania); il conflitto nello Yemen tra islamici e particolarmente violento nella capitale del Paese, Aden; in Siria, già citata precedentemente, il regime di Assad, assistito dalla Russia di Putin, cerca di riprendere il pieno controllo del paese dopo l’istituzione dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) per mezzo delle truppe governative dislocate nel paese, trova forte opposizione tra i ribelli moderati sostenuti dalla Coalizione Internazionale (oltre 40 stati) a guida Usa, risoluti nel proposito di rovesciare il regime siriano.
In Sud America, invece, diversa è la causa dei conflitti in atto in Venezuela, Colombia e Messico. In Venezuela, il successore di Chavez, Nicolas Maduro, si appresta ad incentivare il socialismo reale nello stato, osteggiato da gruppi di opposizione moderata nelle piazze del Paese da oltre un anno per invocare libere elezioni e fine della dittatura. In Colombia, invece, è in atto dagli anni sessanta del secolo scorso una guerra tra militanti dell’estrema sinistra, di ispirazione marxista-leninista, nel 2016 si è giunti ad un accordo tra governo e formazioni guerrigliere, poi bocciato da un referendum. E’ ancora in atto la partita per il controllo dei traffici della droga nel paese, le autorità non controllano molte aree nel nord dello stato. In Messico, la guerra per il controllo e il commercio della droga in America Centrale, in parallelo alla situazione colombiana, e come punto d’approdo principale gli Stati Uniti alla frontiera settentrionale, vede coinvolti otto cartelli della droga contro il governo presieduto dai vari leader susseguitisi dagli anni duemila fino ad oggi.
In Europa, invece, è presente il conflitto in Cecenia, portato avanti dalle milizie islamiche ed in particolare nella capitale Grozny, in Ucraina con le proteste di Piazza Maidan e la deposizione illegittima del presidente filo-russo Viktor Janukovyc, fuggito in Russia in seguito al rifiuto di legare l’Ucraina all’Europa, mantenendo saldi i contatti con la Russia, memore di un passato da paese leader tra i satelliti sovietici. Da stabilizzare la situazione nel Kosovo e, in generale, nell’area balcanica in seguito alla chiusura della rotta migratoria proveniente dalla Turchia e dalla conclusione del conflitto nella ex Jugoglavia.
Lo scenario mondiale, osservando la cartina geopolitica vigente, appare inquieto e diviso, come un gruppo di corridori che procedono a diverse velocità. In uno scenario economico, non è supposizione ma realtà. Le Tigri Asiatiche, i paesi del gruppo BRICS e il gruppo di Visegrad, per citare gruppi di paesi emergenti, concorrono prepotentemente con gli standard di crescita economica dei grandi dell’occidente e le ex potenze coloniali.

I dati da cui emerge la crescita economica multipolare

Compariamo i dati economici dei dieci paesi con il PIL (prodotto interno lordo) più alto rispetto ai paesi BRICS, Visegrad e Tigri Asiatiche. FONTE CIA World Factbook, Aggiornato a partire da Gennaio 1, 2018.
P PIL – in miliardi di dollari P T.A. P E P I P T.C.
1 Cina 23,120 58 – 96,4% 1 – 2,157 2– 1,731 12 – 6,8 %
2 Stati Uniti 19,360 N.D. 2 – 1,576 1 – 2,352 145 – 2,2 %
3 India 9,447 129 – 71,2% 20 – 299,3 11 – 426,8 14 – 6,7 %
4 Giappone 5,405 N.D. 4 – 683,3 4 – 625,7 174 – 1,5%
5 Germania 4,150 N.D. 3 – 1,401 3 – 1,104 148 – 2,1%
6 Russia 4,000 18 – 99,7% 16 – 336,8 22 – 212,7 159 – 1,8%
7 Indonesia 3,243 67 – 95,4% 30 – 157,8 31 – 142 37 – 5,2 %
8 Brasile 3,219 86 – 92,6% 26 – 215,4 29 – 151,9 192 – 0,7%
9 Gran Bretagna 2,880 N.D. 10 – 436,5 5 – 602,5 167 – 1,7%
10 Francia 2,826 N.D. 6 – 541,3 6 – 576,3 169 – 1,6%
12 Italia 2,307 25 – 99,2% 9 – 499,1 12 – 426,7 173 – 1,5%
TIGRI ASIATICHE
14 Corea del Sud 2,027 N.D. 5 – 552,3 8 – 448,4 113 – 3%
22 Taiwan 1,175 37 – 98,5% 14 – 344,6 18 – 272,6 152 – 2%
40 Singapore 513,7 52 – 97% 13 – 396,4 15 – 309,7 137 – 2,5%
43 Hong Kong 453 N.D. 7 – 540 7 – 561,4 95 – 3,5%
Visegrad
24 Polonia 1,111 8 – 99,8% 20 – 221,8 20 – 221,8 78 – 3,8%
49 Repubblica Ceca 372,6 27 – 99% 30 – 147,4 30 – 147,4 90 – 3,5%
60 Ungheria 283,6 26 – 99,1% 35 – 93,28 35 – 93,28 104 – 3,2%
70 Slovacchia 178,7 N.D. 38 – 80,57 40 – 77,96 101 – 3,3%
BRICS
1 Cina
3 India
6 Russia
8 Brasile
30 Sudafrica 757,3 N.D. 39 – 78,25 37 – 80,22 190 – 0,7%
Legenda
P = Posizione
tutti i valori sono espressi in miliardi di dollari
paesi comparati:
Visegrad
BRICS
Tigri Asiatiche
T.A. = Tasso alfabetizzazione
E = Esportazioni
I = Importazioni
T.C.= Tasso di crescita PIL

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