Anime e Cartoni

Ecologismo nello strano mondo di Minù. Educare all’empatia

Ecco come un vecchio cartone degli anni '80 può educarci all'empatia e all'ecologismo. Parliamo Minù

Domenica, estate e buonsenso

Domenica è sempre domenica cantava Mario Riva nella sigla finale dell’omonimo film del 1958 diretto da Camillo Mastrocinque.

E in estate, Domenica non sembra Domenica senza una mattinata in spiaggia o, per chi è troppo lontano dal mare, una passeggiata immersi nella natura o in montagna.

Chi proprio non può lasciare la città, può ugualmente respirare un po’ d’aria pura da smog e stress settimanale in un bel parco!

Qualsiasi sia l’ambiente scelto, in ogni caso, proprio con la bella stagione, piccole disattenzioni, distrazioni – o inciviltà da denunciare e bandire! – possono causare enormi danni all’ambiente e innescare conseguenze pericolose anche per la salute umana. Valga come esempio, fra i tanti possibili, il fenomeno degli incendi, dolosi o colposi, che ogni estate richiamano alle regole del buonsenso (e buongusto!)

Per affrontare l’argomento in modo diverso e originale, potrebbe venire in nostro soccorso una persona che è stata probabilmente fra gli antesignani dell’ecologismo.

Una vera e propria maestra di educazione al rispetto dell’ambiente per moltissimi fra quelli che sono stati bambini durante gli anni ’80: la – indimenticabile e mitica – signora Minù!

Se al Festivalbar 2016, il DJ Gabry Ponte, cantava  uno di quelli che divennero i tormentoni di quell’estate, probabilmente anche la signora dal cucchiaino dorato rientra in quell’immagine di un’infanzia educata, anche dai cartoni animati, ai valori dei quali si dovrebbe tornare a parlare!

Se dunque i 2000 –  peccato per loro – si sono persi tante preziose esperienze, val la pena – tanto più vista la stagione – fare un bel tuffo in uno scrigno anni ’80 dal contenuto educativo fantasioso e leggero!

Lo strano mondo di Minù

Titolo originale dell’anime giapponese (130 puntate, dalla durata di circa 7-8 minuti ciascuna), スプーンおばさん Supūn Obasan? – letteralmente “La vecchietta del cucchiaino” – prodotto nel 1983 dalla Pierrot per la regia di Tatsuo Hayakawa e le musiche di Tachio Akano.

Arriva in Italia nell’ottobre del 1985 con il titolo Lo strano mondo di Minù, in una serie animata tratta dai romanzi di Alf Proysen.

Vispa e simpatica nonnina pensionata, Minù vive spensieratamente nella sua fattoria, in un paesino della campagna norvegese. Abita con suo marito, il signor Pepperpot, imbianchino cocciuto e brontolone dai baffoni grigi, al suo gatto, Aceto, e il suo cane, Saetta. Prendono parte alla storia anche tre monelli del villaggio, Prezzemolo, Rapa e Ortica.

La spensieratezza quotidiana di Minù però è interrotta – puntualmente nei momenti meno opportuni – dal potere magico di rimpicciolirsi grazie ad un cucchiaino dorato con un campanellino che porta al collo.

Ma se la sua statura si riduce enormemente – divenendo alta poco più di una tazzina di tè – la magia del cucchiaino ne ingigantisce le abilità. Divenuta piccina infatti, Minù acquista la capacità di parlare con gli animali.

Il bizzarro potere dell’originale ciondolo – potere che Minù non è in grado di gestire e controllare – le dona quindi la possibilità di esperienze e conoscenze uniche. Può così vivere avventure con i topi vichinghi del suo appartamento e fare amicizia con gli animali del bosco vicino alla sua fattoria.

Nel bosco incontra anche Liulai, misteriosa – e anche un po’ inquietante!  – bambina che vive isolata nel bosco insieme ad un  piccolo visone bianco di nome Lu, costantemente addormentato intorno al collo della sua padroncina e amica.

La piccola Liulai è l’unica alla quale Minù rivela il suo segreto. Successivamente lo scoprirà anche il signor Pepperpot, inizialmente all’oscuro della particolarità di sua moglie. Da allora in poi la aiuterà a mantenere il suo segreto.

Le vicende della signora Minù, diversamente da tanti cartoni “contemporanei”, non seguono una storia base sullo sfondo e, pertanto, non c’è un finale vero e proprio. Ogni episodio, in sé concluso però, consegna allo spettatore una sorta di  “morale della favola”.

Per un’ermeneutica delle avventure di Minù.

Il personale ricordo del simpatico cartone – spesso onestamente sorbito a forza in attesa di quello successivo – con il senno di poi me lo fa comprendere come un importante strumento educativo.

Forse proprio per questo alla me bambina talvolta risultava addirittura scocciante – solo inizialmente però, perché poi, ciascun episodio rapiva e conquistava anche lo spettatore più restìo!

Ed è per questo che oggi, da adulta, lo riproporrei ai ragazzini under 10, per cominciare a farli familiarizzare con l’importanza dei temi dell’ecologismo e per stimolare la loro capacità empatica nei confronti degli altri e degli esseri viventi in generale.

L’interpretazione tratta è motivata anche da quelli che si possono ritenere sottili espedienti studiati ad hoc. La misteriosa Liulai, non potrebbe incarnare la metafora della purezza dell’animo del bosco, fanciullo e amico, di cui potersi fidare e con cui potersi confidare? O ancora quella della sensibilità di ogni bambino, incline e aperta alla comprensione di un messaggio dell’esistenza di una sorta di misteriosa, suggestiva e affascinante  – e perché no anche magica! – possibilità di imparare a comunicare con la natura tutta?

E lo stesso potere di Minù, alquanto insolito per un cartone animato – in cui ci di solito si assiste a trasformazioni estetiche o invisibilità o possibilità di assumere sembianze altrui per girare la sorte a vantaggio del protagonista – non potrebbe essere interpretato come un invito a farsi piccoli per poter entrare nel mondo dell’altro?

Nel mondo dell’altro essere umano, per comprenderne ragioni e comportamenti;  e nei “vari piccoli mondi” che ci circondano entro l’unico e più ampio mondo che tutti ci comprende?

Ecologismo ed empatia

Ecologismo ed empatia quindi, i validi e importanti insegnamenti di cui la nonnina con la cipollina spettinata e il grembiulino sempre su, si faceva veicolo.

Parlare con un ragno o ascoltare le motivazioni di animali talvolta arrabbiati con la signora Minù, o con gli umani in generale, mentre mostrava e condannava alcune azioni degli uomini che spesso non tengono in nessun conto l’esistenza di questi esseri più piccoli, educava i giovani spettatori al rispetto di ogni forma di vita.

Che torni presto a impartire le proprie lezioni dunque, affinché anche i 2000 possano conoscere quei  cartoni a cui gli 80 rimangono legati e debitori.

Intanto però, si potrebbe cominciare a passeggiare durante le domeniche mattina estive – e tutto l’anno! – con le note della sigla in cuore e tornando a canticchiare:

…Mamma mia, mamma mia

che piccina ora è

improvvisa è la magia

e Minù non sai perchè

mamma mia, mamma mia

si domanda che farà

e se grande per magia

lei di nuovo tornerà!

lude

Luisa De Vita, campana, residente in provincia di Napoli. Ho studiato Filosofia presso la Federico II di Napoli.

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