Riscopriamo Tintin, new entry su Netflix

Un classico del fumetto arriva su Netflix con la sua serie animata. Scopriamolo insieme.

Qualcuno se n’è accorto, qualcun altro meno, ma dal 15 giugno è sbarcato su Netflix un classicone del fumetto: Le avventure di Tintin, nella sua versione cartone animato. Probabilmente, le più giovani generazioni  non capiranno di cosa stiamo parlando, ma chi è cresciuto con la trasmissione Solletico di Rai Uno, ha sicuramente visto questo cartone.

Sono tre stagioni, di solito composte da storie in due parti, ispirate ad un classico del fumetto europeo, l’omonimo Le avventure di Tintin. Oggi vi iniziamo alla scoperta di questo mondo: tenetevi forte perché si parte all’avventura.

Le avventure di Tintin

tintin haddock milu
Tintin, Haddock e il cane Milù

Tintin nasce dalla matita di Hergé, nome d’arte di Georges Prosper Remi, designer e fumettista belga. Negli anni 30 collabora come vignettista con un giornale per ragazzi, e coglie la palla al balzo per creare quello che sarà il suo personaggio più famoso e importante – Tintin, appunto. Si tratta di un giovane reporter – inizialmente presentato proprio come inviato del giornale su cui disegna Hergé – che viaggia per il mondo vivendo avventure in compagnia del suo cane Milù.

Hergé il disegnatore di Tintin
Hergé

Visto il pubblico giovane, le prime avventure di Tintin hanno un carattere molto esplorativo rasentando il divulgativo – fra le sue prime mete ci sono infatti posti lontani e interessanti come l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e il Congo, all’epoca colonia belga. Successivamente Hergé riesce a fondare il suo studio, e Le avventure di Tintin appaiono su una rivista dedicata: adesso è l’avventura a diventare protagonista, e nascono le storie più famose del reporter: I sigari del Faraone, Il granchio d’oro ma soprattutto Il segreto del Liocorno. La compagnia di personaggi si allarga e arriva il più importante dei “comprimari”, quasi il terzo coprotagonista: il capitano Haddock.

Tintin arriva così alla sua maturità, e può vivere avventure senza limiti, fino ad arrivare in Tibet, Australia e addirittura sulla Luna. A parte quest’ultima avventura, i viaggi di Tintin sono sempre stati inseriti in contesti storici molto precisi e accurati; un elemento che qualche volta gli ha portato qualche critica e qualche accusa: Tintin in Congo, per esempio, affrontò accuse di razzismo; non bisogna però dimenticare che Hergé e le fonti a cui si ispirava erano comunque uomini del loro tempo, un periodo dove il colonialismo era una cosa normalissima.

Il cartone di Tintin

L’ultima avventura di Tintin è datata 1976; ce ne sarebbe una successiva, Tintin e l’Aplh-Art, ma la scomparsa di Hergé nel 1983 non ne ha permesso la conclusione. Tintin però non ha smesso di vivere, perché dagli albi viene tratta la serie di cartoni che adesso potete gustarvi su Netflix e che viene realizzata nel 1991.

Gli episodi sono adattamenti degli albi abbastanza accurati, ma vengono effettuate alcune modifiche nella cronologia e nella trama, eliminando ad esempio alcuni elementi che sarebbero stati di difficile comprensione per un pubblico di ragazzi più moderni. Mancano infatti due storie, fra quelle più discusse e probabilmente anacronistiche: Tintin nel paese dei Soviet e la già citata Tintin in Congo, che necessitano di uno strato culturale non più di immediata comprensione negli anni ’90.

Tintin e il cinema

Tintin film
Tintin nel film con la sua “controparte”

Ma Tintin non si è mai fermato. Nel 2011 Steven Spielberg e Peter Jackson, grandi fan del personaggio di Hergé, lo portano sul grande schermo adattando Il segreto del Liocorno e sfruttando la tecnologia di motion capture in 3D per ricreare il magico mondo dell’avventure del giovane reporter. Pensato come primo capitolo di una trilogia, il secondo episodio doveva uscire intorno al 2015, ma gli impegni di Jackson l’hanno fatto slittare. Ma non molto tempo fa Spielberg ha rassicurato tutti sul fatto che Tintin non sia morto.

E probabilmente non morirà mai.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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