Videogiochi e Gaming

Twitch e la vagina dello scandalo

Ovvero, di come un mondo che cambia può avere rappresentanti poco idonei

Lea May è una streamer che trasmette dalla assolata California. Incidentalmente, Lea May è anche una gnocca. Con una vagina.

Questi fattori non devono mai passarvi di mente mentre vi racconto che Lea May è famosa e vive di streaming. L’oggetto dei suoi streaming è soprattutto Dark Souls 3. Ora, considerando che ci sono centinaia di altri streamer che si dedicano a Dark Souls 3, qualcosa mi dice che l’origine del suo successo non sia esattamente il gioco in sè, ma la sua… Personalità.

E di parti personali si parla certamente quando si legge che Twitch l’ha esclusa nel 2016 dalla possibilità di streammare per un ammontare di 30 giorni a fronte dell’infrazione delle regole comportamentali della piattaforma, sottoscritte al momento della creazione dell’account.

L’infrazione riguarda la nudità: mentre streammava sul suo divano, con dei pantaloncini attillatissimi e cortissimi che esaltavano le sue doti di streamer, accidentalmente rendeva visibile la vagina.Lea may che mostra la vaginaTwitch provvede ad adottare le misure restrittive necessarie. Da ciò scaturisce una polemica da parte della streamer che sostiene l’incapacità dei dipendenti di Twitch di distinguere una coscia da una vagina. Essendo le due parti del corpo contigue, non si capisce come non potessero essere visibili entrambe.

In ogni caso, pur rivendicando il torto subito, Lea May ha deciso di non interpellare ulteriormente Twitch per far valere il proprio diritto ma di attendere invece il decorso del ban.

Questo è quello che è accaduto. E riguardo a ciò lascerò che voi lettori facciate le vostre considerazioni autonomamente.

Casi come questo non devono essere poi tanto rari, soprattutto considerando la crescente popolarità di Twitch e delle piattaforme di streaming inerenti ai videogiochi in generale.

Lo fa pensare il fatto che a marzo di quest’anno, Twitch ha varato nuove linee guida per gli streamers, all’interno delle quali si dice chiaramente che i content creators devono avere un abbigliamento consono al contesto, al luogo ed all’attività che stanno streammando.

Spesso e volentieri si gioca sul filo del rasoio e a volte ci si può trovare nelle condizioni di dover cercare di cavarsela di fronte alla minaccia di una pena.

Tuttavia il rispetto di un’attività e del suo contorno, per quanto faccia parte del mondo del gioco e dell’intrattenimento, credo sia dovuto. Ricordo che fino a pochissimo tempo fa nessuno mai si sarebbe sognato di poter vivere grazie ai proventi di questo mondo. Mostrare rispetto per i principi che regolano esso ed i suoi strumenti (come appunto le piattaforme di streaming) è un dovere fattuale e morale.

Usare giustificazioni labili per provare a giustificare il proprio operato non mostra tale rispetto né verso l’ambiente né verso gli spettatori, che si considera così stupidi da non capire come tali argomentazioni siano puramente formali e di facciata.

Non voglio rinvangare, esaltandoli, i tempi antichi in cui lo streaming ed il gaming erano qualcosa solo per nerd inveterati. Tuttavia questo è solo un esempio dei pericoli che l’estensione della nostra passione, alle masse, può determinare.

Sta a noi videogiocatori osservare, giudicare e vigilare.

Source
VG 24/7
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Joliet Jake

Nato in una assolata e ridente (?) valle ai confini con la Svizzera, Joliet Jake sfruttò, dalla nascita, questo profluvio di orologi e cioccolato per la sua crescita. Un’errata proporzione nel mix ottenne lo straordinario risultato di farlo arrivare sempre in ritardo e di dipendere dal cioccolato per la propria sopravvivenza. Informatico per passione, ha molti interessi e mirabilmente riesce a fallire in tutto in modo omogeneo. Autore di testi di vario genere per formazione e velleità, si prodiga nella redazione di castronerie astrali. Vi conviene leggere i suoi scritti prima che scompaia ed il suo genio venga riconosciuto postumamente da archeologi in cerca di reliquie letterarie(digitali) di alto lirismo. Che però saranno convinti che la lingua dei testi sia il turcomanno antico.

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