Molestie Verbali? Alla deriva tra i commenti

In questi giorni abbiamo parlato del presunto caso delle molestie sessuali a Novegro. Facciamo chiarezza su quanto è successo sulle nostre pagine e perché dovremmo spostare l’attenzione sulle molestie verbali che i due hanno subito sui social.

Abbiamo pubblicato un articolo iniziale in cui illustravamo la situazione presentandola in modo abbastanza distaccato e facendo riferimento alla presenza di questo fenomeno nelle fiere.

Successivamente, abbiamo trovato una dichiarazione di un utente in cui si affermava l’esistenza di prove fotografiche che confermassero la legittimità del fotografo. Motivo per cui il nuovo articolo tendeva, almeno in linea teorica, a prenderne le parti (veniva riportata integralmente una sua dichiarazione pubblica anche se l’obiettivo finale era tutt’altro).

A un certo punto ci siamo resi conto che ci stavamo basando su dati trapelati da Facebook e divulgati pubblicamente sia dai diretti interessati che da utenti esterni alla vicenda. Questo è stato un errore che per quanto la bonarietà dell’intento, non ci siamo perdonati e ce ne scusiamo amaramente.

Data l’intensità dei feedback e la portata che non ci aspettavamo di raggiungere con i contenuti, abbiamo deciso di farne tabula rasa semplicemente perché ci stavamo affacciando alla possibilità di impostare in modo più efficace (e più aggiornato) la nostra riflessione.

Questa volta, abbiamo deciso di ri-partire dalle dichiarazioni che i due ci avrebbero rilasciato con l’avallo della propria autorizzazione, trascurando le informazioni che avevamo raccolto su internet e da fonti terze.

Abbiamo sentito per prima la ragazza protagonista della vicenda ma non abbiamo mai avuto intenzione di tagliarne fuori la controparte come molti ci hanno accusato di fare.

Per scrivere un’intervista e in genere un articolo serve del tempo, sia nella fase di preparazione che nell’elaborazione e condivisione delle domande. Per contattare gli elementi e ottimizzarlo, ne serve altro.

In questa fascia di tempo e cioè dalla pubblicazione dell’intervista a oggi, siamo stati bombardati da critiche che ci descrivevano come fautori della parte intervistata.

L’obiettivo di questi contenuti era quello di sviluppare delle riflessioni non tantomeno su quello che è successo tra i due, ma su quello che è successo e probabilmente continua ad accadere attorno a loro: l’interesse morboso della community.

Partiamo col dire che non sono fatti nostri. Noi del Bosone non abbiamo mai avuto intenzione di spostare l’ago della bilancia verso l’uno o verso l’altro lato. Bensì, volevamo bilanciare le opinioni in contrasto anche se probabilmente non sono state scelte le modalità e le parole più appropriate.

Volevamo offrire uno strumento di riflessione e confronto e invitare a cessare il fuoco; non certamente condannare le figure in gioco.

Abbiamo assistito a due fenomeni completamente separati sia nella direzione che nel tempo. Primo l’uno e poi l’altra, infatti, hanno accusato ciò che in questo frangente sono chiamate molestie verbali (minacce, insulti, etc).

Ma facciamo un passo indietro; il punto è che non possiamo offrirvi l’altra versione dell’intervista per il semplice motivo che il fotografo, una volta raggiunto, non ci ha autorizzato a pubblicare ne sul blog, ne sulla nostra pagina di Facebook.

Pertanto, ha acconsentito invece di rispondere alle nostre domande che gli sono state rivolte pubblicamente nei commenti di uno dei suoi post e a cui ha risposto. Dopodiché, dato che non avevamo modo di condividere sulla nostra piattaforma, abbiamo rimosso traccia delle domande.

Prima che qualcuno parta in quarta con le proprie opinioni, diciamo che:

1) Rispettiamo completamente la decisione del ragazzo

2) Non affermiamo assolutamente che il ragazzo non abbia voluto rilasciare l’intervista per tirarsi indietro o nascondersi

3) Le domande riflettevano esattamente quelle proposte alla Cosplayer, nell’intento di fornire un contatto equo con due realtà che sostengono bandiere (giustamente) molto lontane l’una dall’altra

L’argomento da trattare non era la vicenda in sé ma più in generale quello della presenza del fenomeno molestie (anche di natura psico-verbale) in questo genere di eventi e oltre, sui social.

In effetti, gli articoli che avete letto sul nostro blog non descrivono una presa di posizione ma sono un risultato delle discussioni e del rimbombo su Fb al momento in cui la faccenda è stata resa pubblica da ambo le parti. Sono, per essere ancora più chiari, una risposta ai salottini e non un tentativo di risolvere il caso!

E’ stato un errore discuterne prendendo spunto da fonti terziarie ma abbiamo capito che bisognava far parlare i protagonisti dandogli la possibilità di affermare il loro pensiero.

Dato che la vicenda ha assunto una forma pubblica per volere stesso dei diretti interessati, non riteniamo che i contenuti del nostro blog abbiano aggiunto plus-valenza o penalizzazioni alla diatriba.

Come alcuni di voi hanno affermato, il vero giornalismo è quello neutro che si basa sui dati nudi e crudi. Nessuno di noi, infatti, si ritiene giornalista perché pensiamo che lo scopo dei nostri testi sia anche quello di far trasparire il lato umano delle vicende e dei ragazzi che ne fanno parte.

Con questo si esaurisce il nostro compito, ci dispiace che non ci sia stata la possibilità di equalizzare le dichiarazioni.

Ribadiamo fortemente che il colpevole non è da individuare tra le due parti in azione che sono perfettamente in grado di sviluppare la disputa con i mezzi più opportuni e in cui non ci intromettiamo.

Il colpevole, forse, è il dito puntato. L’umana incapacità di percepire la sottile linea rossa che separa l’elaborazione di un accaduto dall’etichetta.

E’ giunto il momento del silenzio.

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.

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