Molestie Sessuali a Novegro: l’intervista

In molti ne stanno parlando e tanti hanno avuto l’occasione di dire la propria; la notizia sulla tastiera di tutti i navigatori italiani è quella delle molestie sessuali a Novegro. Ma ciò che è andato in scena sulle lievi onde dell’internet non è stato solo uno scambio di opinioni. Né tantomeno civili.

C’è stato chi ha preferito adottare atteggiamenti più aggressivi, scatenando flame e talvolta discussioni al limite dell’accettabilità. C’è anche chi ha preferito muoversi attraverso canali privati, riferendosi ai protagonisti della vicenda con termini poco appropriati se non usando vere e proprie minacce.

In tutto questo, il Bosone si è trovato in mezzo a un fuoco incrociato fatto di informazioni e commenti non sempre attendibili. Ma abbiamo comunque provato a manifestare la voce della ragione, invitando a cessare il fuoco e interrompendo gli ormai lunghi salottini da social network.

Cosa è successo davvero a Novegro?

Solo i diretti interessati possono dare una risposta alla drammaturgica domanda.

Abbiamo provato a dare degli spunti di riflessione e tra un tentativo e l’altro ci siamo dispersi tra i proiettili vaganti di questa faccenda. Abbiamo iniziato fornendo una definizione di molestie sessuali che è quella del dott. Fabio Roja, magistrato esperto nel contrasto alla violenza di genere e presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano:

«Toccare le zone definite erogene (cioè sessualmente stimolanti) con un gesto repentino costituisce una violenza sessuale perché la persona che ne è vittima non ha tempo di esprimere il suo consenso».

Successivamente, dato che non volevamo sminuire altri tipi di abusi come possono essere quelli di natura verbale o psicologica, ci siamo occupati di riportare uno studio della giornalista Jaenlle Assellin che ha raccolto dei dati molto importanti.

Secondo il suo rapporto, più del 60% dei partecipanti al Comic Con di San Diego (quindi sia i semplici visitatori che membri dello staff ed ospiti) hanno risposto con un secco “SI” alla domanda:<<credi che il problema delle molestie nella manifestazione sia da risolvere al più presto?>>

Ciò che accomuna le rispettive asserzioni è la completa mancanza di consenso sia negli abusi fisici che psico-verbali.

Questo dimostrerebbe in via più che teorica che il fenomeno è reale e non dev’essere sottovalutato o sminuito con atteggiamenti superficiali quali “victim blaming” che non fa altro che gettare ulteriore benzina sul fuoco.

E infine, abbiamo tratto, forse precipitosamente, degli spunti riguardo al presunto rinvenimento di prove fotografiche nel tentativo non di bilanciare le forze in campo, come se si trattasse di una disputa sportiva, bensì di invitare a neutralizzare definitivamente la caccia alle streghe (in senso figurato e per ambo le parti).

Ebbene, non ci siamo riusciti e dopo esattamente 24 ore di feedback talvolta duri e spasmodiche ricerche all’inseguimento di una fosca verità, abbiamo finalmente visto la luce.

Premessa: la finalità di ciò che starete per leggere non è quella di scagionare o condannare qualcuno ma semplicemente fare evidenza su aspetti non chiari eppure divulgati sui social network.

Oggi, possiamo affermare con assoluta certezza di trovarci davanti a una fase conclusiva rispetto a quanto sia stato detto fino a questo momento; oltretutto, la patria potestà dell’avvenimento spetta alle sole persone coinvolte.

E infatti, proprio una di queste ci ha concesso la delicata quanto gradita possibilità di spiegare alcuni dettagli sulla dinamica degli eventi che ormai tutti credono di conoscere. (EDIT: nell’attesa di ascoltare anche la controparte)

Interrompiamo dunque i talk show e diamo la voce a chi ha veramente qualcosa da dire. Diamo il benvenuto sulle nostre pagine a Veronica R.

Innanzitutto parlaci un pò di te: chi sei nella vita reale e cosa ti lega al mondo del Cosplay?

Mi chiamo Veronica, ho 22 anni e lavoro in una biblioteca. Ho iniziato ad appassionarmi al Cosplay per gioco quando avevo 15 anni. Oggi, per me, oltre a essere il mio hobby principale, rappresenta un modo per dare vita ai personaggi che amo. E’ uno svago, un modo per fare amicizia anche perché le persone a cui sono più legata le ho conosciute in questo ambiente. Inoltre è bello per una giornata essere qualcun altro metaforicamente parlando, non pensare ai propri problemi e divertirsi liberamente.

In questi giorni sei stata protagonista di una vicenda poco piacevole. Le informazioni circolate si sono basate esclusivamente sulla

presenza di post e discussioni su Facebook che hanno confuso l’opinione generale; qualcuno ha affermato che hai continuato a posare dopo ciò che era successo. Ci puoi dire se è vero e in tal caso, perché?

Si, purtroppo sono stata protagonista di una molestia di tipo sessuale da parte di un fotografo di cui ometterò il nome per ovvi motivi. Ciò che mi fa più male oltre al fatto che mi fidavo di questa persona, avendo scattato con lui in precedenza, è essere stata insultata e accusata ingiustamente quando in realtà ho solo cercato di proteggere le altre cosplayer.
E’ vero, ci sono mie foto, ma basta guardarle attentamente per notare che il mio non è esattamente un volto felice bensì abbastanza a disagio.

Prima mi hai detto che hai continuato a posare e fare finta di niente perché avevi paura che venisse coinvolta anche la tua amica. Ci puoi raccontare di questo?

Ho continuato a posare, non l’ho mai smentito. L’ho fatto perché nonostante avessi chiamato la mia migliore amica per potermene andare, non ne ero in grado a causa dello shock. Ero scossa. Per tutelarmi, ho usato questa scusa: <<(nome dell’amica), vieni a fare due foto con me? Siamo all’uscita tra il palco e gli stand del cibo vicino al parco, oltre al guardaroba.>>
Lei è arrivata ed io ero in procinto di andarmene per via dell’orario. Ricordo che era sera, verso le 18:30/19:00. Ma il fotografo in questione ci ha chiesto di posare nuovamente. Nonostante mi avesse toccata, nonostante io avessi pianto e urlato, ha comunque avuto tale coraggio. Io non ho saputo agire diversamente, ho continuato a posare per proteggere la mia migliore amica, avevo paura che se avessi detto qualcosa ci avrebbe fatto del male. Nel frattempo, sono arrivati altri fotografi di cui uno che conosco ed io ho chiamato il mio ragazzo. Non ho chiesto aiuto, non ho detto nulla perché avevo paura per me, per chi amavo e perché una parte di me si rifiutava assolutamente di credere che fosse successo veramente.

Uno degli scatti

Questo ti fa molto onore e hai avuto davvero tanto coraggio. Hai ricevuto aiuto o vicinanza dalle persone nei dintorni?

Purtroppo no, eravamo in un punto poco visibile perché in quella zona c’è una collinetta. Una ragazza ha visto la scena, ma non è intervenuta per paura. Lo so perché l’ho trovata su Facebook grazie a una mia amica e adesso è la mia testimone principale.

Nel tentativo di porre una riflessione sul tema delle molestie, qualche giorno fa abbiamo proposto uno studio di una giornalista americana che ha chiesto ai frequentatori di una fiera popolare se reputassero che il problema delle molestie in queste manifestazioni, sia da risolvere immediatamente. Oltre il 60% dei visitatori ha risposto con un secco “si”. Cosa risponderesti tu se te lo chiedesse adesso in riferimento ai festival nostrani?

Sì, lo pensavo prima e ora a maggior ragione. E’ pieno di gente che con la scusa dei cosplay un po’ succinti, molestano fisicamente e verbalmente le ragazze. Una donna non dovrebbe sentirsi a disagio e a rischio per un abito, è libera di vestirsi come desidera esattamente come un uomo. Tutti lo siamo.

Secondo te, le organizzazioni di questi eventi dovrebbero prendere provvedimenti per la tutela dei propri visitatori?

Si assolutamente, il problema è che ci sono un sacco di controlli all’ingresso delle fiere ma è all’interno che accadono i problemi.

Tu cosa faresti per arginare il problema delle molestie sessuali e più in genere delle molestie?

Credo che l’unica soluzione concreta sia parlare e denunciare le molestie. Non bisogna tacere perché se si tace diamo libero accesso a queste persone. So che non è facile: sto subendo insulti e minacce, ma bisogna farsi forza e parlare. Il mio post ha portato alla luce molestie vecchie di anni fatte dalla stessa persona.

Nella nostra precedente conversazione mi hai mostrato le prove della denuncia. Il tuo è senza ombra di dubbio il primo presunto caso documentabile di molestia sessuale all’interno di una fiera del fumetto italiana. Secondo te, questi eventi si stanno aprendo a platee che non comprendono attività come il Cosplay?

Sì e la cosa è sia positiva che negativa. Negativa perché mette in cattiva luce il nostro mondo e alcune persone non comprendono. C’è chi mi ha dato della mi****ta e parole simili, ma allo stesso tempo positiva perché ci ricorda che le molestie possono avvenire ovunque, in qualsiasi luogo, anche in un ambiente dove le persone dovrebbero solo pensare a divertirsi.

Continuerai a fare cosplay anche dopo questa vicenda?

Assolutamente si, non smetterò di fare qualcosa che amo per questo. Sarebbe un’enorme sconfitta personale e inoltre chiuderei con un mondo che a parte questo episodio spiacevole mi sta dando molte gioie.

Se il molestatore ammettesse le sue colpe chiedendoti scusa, tu saresti disposta a perdonarlo?

Sinceramente no. Facendo quel che ha fatto mi ha fatto male sia fisicamente che a livello psicologico. Io fatico a dormire e continuo a guardarmi intorno quando cammino per strada per recarmi al lavoro. Mi ci vorrà molto per superare questa cosa. Lui dice che gli sto rovinando la vita denunciandolo, ma io devo intensificare la mia terapia psichiatrica a causa sua. Credo che sia una cosa imperdonabile soprattutto perché non sono la prima, ma spero l’ultima.

Come ti sei sentita quando anche persone che non ti conoscevano hanno iniziato a parlare di te e del caso intero su Facebook?

Malissimo, soprattutto perché si sono inventati cose su di me. Sono stata accusata di aver praticato del sesso orale a un ragazzo che non ho mai frequentato, cosa assurda dato che ho un ragazzo e stiamo prendendo casa insieme. Mi sono sentita dare della falsa, della carnefice. Hanno iniziato a cercare il pelo nell’uovo e a inventarsi cose di tutti i tipi.

Secondo te, al cosplay fanno bene i social network o sono diventati un ostacolo alla diffusione del suo vero spirito?

Sono un’arma a doppio taglio. Sono comodi per comunicare, per scambiarsi opinione, per condividere i propri lavori, ma allo stesso tempo sono causa di flame spesso insensati. Purtroppo il problema non sono i social, ma come le persone li gestiscono.

Mi viene spontaneo chiederti un’ultima cosa: come mai hai deciso di usare i social network per avvertire i tuoi amici del molestatore?

Perché i social sono diretti, io volevo che lo sapessero più persone possibili. Più gente lo avrebbe saputo più sarei riuscita a evitare che quella persona molestasse altre ragazze. Avevo paura per le altre cosplayer. Inoltre volevo che il mio messaggio smuovesse le persone. Sono contenta di aver fatto quel post. Adesso la gente sa e sopratutto attraverso il tutto ho trovato tante testimonianze.

 

Augurando a Veronica di riprendersi il prima possibile, cosa che siamo sicuri succederà presto data la sua esemplare forza, non ci rimane altro che invitarvi a cessare le vostre indagini private a mo’ di Sherlock Holmes.

Veronica ci ha parlato in totale serenità, fornendoci dei dati su come stia vivendo questa situazione. Non si possono de-legittimare queste dichiarazioni e siamo convinti che la legge farà il suo corso come lo avrebbe ugualmente fatto anche senza flame su Facebook.

La vera domanda allora NON è se tutti questi sforzi mediatici siano serviti all’individuazione di un colpevole…
Bensì, se il problema delle molestie sessuali sia reale o meno. Beh, la brutta notizia è che il fenomeno esiste veramente e ormai, è un dato di fatto.

La bella è che adesso siamo in grado di combatterlo in tempo, ad armi pari e con più consapevolezza.

Qui il Bosone… In bocca al lupo!

 

Dave

Un tipetto alquanto permaloso, soprattutto quando è davanti al suo pc. Vive un rapporto dualistico, di amore e odio, nei confronti della tecnologia. Ama scrivere al computer, per esempio. Ma non prova le stesse emozioni quando perde 300 cartelle word a causa di interruzioni improvvise causate da chissà quale maledizione fantozziana. Vive di libri, muore di cinema e per l’odore dei pop-corn. Il grande schermo è la sua più grande passione, ammesso che riesca ad arrivare in sala in orario. I suoi frequenti ritardi (per adesso solo in ambito di tempistiche) sono il motivo per cui quando lo incrocerete vi sembrerà un mandarino che rotola. Ha fatto il giornalista ed è anche un bel ragazzo. Bello davvero. E questa descrizione non è stata scritta da lui, eh.
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