La storia degli Appennini può spiegarci le continue scosse?

Quanto ne sai sui nostri Appennini?

Non si fa altro che parlare dei continui terremoti che negli ultimi anni colpiscono la penisola italiana, in particolare le zone del centro-nord.

Pur non essendo molto forti, con magnitudo che non superano i 5, sono sempre più frequenti e la popolazione è in frequente allerta.

Come biasimarli? La natura è bella tanto quanto temibile.

Ma la nascita della penisola italiana può aiutarci, in qualche modo, a darci una spiegazione approssimativa sul perché avvengano queste scosse?

La nascita dell’Italia

Andiamo indietro nel tempo. Mooolto indietro!

Partiamo dal Triassico, quando esisteva un unico continente, la Pangea, attorno al quale si estendeva un grande oceano, la Pantalassa, che formava ad est il grande golfo della Tetide.

Circa 228 milioni di anni fa, cominciò la lacerazione di questo grande super-continente, con il rift continentalel’invasione delle acque, dividendo in due la Pangea: abbiamo così la Gondwana (alla quale apparteneva l’odierna Africa) e l’Eurasia ( della quale facevano parte Europa e Asia).

Per essere un pò sarcastici, inizio l’inferno! Terremoti di fortissima magnitudo, diluvi, eruzioni vulcaniche e chi più ne ha, più ne metta. I continenti iniziarono a muoversi, a spostarsi in parti opposte, con la formazione di ampi sistemi di faglie.

Proprio lungo la rift continentale inizia la storia della nostra Italia, in cui l’Adria gioca un ruolo importante e ricordiamo che è una propaggine del Nord Africa occupata dalla Tetide, teatro della nascita del mediteranno.

Man mano che i due continenti si allontanavano, la crosta nella zona centrale del bacino si assottigliava sempre di più e dal fondale iniziarono a fuoruscire lave basaltiche.

A occidente della Tetide iniziava ad aprirsi anche l’Oceano Atlantico settentrionale. Fra i due grandi bacini oceanici si trovavano interposti bacini minori, anche essi caratterizzati dalla presenza di dorsali oceaniche. Questo fenomeno è importante perché è la conseguenza di un ulteriore evento: la separazione tra l’Africa e l’Europa con la formazione dell’oceano Ligure-Piemontese.

Le rocce sono testimonianze del tempo

Sui continenti l’erosione procedeva e i sedimenti, trasportati in mare dai corsi d’acqua, si depositavano sugli antichi margini di scarpata. L’accumulo era cosi considerevole e veloce da avere uno spessore di migliaia di metri, sia sul lato africano che su quello europeo, prendendo i nomi rispettivamente di prisma sedimentario africano e di prisma sedimentario europeo.

Questi due oceani primordiali erano abitati da organismi tipici del clima tropicale. Troviamo coralli lungo le coste più basse, alghe calcaree e molluschi e la deposizione dei loro gusci e resti organici hanno reso le rocce di tipo calcareo. Nelle piane di marea il calcare, a contatto di acque salmastre, si trasformò in dolomia. Negli ambienti di laguna l’intensa evaporazione portò alla formazione delle evaporiti, delle quali i gessi.

Come sappiamo, le rocce sono le protagoniste indiscusse e testimoni degli avvenimenti terrestri. In esse è racchiusa tutta la storia della nostra amata Terra. E chi meglio di un geologo può “ascoltarle”?

Ma anche noi possiamo darvi un assaggio di ciò che hanno da raccontarci e come distinguerle.

Nel momento in cui due zolle si separano grazie a una considerevole frattura, da quest’ultima iniziano a uscire magmi che a contatto con l’acqua si solidificano. Hanno origine cosi le rocce ignee come basalti, gabbri e peridotiti.

L’acqua, raggiungendo alte temperature, modifica le caratteristiche chimiche delle rocce iniziando un processo chiamato metamorfismo. Un esempio per capire bene il concetto sono le rocce delle Alpi e degli Appennini: sulla prima troviamo rocce che hanno subito questo processo e i basalti sono diventati metabasiti, sulla seconda troviamo invece le ofioliti.

Addio oceano, benvenute Alpi

Questa parte di storia d’Italia prende il nome di Orogenesi Alpina. Spieghiamo brevemente di cosa si tratta perchè ciò che a noi interessa è invece la nascita degli Appennini e scopriremo il motivo.

Le rocce che costruiranno l’edificio alpino occupavano sia un settore del margine meridionale della placca tettonica europea sia un settore del margine settentrionale della placca tettonica africana.

L’oceano Ligure-piemontese si trovò compresso dal movimento delle due zolle che si avvicinavano, sparendo sotto il margine africano. Sempre più sedimenti si accumulavano, l’Adria veniva spinta verso l’Europa ed ebbe inizio la nascita della catena alpina.

La Corsica e la Sardegna, facendo perno su quello che oggi è il Golfo di Genova, iniziarono a ruotare in senso antiorario, distaccandosi dall’Europa e assumendo la posizione attuale con la conseguente formazione del Bacino Balearico e del Mar Ligure.

Così, insieme all’orogenesi alpina, iniziò anche quella appenninica.

Ricordiamo che un’importante linea tettonica, nota come “Linea Insubrica”, divide in due le Alpi, separando il Sudalpino al sud dal Pennidico e dall’Australpino a nord.

Gli Appennini e il blocco sardo-corso

Nascita AppenniniLe caratteristiche di questo secondo processo orogenetico indicano che le falde iniziarono a sovrascorrere contro un ostacolo disposto all’incirca in direzione nord-sud, più o meno in corrispondenza dell’attuale Mare Adriatico.

Iniziarono a formarsi anche altri piccoli bacini al disotto del livello del mare (detti bacini episuturali) come quello che nell’Oligocene avanzò da Nord-Est verso Sud-Ovest e ricoprì l’attuale Pianura Padana.

Ma sapete una cosa? La nascita degli Appennini la dobbiamo anche alla Corsica e alla Sardegna. Ecco perchè!

La rotazione verso sudest del blocco sardo-corso produsse un’intensa attività vulcanica di tipo esplosivo che interessò la Sardegna, a causa della subduzione del margine di Adria sotto il blocco sardo-corso. Per subduzione si intende uno sprofondamento sotto un altro blocco di terra.

Alle spalle del blocco sardo-corso si apriva un nuovo bacino oceanico, il bacino algero-provenzale.

Inoltre vi fu una compressione verso est dei materiali sedimentari africani accumulati sul margine occidentale dell’Adria. Ciò ha portato alla formazione degli Appennini.

Da qui possiamo evincere che ancora oggi il blocco sardo-corso si muove e spinge verso Nord-Est. Osservando la cartina si può notare come la direzione è rivolta verso le regioni che sono attualmente interessate da continue scosse sismiche.

Considerazioni fantascientifiche

Come sappiamo, i continenti si muovono di qualche centimetro ogni anno e non è fantascientifico pensare che magari, un giorno si spera molto lontano, l’Italia potrebbe far parte dei paesi che si trovano a Nord-Est del mare Adriatico come la Bosnia o la Serbia, oppure sprofondare sotto di esse o far nascere una nuova catena montuosa che ci divide da questi paesi.

In attesa di eventuali sviluppi degli eventi geologici del nostro pianeta, possiamo dire che stiamo bene dove ci troviamo e che bisogna considerare tanti fattori. Le scosse sono dovute anche ai movimenti/fratture di falde, eruzioni vulcaniche ( l’Italia e in particolare il meridione si trova sulla cintura di fuoco), movimenti tettonici, ma anche a causa dell’uomo per via di esplosioni minerarie o nucleari.

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