Striscione Rubato a Festival del Fumetto ed è subito Polemica

Stiamo vivendo un’epoca particolare. Vi ricordate quando i cugini più grandi aspettavano il fine settimana per andare in discoteca e… Spaccarsi?  Parola geniale se pensiamo che “spaccarsi” poteva assumere aspetti diversi in base a chi veniva rivolta; per i genitori era sinonimo di ballare e ascoltare musica ad alto volume, per tutti gli altri significava ubriacarsi e tornare a casa durante le prime luci dell’alba. Ma non soffermiamoci sulla volubilità del termine.

Ebbene, non aver fatto parte di questa popolare cerchia sociale degli anni 90, indica potenzialmente due cose:

o siete nati/e dopo, o siete stati/e un/a nerd.

In entrambi i casi, se non avete nostalgia di quei tempi, probabilmente nutrite un sentimento tendenzialmente positivo nei confronti delle fiere del fumetto.

Al di là del fatto che la massificazione di un fenomeno trascina con se effetti sia positivi che negativi, le manifestazioni a tema comics sono state il baluardo di una moda che sembra (incrociamo le dita) più longeva di quanto ogni ipotesi abbia previsto (finora).

Il motivo del successo è da ricondurre, in linee approssimative, a dei fattori ben noti:

innanzitutto, le fiere del fumetto sono divertenti e adatte a tutti i gusti. Secondo, alimentano l’economia di settori che sono notoriamente poco riconosciuti a livello istituzionale e culturale. E terzo ma non meno importante dettaglio, sono un mezzo di aggregazione sociale dall’efficacia a dir poco sorprendente per tutti coloro che nutrono interessi “di nicchia”.

Scusate ma scrivendo il paragrafo precedente non ho potuto fare a meno che pensare al Papi

Il fatto è questo; TUTTI, ripeto, tutti noi coltiviamo un “interesse di nicchia” perché l’epoca in cui siamo cresciuti o in cui stiamo tuttora crescendo, questi interessi te li sparaflesha nel cervello continuamente. 24 h su 24 h.

E’ un male? E’ un bene? Non sono qui a parlare di moralismi. Più semplicemente, quello che sto cercando di dirvi è che è normale essere attratti da eventi molto amichevoli nei confronti dei nostri habitat culturali. Quelli che abbiamo scelto per dare al nostro io un’identificazione sociale più precisa, un processo prettamente naturale durante le prime fasi dell’adolescenza umana.

“Sono quello che posso liberamente volere.”

Affermava Erik Erikson, psicologo e psicoanalista tedesco famoso per le sue ricerche antropologiche e sociologiche in contesto infantile.

Ma è dannatamente triste citare una delle menti più illustri nell’ambito dell’evoluzione giovanile, quando sei colpito a freddo da una circostanza non esattamente piacevole.

Il caso dello Striscione Rubato al Comicult, festival del fumetto calabrese

Succede ieri sera, infatti, alle 23:00 circa, la sparizione di un’importante striscione pubblicitario del Comicult.

Per chi non lo sapesse, il Comicult è un neonato festival del fumetto con sede a Rende, in provincia di Cosenza.

La notizia dilaga in poco tempo, subito dopo la denuncia dell’accaduto su Facebook. Sulla pagina del Festival, infatti, è possibile constatare il prima e il dopo striscione.

striscione rubato al comicult
Il famoso striscione rubato

Il presunto sabotaggio infiamma l’atmosfera pre-fiera per un semplice motivo: lo striscione scomparso era considerato “strategicamente importante” per la visibilità dell’evento e ricordiamo, all’appuntamento con l’evento mancano poco più di 2 settimane (inizio per il 18 maggio).

Non ci sono dubbi sulla premeditazione del gesto perché stando a quanto affermato dall’organizzazione, lo striscione rubato non è stato mai rinvenuto.

Inoltre, si trattava di uno striscione occhiellato dotato di 60 anelli di affissione a più cravatte, quindi stiamo parlando di un’esposizione molto sicura e difficilmente rimovibile da agenti casuali.

Si ipotizza che per la rimozione siano stati utilizzati strumenti come tenaglie o qualcosa che potesse sbarazzarsi delle saldature con una discreta facilità. A questo punto l’intervento si delinea come di tipo doloso e i ragazzi del Comicult sono già alle prese con le autorità competenti per venire a capo della situazione.

Una soluzione al dilemma potrebbero essere le telecamere dei semafori adiacenti al cavalcavia.

Apparentemente non esistono moventi al di fuori del settore per cui lo striscione abbia

destato fastidi al punto di scomodare qualcuno.

La riflessione

Non c’è molto altro da dire ma in realtà lo facciamo perché siamo rimasti in silenzio troppo a lungo.

Non è una novità, infatti, se citiamo gli ultimi disordini del Romics o di altre fiere della nostra penisola.

Succede spesso, e non a caso in eventi il cui scopo è quello di mettere sotto i riflettori i talenti locali. Il che ci interessa da vicino.

Dunque, non ci possiamo sottrarre dal fare una riflessione: sin dall’alba dei tempi, gli uomini competono per elevarsi gli uni sopra gli altri.

Anche il sistema scolastico emula questo semplice quanto preistorico modello per cui il fallimento dell’altro è l’obiettivo principale di ciascuna entità in gioco.

Cosa a proposito del successo? Il successo raggiunto insieme agli altri è forse un successo di minore qualità?

Ma soprattutto, le nostre passioni, i nostri talenti e quindi le nostre identità, sono alla mercé della mercificazione?

Viviamo in un’epoca particolare: tanti interessi legano la nostra generazione, disponiamo di mezzi che potrebbero collegare individui distanti migliaia di Km e, nonostante tutto, sentirci così distanti all’interno della stessa, piccola città di un meridione sempre più isolato dal resto del mondo.

Come al solito non siamo così superbi dal fornirvi una domanda e una risposta già fatta. Vi invitiamo a pensare, come abbiamo fatto noi, con la speranza che vicende tristi quali stupide lotte a colpi di Cosplay non divengano ben presto delle ulteriormente ridicole guerre di cortile.

E vi dedichiamo un’ultima citazione del prof. Erikson:

“Il fatto che la coscienza dell’uomo rimanga in parte infantile per tutta la vita è il nocciolo della tragedia umana.”


Dave

Difficile definire la sua personalità. Appassionato di comunicazione e digitale, l’uomo senza nome di Cosenza, o meglio, “Cos Angeles”, come la chiama lui. L’adorata città è il luogo dove si prodiga in letterarie produzioni quali il servizio di corrispondenza presso alcune testate giornalistiche. Scrive di tutto facendo finta di combattere il crimine come una sorta di Clark Kent ma senza navicella spaziale. Il problema sono i poteri in dote alquanto alternativi: ogni ufficio per cui ha lavorato, chiude per liquidazione qualche anno dopo la sua assunzione. Come i raggi solari per il super-eroe Dc, si ritiene che la linfa vitale che permette la sopravvivenza di quest’uomo siano le frequenti visite in determinati luoghi di implorazione sacra, più comunemente conosciuti come Cinema; passione viscerale che si trascina da quando è un pargoletto desideroso di diventare regista, periodo in cui produce piccoli corti in stop-motion con i modellini dei Power Rangers. Ma non finisce qui; trova anche il tempo di essere un accanito seguace del fitness e della palestra. Infatti, alcuni sostengono che la sua quotidianità sia perennemente condizionata da frequenti pasti proteici, rituali a cui deve sottoporsi ogni 2 ore dal momento in cui è sveglio altrimenti potrebbe trasformarsi in un mandarino vagante. Gioca a D&D, Saga Edition e qualsivoglia gdr cartaceo. Si cimenta nella scrittura di romanzi e testi di vario genere, opere sempre in fase di sviluppo e mai completate. Sarà perchè, nel selvaggio west, va di moda l’hobby del sombrero e lui ne è un grande esper… zZz
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