Infinity War: la recensione senza spoiler

Ci siamo chiesti per molto tempo come sarebbe stato Infinity War, il film conclusivo della fase tre del Marvel Cinematic Universe.

Ce lo siamo chiesti dopo Civil War, dove la coralità dei personaggi non era stata gestita al meglio.

Ce lo siamo chiesti dopo i film stand alone di Dottor Strange e Black Panther, e dopo il secondo capitolo dei Guardiani della Galassia; come avrebbero inserito questi nuovi personaggi in un nuovo film corale? E come avrebbero potuto gestire la comicità a tratti surreale dei Guardiani in una pellicola dai toni più drammatici?

Piccoli indizi ci erano stati consegnati nelle numerose scene post credits, ma adesso la risposta finalmente la abbiamo: Infinity War è nelle sale in questi giorni, e questa è la nostra recensione senza spoiler.

Infinity War è un bel film

Il crossover più ambizioso della storia del cinema è un esperimento riuscito. I molti, moltissimi personaggi sono gestiti con grande equilibrio. C’è (poco) spazio per tutti, in una trama complessa e suddivisa in tre storyline che nella seconda metà della pellicola convergono in due grandi battaglie; dieci minuti circa ogni scena, dopodiché si cambia; ma nel poco spazio concesso tutti danno il meglio di sé, rimanendo fedeli a se stessi. In questo si vede, ad esempio, la mano di James Gunn che ha collaborato alla stesura dei dialoghi di Star Lord & Co. Quello che è interessante è la costruzione delle interazioni tra i personaggi; siamo ormai fuori dalla fase delle origin story; tutti i protagonisti hanno un passato e delle relazioni ben costruite.

Troviamo un discreto numero di coppie romantiche, alcune inimicizie, rapporti di vecchia data che sono giunti a noi dai primi film della fase uno. Non si può far finta di nulla e i fratelli Russo non lo fanno. Partono da questi rapporti ben consolidati per costruire la vicenda e far relazionare personaggi che fino ad ora non si sono mai incontrati nell’MCU. Assistiamo quindi all’incontro/scontro tra Dottor Strange e Tony Stark, due personalità dall’ego smisurato; vediamo i Guardiani, già abbastanza eterogenei tra loro, conoscere gli altri Avengers e imparare a collaborare e tollerarsi (magistrale in questo senso una scena di azione tra Winter Soldier e Rocket Racoon). La sfida di Infinity War è stata proprio questa: mettere insieme un gruppo enorme di personaggi differenti, con il loro backgroud e le proprie peculiarità, e farli lavorare insieme in modo armonico per un unico fine. Sfida vinta.

Thanos

Ma il vero protagonista della pellicola è un altro. Il fulcro di un lavoro durato ben dieci anni è Thanos. Tutti i film precedenti dell’MCU hanno portato a lui; il Titano Pazzo è il motore di tutto. Lo abbiamo già visto nel primo film dei Guardiani, dove però non faceva altro che stare seduto sul trono. Qui lo ritroviamo come unico antagonista, e che antagonista!

Thanos non è il classico Villain, emblema supremo del male assoluto; non ci troviamo di fronte ad uno scontro bene contro male. Thanos non è uno di quei cattivi piatti e stereotipati che si devono dimenticare più in fretta dei supereroi che li combattono; è un antieroe, un personaggio a tutto tondo le cui ragioni vengono spiegate e nelle quali non possiamo non trovare una logica, per quanto perversa sia. Thanos è un personaggio ricco di sfaccettature e di sentimenti contrastanti, soprattutto nel rapporto con Gamora, e le sue azioni non sono mai dovute solamente alla malvagità. Il titano ruba la scena a tutti, grazie anche alla bravura di Josh Brolin che è riuscito a donare espressività ad un volto seppellito dalla CGI.

 

Uno dei migliori film dell’MCU

Insomma Infinity War è uno dei migliori film dell’MCU; non il migliore in assoluto, poiché ha alcuni momenti in cui il ritmo cala vertiginosamente (la storyline di Thor) e alcuni personaggi che hanno una svolta poco interessante (Bruce Banner/Hulk).

Però è ben girato, ben gestito in termini di ritmo; le battaglie non sembrano un ammasso frenetico e indistinto, ma la camera entra nel vivo dell’azione riprendendo i protagonisti con rapidi cambi di inquadratura; i dialoghi sono ben costruiti senza un uso eccessivo dell’ironia, cosa che invece ha sempre caratterizzato in maniera negativa i film Marvel. Il tono è nel complesso molto cupo e il senso di angoscia serpeggia lungo tutte le due ore e mezza del film. E anche quando i toni vengono alleggeriti non è mai a sproposito, ma la parte comica è affidata ai personaggi che meglio la possono reggere.

Insomma i fratelli Russo vincono alla grande la sfida e il finale, vogliamo sperare apertissimo, ci fa desiderare che sia già il 3 maggio 2019.

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