Alca Gigante: una specie estinta a causa dell’uomo

Nelle ultime settimane si è parlato di una sottospecie quasi del tutto estinta e di cui ne rimangono solo due esemplari, il rinoceronte bianco settentrionale.

Ma in tempi molto lontani, quando ancora le terre non erano state del tutto scoperte, esisteva una specie innocua e pacifica in gran numero: l’Alca gigante.

Ciò che accomunano questi due animali è la causa della loro scomparsa: l’uomo.

Alca giganti: che cosa sono?

alca gigante

Questa specie oramai estinta era un animale simile al pinguino ma molto grande e appartenente a un ordine completamente diversa.

Infatti mentre i pinguini appartengono all’ordine Spheniscidae, gli Alca gigante appartenevano all’ordine Charadriiformes. Appartengono a quest’ultimo le pulcinelle di mare e i gabbiani ma sono strettamente imparentata con la gazza marina minore.

Questi uccelli non potevano volare, le loro ali erano lunghe solo 15 cm ma permettevano loro di nuotare velocemente, le zampe erano palmate rendendo goffa la loro camminata sulla terra ferma. Alti fino a 85 cm per un peso di 5 Kg, questi uccelli presentavano un piumaggio nero con una macchia bianca su ogni occhio.

Le coppie di alca rimanevano unite per tutta la vita (come i pinguini attuali) e covavano un solo uovo bianco con marezzature bruni. Entrambi i genitori covavano l’uovo per circa sei settimane prima che si schiudesse, poi la piccola alca lasciava il nido dopo due o tre settimane, nonostante i genitori continuassero a prendersene cura.

Curiosità

La capacità degli animali di prendersi cura del proprio piccolo fa rimanere affascinati ancora oggi molto ricercatori ed etologi, mentre oggi assistiamo da parte dell’uomo delle madri che gettano i loro piccoli nella spazzatura o abbandonati a loro stessi.

Lo stesso uomo di Neanderthal si nutriva di questa specie più di 100 mila anni fa, a testimonianza le ossa rinvenute presso i resti dei loro fuochi da campo.

Immagini che si ritiene ritraggano delle alche impenni sono state inoltre incise sulle pareti della grotta di El Pinto in Spagna più di 35.000 anni fa.

L’alca impenne aveva un ruolo importante presso molte tribù di nativi americani, sia come fonte di cibo che come creatura simbolica. Molti uomini venivano seppelliti con le ossa di questo animale ed è stato ritrovato un sarcofago con più di 200 becchi.

Ma ritrovamenti sono stati rinvenuti anche in siti archeologici in Svezia, Spagna e Italia.

La caccia all’Alca gigante

Il tutto è iniziato, che ci crediate o no, con il lungo viaggio che fece Darwin a bordo della Beagle. Allora Darwin aveva appena finito gli studi e lesse i libri di un famoso geologo, Lyell, dove affermava che i processi operavano nel passato con la stessa intensità e la stessa velocità con cui avvengono oggi.

Rifiutò l’idea che la storia della Terra era dominata da eventi catastrofici, che i cambiamenti avvenivano gradualmente ma soprattutto che le leggi naturali sono costanti ed eterne.

“Il presente è la chiave del passato”

Lo stesso Darwin affermava che non sarebbe stato quello che è oggi senza i libri di Lyell. In uno dei suoi libri dice:

“Ho sempre avuto la sensazione i miei libri scaturissero direttamente dalla mente di Lyell”

Ma fu proprio questo viaggio che lo fece ricredere, scrivendo l’opera di più famosa (Le origini delle specie) e ad elaborare la teoria della selezione naturale, che mise così fine all’amicizia tra lui ed il geologo inglese le cui teorie erano opposte.

L’areale di questa specie era molto vasta in quanto l’impatto umano era inesistente. Spaziavano dalla Norvegia all’isola di Terranova, dall’Italia alla Florida.

Quando nel X secolo i colonizzatori raggiunsero l’Islanda della Scandinavia, le popolazioni di Alca gigante erano cosi abbondanti da diventare la portata principale, soprattutto per la facilità nella cattura quando erano sulla terra ferma.

Lo sterminio di massa inizio nel ‘500 quando gli europei raggiunsero un’isola che oggi si chiama Funk, con un gran numero di esemplari.

Secondo alcune fonti di pescatori, inizialmente venivano cacciati per essere fonte di sostentamento per i pescatori che affrontavano lunghi viaggi. Si pensa che ogni nave caricassero fino a 100 esemplari.

Quando si resero conto del valore del piumaggio, sempre più esemplari venivano catturati per strappargli le penne utilizzate come imbottitura.

Testimonianza di Aaron Thomas

Una testimonianza di Aaron Thomas della HMS Boston risalente al 1794 descrive come questo uccello era stato sistematicamente massacrato fino ad allora:

“Se venite qua per le loro piume non datevi la pena di ucciderli, ma afferratene uno e strappategli le piume migliori. Poi lasciate libero il povero pinguino, con la pelle mezza nuda e strappata, a morire con comodo. Questo non è un metodo molto umano ma è la pratica comune.”

La testimonianza continua cosi:

“Finché rimarrete su quest’isola farete pratica costante di orribili crudeltà, perché non solo vengono spellati vivi, ma anche bruciati vivi per poterne cuocere i corpi.
Si prende un bollitore e ci si infila un pinguino o due, si accende un fuoco al di sotto, e questo fuoco viene completamente alimentato con gli stessi sfortunati pinguini.
Il loro corpo, essendo oleoso, produce ben presto una fiamma; sull’isola non vi è legname.”

Dove poterli ammirare

L’ultima coppia, scorta mentre stava covando un uovo, venne uccisa sull’isola di Eldey il 3 luglio del 1844 su richiesta di un mercante in cerca di esemplari da museo. La barbaria dell’uomo è ineguagliabile: la coppia fu strangolata mentre l’uovo fu schiacciato sotto i piedi da uno dei cacciatori.

Ma le storie sul trattamento di questi splendidi animali sono tantissime, come ci dicono gli stessi Darwin e Newton che lesse quand’era giovare il libro “Le origini delle specie“.

Oggi, tutto ciò che rimane dell’alca gigante sono 78 esemplari impagliati con riproduzioni di uova e ritrovamenti di alcuni scheletri integri. Possiamo trovarli conservati in vari musei come:

  • Kelvingrove Art Gallery and Museum (Scozia)
  • a Lipsia, Bruxelles
  • MUSE (Trento)
  • Senckenberg Naturmuseum (Germania).

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