Latina: due bambine uccise nel sonno dal padre

Latina: bambine uccise dal padre

Latina, bambine uccise

Le vittime sono state questa volta due bambine.

1 Marzo 2018, una storia che lascia senza parole e tanto odio, chiedendosi come si fa ad arrivare a tanto.

Cosa spinge un padre ad uccidere a sangue freddo le proprie figlie, sangue del suo sangue?

E’ impensabile fin dove si spinge la disperazione di un uomo.

La vicenda

 

Il carabiniere Luigi Capasso era in procinto di separarsi con la moglie Antonietta Gargiulo di 39 anni.

La sera dell’1 Marzo l’uomo ha aspettato la donna sotto casa e appena l’ha vista le ha sparato più colpi riducendola in fin di vita. Successivamente ha preso le chiavi di casa ed è entrato nell’appartamento dove dormivano le due figlie.

 

L’uomo, 43 anni e carabiniere in servizio, avrebbe poi sparato le due bambine: Martina 7 anni ed Alessia 13 anni.

Due vite stroncate nel pieno della loro fanciullezza, con tante esperienze e gioie da vivere, uccise dal loro stesso padre.

Per quanto inutile sia la consolazione di tale notizie, la bambina più piccola è morta nel sonno, mentre dormiva in quanto ritrovata ancora nel suo letto sotto quelle coperte che per tutti i bambini sono una protezione dai mali, con un colpo alla schiena. Oh almeno cosi si credeva alla loro età.

La più grande avrebbe sentito dei rumori e si era alzata dal letto, ma dopo pochi passi si è trovata faccia a faccia con il suo assassino, sparandole dei colpi di pistola che l’hanno portata alla morte. Nella comunità di Cisterna di Latina ci si aggrappa a una speranza: che essendo assonnata e ancora buio, non si sia resa conto dell’accaduto.

L’uomo si sarebbe poi barricato in casa non rispondendo alle sollecitazioni dei suoi colleghi ad aprire la porta per ben 9 ore. Infine si spara, il suo corpo ritrovato senza vita nel salone.

I vicini conoscevano la famiglia, profondamente segnati dalla vicenda raccontano quanto fossero legati a quelle due bambine e alla donna che, come raccontano, veniva spesso percossa dal marito.

Il ritrovamento delle lettere

Non si può parlare di certezza, ma probabilmente il gesto potrebbe essere stato premeditato. Il sospetto viene dal ritrovamento di alcune lettere che il carabiniere avrebbe lasciato ad alcuni suoi familiari dove lasciava direttive sull’eredità e sul funerale.

Il contenuto delle lettere, attualmente al vaglio degli inquirenti, spiegherebbe quelle che secondo l’appuntato dell’Arma sarebbero state le ragioni del suo gesto, tutte riconducibili alla moglie.

Sottoposto a visita medica

L’Arma dei carabiniere avrebbe offerto a Luigi Capasso l’alloggio di servizio proprio nel periodo di crisi coniugale. ma come da prassi è stato sottoposto ad una visita psicologica per valutarne la condizione in quel periodo. Ma lui rifiutò in quanto già seguito da uno psicologo esterno all’Arma.

Per questo fu obbligato a sottoporsi a una visita medica davanti a una commissione che gli diede 8 giorni di riposo e lo dichiarò idoneo al servizio.

A tal proposto è stata aperta un’inchiesta per valutare se le autorità gerarchiche e sanitarie, competenti a valutare il comportamento e la condizione psicofisica dell’appuntato Luigi Capasso, avessero elementi sufficienti per prevedere quanto purtroppo è accaduto nella palazzina di Via Collina dei pini, Cisterna di Latina.

L’ennesima strage finita in tragedia, dove le vittime sono state due bambine, due sorelle inseparabili nella vita e adesso nella morte.

Una domanda che rimbomba nei cuori della gente è questa: se dovesse sopravvivere, come fa una mamma consapevole della morte delle sue bambine per mano di suo marito, a continuare a vivere?!

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